Ammalati 200 sanitari e 150 no vax sospesi: Ulss sotto pressione

Martedì 11 Gennaio 2022 di Nicola Munaro
Tra malati e no vax sanità in difficoltà nel Veneziano

VENEZIA - L'impennata, esponenziale, è arrivata negli ultimi giorni, in perfetta sintonia con l'andamento dei bollettini giornalieri che fotografano il progredire della pandemia nel Veneziano. Tamponi positivi su tamponi positivi hanno fatto salire a duecento il numero degli operatori sanitari (medici, infermieri, oss e tecnici informatici o amministrativi) contagiati dal coronavirus nonostante la maggior parte di loro abbia già ricevuto la dose booster di vaccino. Nessun focolaio interno, sono quasi tutte positività nate dalla vita al di fuori dall'ospedale ma scoperte con gli screening a cui gli operatori sanitari sono sottoposti ogni quattro giorni o al rientro da giorni di ferie
Un numero monstre in continua crescita - erano 140 i camici contagiati solo a metà della scorsa settimana - che sommato ai circa 150 dipendenti Ulss sospesi perché no-vax dichiarati, aumenta la pressione sulle strutture e sul lavoro dell'intera Azienda sanitaria Serenissima in un momento in cui, con l'avanzata di Omicron, la lotta sul fronte della pandemia è tornata serrata e di posizione dopo la controffensiva dei vaccini cominciata un anno fa. E adesso anche la chiamata alle armi delle leve fa quel che può, in fatto di numeri. Al resto ci pensa il risiko quotidiano con operatori chiamati alla massima disponibilità.

IL DIRETTORE GENERALE

«Sono grato a tutti gli operatori che stanno lavorando in questo periodo e si stanno sobbarcando una mole di lavoro notevole con vincoli oggettivi sulle risorse umane - commenta il direttore generale dell'Ulss 3, Edgardo Contato - uniti alla difficoltà di coprire il turnover naturale, alla carenza di infermieri, ai risvolti della malattia che con i grandi numeri interessa anche i nostri sanitari e le ricadute generali delle norme anticovid, cioè l'allontanamento di chi non si vaccina». Tutto insieme fa un saldo di -350 camici in servizio rispetto ai circa 3000 dipendenti: in pratica è fuori uso il 10 per cento.


RISIKO QUOTIDIANO

La carenza di personale costringe l'Ulss 3 a reinventarsi ogni giorno un nuovo schema di lavoro. Il compito spetta alla dottoressa Francesca Rossi, responsabile delle professioni sanitarie dell'Ulss 3 Serenissima. È lei che, assieme alla sua squadra, ogni mattina si trova a spostare pedine in base all'emergenza delle presenze e a quanto richiede il fronte della pandemia. Capita allora che un infermiere il giorno prima sia in un reparto di Terapia intensiva e il giorno dopo sia al drive through a fare tamponi per tutto il giorno. E poi, quello dopo, in servizio in uno degli hub vaccinali.


«Ogni mattina - racconta la responsabile delle risorse umane - ci sono situazioni da aggiustare, persone da spostare rispettando i livelli essenziali di assistenza, le competenze di ciascuno e i turni. Non sempre tutti gli infermieri, gli oss e i tecnici sono intercambiabili ma sono tutte persone che lavorano da due anni senza mai tirarsi indietro e dando la massima disponibilità dalla sera alla mattina». Sempre la squadra della dottoressa Rossi è una delle responsabili quando c'è da aprire nuovi posti letto o nuovi reparti dedicati alla cura del virus: «aprire un reparto Covid vuol dire considerare determinate condizioni in cui lavorano gli operatori - puntualizza - sempre bardati, sotto stress, con mascherina, visiera e tuta sono aspetti da tenere in considerazione». A dare una mano, come nella prima ondata, anche i ragazzi e le ragazze freschi di laurea e assunti attraverso un'agenzia interinale data l'emergenza Così l'Ulss 3 è riuscita a recuperare e mettere in campo trenta infermieri che poi, a contratto scaduto, dovranno partecipare al bando di Azienda zero (già pubblicato) per garantirsi il posto. Altre venti assistenti sanitarie sono entrate con un avviso pubblico della stessa azienda mentre in alcuni casi si è scorsa la graduatoria «ma dove non è esaurita», aggiunge la dottoressa Rossi.

MIRANO, POSTI COVID
Nessun ospedale dedicato «ma una gestione dei ricoverati ospedale per ospedale: a Mirano - puntualizza il direttore generale Contato - abbiamo aperto una trentina di posti letto per i malati di coronavirus. I dati ci dicono che in pochi arrivano in Terapia intensiva ma c'è un aumento, seppur limitato, di ricoveri in Malattie infettive: è il riscontro sull'enormità di positivi in giro ma della poca aggressività della malattia grazie ai vaccini».
 

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