Scultore del marmo, artista del vetro: il muranese Martinuzzi, una vita per l'arte

Martedì 24 Marzo 2020 di Alberto Toso Fei
Napoleone Martinuzzi visto da Matteo Bergamelli
Napoleone Martinuzzi (1892-1977) scultore, artista, designer del vetro

Fu un artista che nel corso della sua vita amò e plasmò e dominò due materie molto diverse tra loro: il marmo e il vetro. Lo fece in un modo talmente personale e avvincente da divenire uno dei creatore di oggetti preferiti di Gabriele D'Annunzio, e assieme a una serie di vetri disegnati per Venini fu anche direttore del Museo del Vetro di Murano, isola natìa, per la quale progettò anche il monumento ai caduti. Napoleone Martinuzzi, d'altronde, fu in qualche modo figlio d'arte, essendo discendente da un’antica famiglia di vetrai, e coltivò l’interesse per le arti plastiche attraverso la frequentazione di laboratori di ceramisti, scultori e orafi veneziani, fino ad approdare alle esposizioni di Ca’ Pesaro nel 1909.

Figlio di Giovanni e Amalia Fuga, entrambi membri di famiglie impegnate nella lavorazione del vetro, finì per diventare uno degli artisti prediletti da Gabriele D'Annunzio (assieme a Guido Cadorin) per il quale eseguì diverse opere a partire dal 1917, dopo una parentesi artistica romana che lo aveva portato a esporre alla II Secessione. Tra il Vate e il veneziano si instaurò anzi un lungo e proficuo rapporto, che portò alla creazione di numerosi lavori tutt'ora presenti al Vittoriale: una “Testa di Michelangelo” e il “Torso del Belvedere”, ma anche la “Canefora” in bronzo nel frutteto e una “Vittoria alata” che fu rubata. Per D'Annunzio progettò anche un mausoleo, mai realizzato. Contemporaneamente, Martinuzzi aveva dato iniziò a una intensa attività nell'ambito del vetro artistico, divenendo direttore del Museo vetrario tra il 1922 e il 1931, collaborando con Paolo Venini fino al 1932 e fondando successivamente con un altro grande artista, Vittorio Zecchin, la “Vetri Artistici e Mosaici Zecchin Martinuzzi”, con cui realizzò opere in vetro estremamente raffinati che parteciparono alle biennali del 1932 e del 1934 (oltre che alla Triennale di Milano del 1933; d'altronde coi vetri prodotti in Venini aveva già esposto alle Biennali del 1926, 1928 e 1930).

Ancora per il Vittoriale, realizzò tra i tanti oggetti in vetro anche una zucca luminosa, che Martinuzzi realizzò su specifica richiesta di D’Annunzio; un vaso con grandi anse costolate e un canestro con frutta, una coppa in vetro trasparente azzurro e un elefante in pasta vitrea rossa. Ognuno di questi oggetti fu un pezzo unico, realizzato in esclusiva per il Vate. Tra lui e D'Annunzio (così come tra il poeta e Cadorin) vi furono frequentemente degli scambi epistolari; D'Annunzio, che mostrò sempre di avere un'altissima considerazione dei due veneziani, arrivò a coniare per Martinuzzi il soprannome di fra Napè. Dal canto loro, Cadorin e Martinuzzi ricambiarono sempre l'ammirazione: “Vediamo rivivere lo spirito e la forma regale degli artefici della Gloria della Serenissima - arrivarono a scrivergli nel 1929 -: in lei sempre più si realizza la continuazione naturale di questo spirito e pensiamo che se la Repubblica non fosse morta e si fosse continuato in Palazzo Ducale a decorare e trasformare delle sale per il gusto moderno, si sarebbe certamente fatto così; con quello stile così antico e moderno nello stesso tempo”.

Nel 1931 sposò a Venezia Elda Capitanio. Dal 1936, per un lungo periodo, si dedicò esclusivamente alla attività di scultore; ancora oggi si possono ammirare diverse sue opere pubbliche, a Gorizia e Palermo, a Grosseto e a Ferrara ma soprattutto a Venezia: in primis il grande “Monumento ai caduti” della sua Murano (realizzato in realtà nel 1928), le sculture per il ponte dei Giardini, il busto di terracotta di Jacopo Tintoretto alla Chiesa della Madonna dell'Orto (realizzato nel 1937) oltre alla copia della statua di Sant'Antonio sulla facciata della Basilica del Santo a Padova (del 1940). Anche il gruppo bronzeo per il battistero del duomo di Mestre, opera del 1960. Riprese il lavoro in vetreria solo nel 1947, dedicandosi come sempre alla scultura ma finendo per creare anche lampadari e piastrelle vitree e progettando negli anni Sessanta alcune opere eseguite da Alfredo Barbini per la ditta Pauly. Napoleone Martinuzzi morì a Venezia il 15 maggio 1977.
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