Domenico Grimani, il cardinale-collezionista quasi-Papa: la scultura e quel "breviario" che fece storia

Lunedì 10 Maggio 2021 di Alberto Toso Fei
Domenico Grimani ritratto da Matteo Bergamelli

Domenico Grimani (1461-1523) - cardinale, letterato e collezionista

Fu uno dei più celebri collezionisti del Rinascimento. Amante delle arti e delle lettere, da lui prende nome quel “Breviario Grimani” conservato – con molti altri codici che gli appartennero – alla Biblioteca Marciana. Il suo statuario di sculture classiche comprese anche un busto creduto a lungo dell'imperatore Vitellio e un “Gallo caduto”, che influenzarono moltissimo la pittura veneziana del Cinquecento rappresentando una fonte di ispirazione – fra gli altri – per Tiziano, Tintoretto, Rubens e Veronese.

Domenico Grimani iniziò a collezionare quelle statue a partire da un fatto curioso: i primi reperti erano emersi dal terreno al di sotto del Quirinale, a Roma, dove il padre Antonio – futuro doge – aveva fatto edificare la residenza di famiglia. Fu l'avvio di una raccolta di sculture di marmo e di bronzo, rilievi, iscrizioni, monete, medaglie e cammei che in buona parte (grazie anche al nipote Giovanni – patriarca di Aquileia – che incrementò la collezione arricchendo il palazzo di famiglia a Santa Maria Formosa, finendo poi per donare tutto alla Repubblica nel 1596) formarono il primo nucleo dell'attuale Museo Archeologico di Venezia, dopo aver ornato per secoli l'antisala della Marciana.

Roma fu in realtà a lungo la casa di Domenico Grimani, uno dei più influenti cardinali veneziani dell'epoca, che rischiò anzi di essere eletto papa due volte e che non vi riuscì per l'opposizione – dovuta a invidia e inimicizia – di un altro porporato veneziano, Marco Corner. Primogenito (di cinque maschi) di Antonio Grimani e di Caterina Loredan, nacque a Venezia il 22 febbraio 1461 e si formò agli studi umanistici a Padova, dove nel 1487 si laureò in diritto canonico: un destino segnato, il suo. Grimani fu creato cardinale da papa Alessandro VI il 20 settembre 1493, a seguito di una generosa elargizione da parte del padre (tra i 25mila e i 30mila ducati, una somma enorme per l'epoca).

Nel frattempo non smise di accumulare oggetti e opere d'arte, inclusi dipinti di grande pregio: opere di Tiziano, di Giorgione, di Raffaello, ma anche disegni Leonardo e Michelangelo, e dipinti dei “ponentini” Memling e Bosch, oltre che diverse stampe di Albrecht Dürer. Fu anche un eminente teologo e lavorò a diverse opere, fra le quali spicca la traduzione delle omelie di San Giovanni Crisostomo.

Ebbe modo di sdebitarsi col genitore quando accorse in suo aiuto nel 1499: Antonio Grimani, sconfitto dai Turchi mentre era al comando della flotta, fu tradotto in catene a Venezia; fu processato dopo una lunga detenzione e confinato in perpetuo sull'isola di Cherso il 12 giugno del 1500; fuggì dall'esilio e si riparò a Roma presso il figlio, che qualche anno più tardi riuscì a ricucire pazientemente i difficili rapporti tra la Chiesa e la Serenissima dopo la battaglia di Agnadello, perduta clamorosamente da Venezia il 14 maggio 1509 contro la lega di Cambrai. Convinse papa Giulio II a togliere la scomunica lanciata sulla Serenissima, attestandosi peraltro come uno dei cardinali più influenti dell'Urbe.

Un lavoro diplomatico e politico importante, per la Repubblica, che valse ad Antonio Grimani la piena reintegrazione e la restituzione della dignità di procuratore di San Marco, alla vigilia di Natale del 1510. Nel 1521 Grimani divenne il settantaseiesimo doge di Venezia, suggellando il capolavoro di rapporti ed equilibrii intessuto dal figlio Domenico, che lavorò per l'elezione del padre contro Giorgio Corner, la cui candidatura era promossa dal figlio Marco, ovvero il cardinale che gli aveva impedito di diventare papa anni prima. La sua vendetta si era consumata.

Ma non ebbe modo di rallegrarsene: quello stesso anno infatti morì Leone X, e più che la malattia che lo stava attanagliando, Domenico Grimani dovette rinunciare per la seconda volta al soglio pontificio perché sarebbe stato inaudito per il conclave eleggere un papa veneziano figlio di un doge vivente. Anche in questo caso non mancò però lo zampino dell'eterno rivale Corner. Domenico Grimani morì un anno e mezzo più tardi, il 27 agosto 1523, poche settimane dopo il padre Antonio. Fu sepolto nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Roma dove rimase per molto tempo, fino a quando i suoi resti furono trasferiti a Venezia, nella chiesa di San Francesco della Vigna. Nel suo testamento lasciò alla Repubblica, oltre ad alcuni gioielli e a un numero imprecisato di quadri, una parte cospicua delle sculture antiche.

 

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA