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Campo Santa Margherita, nottata di follia: rissa tra nordafricani per la droga. Identificati i responsabili

Domenica 3 Luglio 2022 di Nicola Munaro
Campo Santa Margherita, nottata di follia: rissa tra nordafricani per la droga. Identificati i responsabili
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VENEZIA - I volti ci sono, resta da incrociare le immagini con il database delle forze di polizia per trovare i nomi dei protagonisti della rissa di giovedì mattina tra campo Santa Margherita e campo San Pantalon, in cui a farne le spese è stato un trentenne tunisino ricoverato in Chirurgia con ferite da taglio all’addome e al braccio. In tutto sono stati una decina i protagonisti della rissa, tutti nordafricani, su cui ora si concentrano le indagini del commissariato di San Marco. Due i capisaldi delle indagini: l’intervento medico e le chiamate fatte dai residenti di campo Santa Margherita e campo San Pantalon alla centrale operativa della questura. Chi chiamava raccontava di schiamazzi e grida a voce alta attorno alle 4, arrivare dalle calli attorno ai due campi. Poi, d’improvviso, così com’era arrivate e si erano fatte sempre più intense, le voci erano sparite ed era tornato il silenzio. A terra, solo il tunisino soccorso dai medici del Suem 118. L’ambiente nel quale si indaga - in attesa di interrogare la stessa vittima, ora ricoverata in Chirurgia all’ospedale Santi Giovanni e Paolo - è quello del mondo della droga perché la rissa poco prima dell’alba (probabilmente con cocci di bottiglia, coltelli non ne sono stati trovati) potrebbe essere un regolamento di conti.

Le espulsioni

Un’aggressione che arriva dopo l’operazione della questura a fine maggio quando con un blitz notturno nella zona principe della movida veneziana erano stati fermati dieci tunisini che tra episodi di violenza e decoro tenevano in scacco l’intera area. Qualche spacciatore, ma non solo. Del gruppo facevano parte soprattutto prepotenti: pipì davanti ai locali, minacce continue a chi li richiamava all’ordine, in qualche occasione entravano nei bar senza voler pagare. Creavano un clima di tensione continua, per nulla piacevole. Portati ai centri di espulsione sono stati rimpatriati liberando l’area dal pressing asfissiante dello smercio di droga. Gli inquirenti - se pur puntano a un’indagine tra i pusher - non legano i fatti dell’altra mattina a una faida sulla spartizione delle zone dello spaccio in città.

I precedenti

Che ci sia comunque fermento nel mercato della droga a Venezia (che non si fa problemi a regolare i conti anche in pieno giorno) lo dimostra l’aggressione di una settimana fa in rio Marin quando un albanese è stato inseguito, picchiato e minacciato con un coltello da due connazionali spacciatori. Il tutto davanti a una cinquantina di persone che alle 13 di sabato stavano camminando lungo le fondamenta di uno dei rii più caratteristici e noti della zona della stazione ferroviaria. I carabinieri che indagano sul caso di rio Marin non hanno ancora trovato le armi dell’agguato e per arrivare ai due aggressori - più che le testimonianze dirette della vittima, che nemmeno parla italiano ed è a Venezia da poco - i militari si serviranno delle telecamere di sicurezza installate dal Comune nella zona: potrebbero aver ripreso gli aggressori a viso scoperto.

Ultimo aggiornamento: 10:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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