Doriano "ricetrasmittente" lascia la Regione dopo 37 anni: ne ha viste di tutti i colori

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Angela Pederiva
Doriano Pierotti sull'imbarcadero  di Palazzo Ferro Fini a Venezia
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VENEZIA -Com’è strano entrare a Palazzo Ferro Fini e non vederlo più nell’atrio, con l’inseparabile ricetrasmittente in mano e la situazione continuamente sotto controllo, aria da finto burbero che nasconde un vero cuore d’oro. Da questa settimana Doriano Pierotti, colonna tecnica del Consiglio regionale del Veneto, è beatamente in pensione. Dopo 37 anni di ininterrotto servizio sul Canal Grande, il 66enne di Marghera è andato in riposo sfiorando la sua ottava legislatura, ma anche accettando di sfogliare con Il Gazzettino l’album dei ricordi: a suo modo, un piccolo spaccato della storia del Veneto, vista attraverso gli occhi (e gli occhiali) di un funzionario a cui è capitato pure di dover accompagnare Alexander Dubček in piazza San Marco, smistare il traffico di carabinieri e poliziotti ai tempi di Tangentopoli e ripescare in acqua i politici scivolati dall’imbarcadero.

I MOTOSCAFI
Pierotti, per tutti semplicemente Doriano, il 18 luglio 1983 era stato trasferito dal Comune di Mirano all’assemblea legislativa, dove ha vissuto un’intera carriera passando dall’inquadramento di istruttore al ruolo di funzionario, mentre i presidenti si succedevano l’uno dopo l’altro: «Marchetti, Guidolin, Carraro, Sartori, Cavaliere, Finozzi, Ruffato, Ciambetti... spero di non essermene dimenticato neanche uno, visto che sono arrivato a metà della terza legislatura e me ne vado alla vigilia dell’undicesima». Il neo-pensionato tira le somme di quattro decenni trascorsi a gestire le manutenzioni ordinarie e straordinarie, le imbarcazioni, le auto, gli impianti telefonici, le polizze assicurative, le pulizie, i traslochi e la vigilanza, fino a congedarsi da responsabile dell’unità servizi ausiliari, particolarmente attivo sul fronte dei motoscafi e delle vetture di servizio. Immancabili le sue comunicazioni-radio con il conducente di turno nella spola fra piazzale Roma e Ferro Fini, un servizio navetta a orari teoricamente prefissati. «Invece spesso ho dovuto dire al collega: aspetta un attimo a partire, perché c’è il tal consigliere in ritardo... Ho sempre cercato di accontentare tutti, ma qualche volta ho dovuto essere irremovibile. Come in quell’unica occasione in cui mi sono sentito rispondere: lei non sa chi sono io. Non dirò come si chiamava, ma era un assessore, che non aveva il permesso per parcheggiare gratis a piazzale Roma e pretendeva di poterlo fare lo stesso. Gli dissi che doveva pagarsi il posteggio. E se l’è pagato. Per il resto, invece, posso dire di aver sempre avuto a che fare con persone corrette e rispettose». Qualche differenza, ammette però, nello scollinamento fra la Prima e la Seconda Repubblica c’è stata: «Diciamo che un tempo i politici facevano una lunga gavetta prima di arrivare ai piani alti...». Di quel trapasso, Doriano rammenta «i giorni pesanti degli arresti per corruzione», ma anche le cadute in acqua dei consiglieri mentre salivano in motoscafo: «Ne ricordo di tutti i partiti. Da Valentino Lodo del Pci a Marilena Marin della Liga. Passando per un vicentino che, durante una maratona notturna per il bilancio di fine anno, era così zuppo che dovemmo rivestirlo con gli abiti degli operai, eskimo compreso...».

  LE CELEBRITÀ
Tante le celebrità incrociate a Palazzo: «Da Andreotti a Pavarotti, da Dubček alla Ricciarelli, l’elenco sarebbe interminabile». Ma c’è un incontro, del tutto fortuito, che Pierotti non potrà mai dimenticare: «Quella volta che mi sono trovato faccia a faccia con Renzo Arbore e Walter Matthau. Erano i tempi in cui l’accesso si trovava sul rio de le Ostreghe, i due artisti dovevano andare al Gritti a sentire Keith Richards che suonava la chitarra, ma sbagliarono porta ed entrarono nella nostra sede...». Un’istituzione per cui il 66enne ha passato due anni a cercare un’azienda tessile in grado di produrre il gonfalone con i colori rigorosamente prescritti dallo Statuto regionale: «Il rosso pompeiano mi ha fatto impazzire... ma alla fine ce l’ho fatta». Doriano ha conservato quei campioni di stoffa come una reliquia, anche se è l’azzurro il colore che si è portato via l’ultimo giorno di lavoro: quello della ricetrasmittente-giocattolo che i colleghi gli hanno regalato per augurargli buona pensione.
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Ultimo aggiornamento: 13:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA