Ranieri Guerra (Oms) indagato, le accuse di Zambon in una mail: «Pressioni per modificare il report»

Sabato 10 Aprile 2021
A sin Francesco Zambon e Ranieri Guerra, numero due dell'Oms

MILANO - Ha detto di avere ricevuto «pressioni» dal numero due dell'Oms, il medico veronese Ranieri Guerra su alcuni punti del rapporto sulla prima risposta dell'Italia all'epidemia di Coronavirus il ricercatore veneziano Francesco Zambon. Anzi lo ha messo nero su bianco in una mail riportata in una rogatoria trasmessa un mese fa all'Oms dai pm bergamaschi guidati dal Procuratore Antonio Chiappani e dall'aggiunto Cristina Rota nell'ambito dell'indagine sulla gestione del covid in particolare in Val Seriana e dalla quale risulta che Guerra è indagato per false dichiarazioni ai Pm durante la sua audizione dello scorso 5 novembre.

Il rapporto "An unprecedented challenge - Italy's first response to Covid-19" - che segnalava l'ineguatezza nel fronteggiare il virus, e che venne redatto dal team di ricercatori guidato da Zambon della divisione europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità con sede a Venezia, - è stato rimosso a metà di maggio dell'anno scorso dal sito web del Oms. E questo, è l'ipotesi investigativa, in seguito a un presunto intervento dello stesso Guerra presso Adhanom Ghebreyesus Tedros, il direttore generale dell'organismo dell'Onu.

La mail è stata inviata da Zambon, che si è poi dimesso dall'Oms. il 28 maggio dell'anno scorso proprio a Tedros e per conoscenza a Hans Henry Kluge e Lindsey Caroline Hernandez, rispettivamente direttore per l'Europa e assistente amministrativa, per chiedere «urgentemente un incontro con lei direttore (...) in relazione a gravi episodi che stanno esponendo l'Oms ad un alto rischio su molteplici fronti con possibili conseguenze catastrofiche per l'Organizzazione». Conseguenze che vanno dal «grave incidente diplomatico con il Ministro della Salute italiano e controparti italiane», all'«ostacolo al passaggio di informazioni acquisite (...) verso i Paese che ne hanno necessità» che avrebbe impedito «che vite vengano salvate e conseguentemente espone l'Organizzazione a responsabilità» fino ad «attacchi da parte della stampa italiana e internazionale».

Nella richiesta di assistenza giudiziaria, che riguarda il capitolo di indagine sul piano pandemico, si punta a far luce non solo sui motivi per cui l'anno scorso, il piano non venne aggiornato, ma anche a capire il perché il report è stato rimosso dal sito web di Oms. E poi se davvero lo studio di Zambon e il pool di ricercatori - definiti da Guerra in un messaggio inviato il 14 maggio al presidente dell'Iss Silvio Brusaferro (non indagato) «gli scemi di Venezia» - abbia «sollevato incidente diplomatico (...) atteso che il ministro Speranza» aveva dichiarato durante la sua audizione che «il report è un documento del tutto indifferente per lo Stato Italiano».

Il direttore vicario dell'Oms aveva invece detto ai Pm di essere a «conoscenza del fatto che il ministro (...) abbia manifestato disappunto circa la pubblicazione del report senza una preventiva comunicazione alle autorità italiane». Affermazione questa, come si legge nella rogatoria, smentita, come tante altre, dalle indagini che hanno portato a contestare a Guerra, che è stato anche direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, il reato di false informazioni al pm. Per la Procura non è vero che, come aveva spiegato l'alto dirigente, quel «documento venne ritirato dal direttore regionale dell'Oms (Kluge, ndr) e non ripubblicato». Al contrario «risulta che lo stesso Guerra si sia adoperato personalmente alla rimozione» come dimostrano tra l'altro il testo della chat con Brusaferro: «alla fine sono andato su Tedros e ho fatto ritirare il documento». E ancora tre giorni dopo il direttore vicario Oms sempre a Brusaferro ribadisce di aver «fatto ritirare quel maledetto rapporto». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA