Quattordicenne picchiato a sangue da una banda di ragazzini

Domenica 24 Novembre 2019 di Minica Andolfatto
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MARGHERA - A chiamare la polizia è stata una mamma sconvolta. Stava salendo in auto per andare al pronto soccorso dell’Angelo con suo figlio adolescente. Era appena rientrato a casa con il viso tumefatto e sotto choc. Aggredito a calci e pugni da alcuni coetanei. Ed ecco allungarsi sinistra l’ombra lunga della baby gang. Al centro dell’ennesimo episodio di violenza un quattordicenne che abita in via Trieste a Catene, non molto lontano dalla chiesa parrocchiale. Ed è lungo la stessa strada che alcune sere fa, verso le 20.30, il minorenne è stato affrontato da una ragazzina e da due ragazzini più o meno della sua età, dai 13 ai 15 anni che senza motivo alcuno hanno cominciato a picchiarlo in maniera selvaggia.
 Almeno questo è quello che lui ha raccontato prima alla madre e confermato poi agli agenti della Volante che lo hanno raggiunto in ospedale. Con lui c’era anche un caro amico che ha cercato di aiutarlo, ma che è stato tenuto a distanza. La vittima è stata percossa più volte, i due maschi in particolare hanno puntano al viso senza badare al fatto che indossasse gli occhiali da vista, i quali dopo i colpi ripetuti inferti dagli aggressori sono volati via, rompendosi nell’impatto a terra, non prima di aver procurato delle lesioni anche sul volto del quattordicenne. E l’amico? Sentito dai poliziotti ha descritto i fatti con la stessa successione e con le stesse modalità. 
A quanto si è potuto stabilire i tre picchiatori sono tutti italiani e non è escluso abbiano agito per una qualche ritorsione. Certo si ha l’impressione di essere di fronte a un agguato a freddo, una sorta di regolamento di conti in base a chissà che codice di comportamento, certo non quello del rispetto delle regole e del vivere civile. Già perché a quanto risulta il terzetto non avrebbe agito a scopo di rapina, visto che non hanno preteso nulla né dal loro vero bersaglio - ossia il minore pestato - né dall’amico con cui era in compagnia.
Non è chiaro se l’aggredito abbia o meno riconosciuto qualcuno ma c’è da considerare che potrebbe giocare un ruolo non secondario il timore di eventuali ritorsioni insieme al trauma subìto. Gli investigatori hanno già avviato gli accertamenti. A cominciare dal sopralluogo della zona indicata come luogo del pestaggio anche per verificare la presenza di eventuali impianti di videosorveglianza utili a ricostruire la dinamica di quanto accaduto e a dettagliare il ritratto e la descrizione fisica dei componenti del gruppetto. Sembra comunque che non ci siano altri testimoni terzi eccetto il compagno di scuola del quattordicenne malmenato. Quest’ultimo, medicato dal personale sanitario e sottoposto alla diagnostica di prassi, è stato dimesso con una prognosi di sette giorni, dovuta soprattutto per le ferite riscontrate sul viso. Ultimo aggiornamento: 12:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA