Venezia, l'allarme: basilica di San Marco aggredita dalla salsedine. «Per salvarla ci vogliono oltre 50milioni di euro»

Giovedì 22 Dicembre 2022 di Roberta Brunetti
Venezia, basilica di San Marco aggredita dalla salsedine. L'allarme: «Per salvarla ci vogliono oltre 50milioni di euro»
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VENEZIA - Un invito a non perdere altro tempo. E a cercare i (tanti) soldi necessari per riparare i danni subiti dalla Basilica di San Marco, aggredita dalla salsedine: «50 milioni probabilmente non bastano». Il primo procuratore di San Marco, Carlo Alberto Tesserin, ieri è stato schietto, come sempre.

L'occasione, la presentazione del nuovo quaderno della Procuratoria, dedicato proprio ad Acque alte e restauri: una rassegna degli interventi realizzati dopo la terribile mareggiata del 2019. E proprio da questi «tre anni drammatici» è partito Tesserin per fare il punto sui «primi risultati che si stanno concretizzando. Abbiamo la barriera che funziona, ci sono i primi restauri che abbiamo completato, anche grazie al prezioso aiuto di alcuni benefattori».

LA BARRIERA

«Viviamo in una stagione per molti aspetti drammatica - ha osservato Tesserin - Venezia e San Marco devono essere portate a presentarsi nel miglior modo possibile. Siamo in una città fragile, che proprio per questo ha bisogno che si facciano le cose. La nostra barriera in vetro è la dimostrazione che si possono fare cose a cui non si credeva, come non si credeva al Mose. Ora bisogna avere la determinazione di continuare».
Per la barriera, che era stata pensata dalla Procuratoria come opera provvisoria e veloce, i tempi di realizzazione come noto si sono allungati. Il progetto iniziale è stato modificato, per richiesta del commissario al Mose, salvo poi tornare all'ipotesi originaria. Più di un anno perso. Ieri Tesserin non ha polemizzato, ma è comunque voluto tornare sulla questione: «Le opere che sono state realizzate potevano essere concluse in tempi più brevi. Non è dipeso dalla Basilica. Ma ora, per i nuovi lavori, non si può più perdere tempo». Il primo procuratore ha ricordato come la barriera sia solo un «passaggio, non una soluzione compiuta. Ora va messa in sicurezza l'intera insula di San Marco. Lavori da completare il prima possibile. Anche oggi, per entrare in Basilica, bisogna passare per le passerelle. Il resto della Piazza non è in sicurezza. L'importante ora è andare avanti per poter dire al mondo che l'intera insula è in sicurezza».

I FONDI NECESSARI

Tesserin ha insistito molto anche sul tema della «responsabilità» di salvare un tesoro come San Marco. «Dopo tre anni difficilissimi abbiamo imboccato una strada che non può più procedere con i tempi di una volta. Il mondo va avanti. E Venezia deve procedere come seppero fare i dogi che ci hanno lasciato questa Basilica millenaria. La nostra responsabilità è ora di consegnarla alle future generazioni». E servono le risorse. «50 milioni sono insufficienti - ha ribadito il primo procuratore - Solo per i pavimenti abbiamo calcolato che ne serviranno una ventina».

I LAVORI FATTI

Il proto di San Marco, Mario Piana, ha dato qualche numero relativo agli interventi appena conclusi: 660mila euro sono serviti per sistemare la struttura lignea della cupola del Coro; 150mila per recuperare il pulpito in porfido rosso; altri 350mila solo per sistemare la porzione di pavimento decorata con due pavoni pesantemente danneggiata dalla mareggiata del 2019; 700mila è costato restaurare gli altari rinascimentali di San Paolo e San Giacomo. Interventi finanziati con i fondi della Procuratoria e con il contributo di «benefattori» che Tesserin ha ringraziato più volte. Oltre 200mila sono arrivati da Venetian Heritage. Ora nuovi interventi saranno finanziati con un contributo ministero da 5 milioni. Un altro tassello importante, ma che non basterà.

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