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La mamma di Valeria al processo del terrorista del Bataclan condannato all'ergastolo: «Ha tutto il mio disprezzo»

Giovedì 30 Giugno 2022 di Nicola Munaro
VENEZIA Luciana Milani Solesin, mamma di Valeria
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VENEZIA - È andata a Parigi lunedì Luciana Milani, la mamma di Valeria Solesin, la studentessa veneziana uccisa nell’attentato al teatro Bataclan di Parigi la sera del 13 novembre 2015 e unica vittima italiana della follia del terrore. 
Da sola - il marito Alberto e il figlio Dario sono rimasti a Venezia - ha ascoltato le ultime battute del processo per le stragi terroristiche del 13 novembre 2015. Ha ascoltato Salah Abdeslam, l’unico terrorista sopravvissuto alla strage del Bataclan (decise all’ultimo di non azionare la cintura esplosiva) e arrestato in Belgio mesi dopo. Lo ha sentito spacciarsi lui per «vittima», citare Voltaire e accusare la Francia di essere sulla strada per «perdere i propri valori». Poi ha atteso fino a ieri sera, alla lettura della sentenza della Corte che lo ha riconosciuto colpevole come “co-autore” di omicidio e terrorismo e lo ha condannato all’ergastolo davanti a un’aula stracolma di persone, tutte in attesa.


Che effetto le ha fatto la sentenza? Questa condanna?
«Questa sentenza non ha nessun riflesso nella mia vita: non cambia nulla, non è che una pena più grave allevi il gesto dei responsabili, Valeria, come tutte le altre vittime, non ce le ridaranno più. La condanna c’è stata, va bene, si è affermato lo stato di diritto ancora una volta e si è dimostrato che la legge ha una sua valenza e va rispettata ma negli effetti ha zero incidenza nella vita delle persone».


Prima di dichiarare chiuso il processo, Abdeslam ha voluto parlare ancora. Ha detto: «Non mi potete condannare come assassino».  Che impressione ha avuto?
«L’ho sentito lunedì, ho voluto esserci e ha tutto il mio disprezzo. Non ha collaborato per nulla nelle indagini né tantomeno nel processo. Ha detto della Francia che perde i suoi valori, il fatto che lo dica lui è incredibile. Poi ha citato Voltaire, ha provato a rendersi empatico, a mostrare dell’umanità ma dal suo volto traspariva il disprezzo per la corte».


Anche le scuse fatte non sono sembrate sincere. Cos’ha provato?
«Ha chiesto scusa ma non può dire, come fatto, che non ha torto un capello a nessuno. Quando ci sono queste pagliacciate si sente un senso di fastidio, ha fatto la vittima ed è incredibile».


Ci sono stati anche altri imputati che non hanno riconosciuto, in un certo senso, la Corte di Parigi...
«C’è stato chi ha detto nel processo che preferisce la sharia come forma di legge, forse perché è più facile rispetto al diritto».


Il processo per le stragi del 13 novembre 2015 da ieri sera è storia, pietra miliare dell’Europa: cosa resta?
«Quanto accaduto in aula in questi dieci mesi di udienza è stato l’affermazione del diritto e della giustizia in confronto alla violenza. Si è voluto dare grande protagonista a vittime, parti civili e alla giustizia. È stato un processo nel quale si è ascoltata la storia delle vittime e delle loro famiglie prima e dopo quella notte».

È passata davanti al Bataclan?

«Sì, come ogni volta che vado a Parigi. All’interno c’è una targa che ricorda le vittime. La targa con i nomi è in un giardino davanti, è un luogo vivo, non è passata. La Francia e il mondo ricordano ancora».
 

Ultimo aggiornamento: 16:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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