Premio Bontà, clochard raccoglie monetine per chi ha più bisogno di lui

Domenica 12 Settembre 2021 di Marta Gasparon
Gian Piero Wuè

VENEZIA - C'è chi è fuggito dalla guerra civile in Guinea, come Cherif Karamoko, per inseguire il sogno di diventare calciatore, poi avveratosi, sopravvivendo ad un naufragio nel Mediterraneo grazie al sacrificio del fratello che gli ha ceduto il proprio giubbotto di salvataggio prima di scomparire fra le onde. E chi, come Remo Baldoni, presidente dell'associazione Servizio di strada, nel periodo più buio della pandemia non ha mai smesso di aiutare i poveri.
E ancora, il clochard Gian Piero Wuè che per strada, a Viareggio, raccoglie i centesimi per portarli in una bottega di prodotti sfusi così da trasformarli in generi alimentari per i più indigenti; Marina Manzini, ex sostituto procuratore di Catanzaro e attuale procuratore aggiunto di Cosenza, più volte minacciata dalle cosche del vibonese per le inchieste contro la ndrangheta, oggi sotto scorta. Infine mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo metropolita di Campobasso-Boiano, famoso per la sua lotta contro la criminalità organizzata.

I RICONOSCIMENTI
Loro i protagonisti del premio speciale (per Manzini e Bregantini) e di quello nazionale della bontà (per Karamoko, Wuè e Baldoni), la cui cerimonia di consegna alla 21esima edizione e promossa dall'associazione Comitato della Croce fondata da Fiorenzo Tommasi - a cui ha collaborato il sindacato di Polizia Fsp e Fervicredo - si è svolta ieri nella chiesa degli Scalzi, in un'atmosfera in cui la commozione è stata trattenuta a stento in più momenti. Dedicata a quelle persone che si sono distinte in gesti di generosità, l'iniziativa è partita dal ricordo delle vittime delle Twin Towers, nel giorno del 20esimo anniversario dall'attentato. E del magistrato Francesco Saverio Pavone, scomparso nel 2020, che tanto ha fatto nella sua vita per garantire giustizia e legalità, anche nel ruolo per anni ricoperto in Procura a Venezia. Molte le storie condivise, legate da un impegno verso il prossimo in un mondo in cui non sempre è facile crescere, dove troppo spesso prevale la legge del più forte.

VITE DIFFICILI
Tra gli ospiti, anche don Luigi Merola e don Antonio Coluccia: 48 anni il primo, è noto per la sua opposizione alla camorra. Icona di legalità, con la sua fondazione onlus A voce d'è creature ogni anno salva dalla strada e dal pericolo di perdersi centinaia di giovani a Forcella, quartiere di Napoli. Il secondo, invece, definito prete di strada e prete coraggio, combatte ogni giorno nella borgata romana di San Basilio fra le principali piazze di spaccio della capitale la criminalità attraverso il Vangelo. Entrambi ora sotto scorta per essere stati più volte minacciati. «La ndrangheta è ovunque. Le persone qui oggi (ieri ndr) ha detto don Coluccia hanno un fuoco acceso: credono nei valori della vita, del territorio, e lo difendono». «I magistrati fanno i chirurghi le parole di don Merola ma non possono curare. Noi preti dobbiamo tornare ad aprire gli oratori e le chiese fino a sera, non tenerle come musei». «Chi merita più di ogni altro riconoscimenti come questo ha dichiarato Manzini sono le persone che lavorano quotidianamente per sconfiggere il male pur non avendo scelto di fare questo per professione, come noi».

LE EMOZIONI
“Questa è stata una giornata ricca di emozione e di contenuti straordinari che ci ha certamente arricchiti tutti – hanno commentato dal comitato organizzatore Fiorenzo Tommasi, Mirko Schio, Presidente Fervicredo, e Franco Maccari, (Fsp Polizia) -. Speriamo che nel cuore di tutti essa rappresenti un significativo spunto per seguire uno stile di vita dedicato alla solidarietà, alla generosità, all’amore verso gli altri, esattamente come quello tenuto dalle straordinarie persone premiate oggi”.

Ultimo aggiornamento: 17:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA