Linea dura del prefetto con i centri sociali: «Mai più blitz in Raffineria»

Venerdì 25 Settembre 2020 di Nicola Munaro
2
MESTRE - Se non proprio come Piazza San Marco, dove ogni manifestazione, che non sia istituzionale, è vietata per l’alto valore simbolico della Piazza, anche l’area della bioraffineria Eni di Porto Marghera è d’ora in poi chiusa a chi con lei non ha nulla da spartire. La stretta l’annuncia il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, che chiude il sito industriale ad ogni corteo. A meno che non si tratti di operai e lavoratori che il luogo lo conoscono come le proprie tasche e non metterebbero mai nulla a rischio. Troppo recente il pericolo scampato il 12 settembre con la calata nella bioraffineria di Eni, dei componenti del gruppo Venice Climate Camp 2020.
«Finché ci sarò qui io - ha detto ieri il prefetto - non saranno più consentite manifestazioni dentro al sito, a meno che non si tratti dei lavoratori di Marghera in sciopero per questioni sindacali: loro saranno autorizzati a usare quei siti come palcoscenico delle proprie rivendicazioni. Ma tutti gli altri che non c’entrano nulla, vadano da altre parti». Nella sua posizione il prefetto non ammette deroghe per altri, «soprattutto - ha aggiunto - quando si tratta di movimenti violenti e distruttivi come successo a metà settembre».
A rendere ancora più incredibile quanto accaduto nella manifestazione del Venice Climate Campus, per Zappalorto è il luogo scelto dai manifestanti. «Hanno protestato in favore dell’ambiente in una Raffineria che raccoglie sporcizie e le trasforma in biodiesel, non capisco perché si siano accaniti contro un sito pulito e una gestione green degli oli pesanti - ha proseguito il prefetto -. La bioraffineria di Eni è un sito industriale altamente innovativo come stabilimento e hanno messo in pericolo la sicurezza di chi lavora. Nessuno si è reso conto che quel pomeriggio si è veramente sfiorata la tragedia, bastava un mozzicone, un bottone schiacciato per sbaglio e poteva succedere qualcosa di pericoloso per tutta Marghera». Sono queste, quindi, le motivazioni che hanno indotto il prefetto a non concedere più lo stabilimento per qualsivoglia manifestazione, lavoratori interni esclusi. «In un centro come quello si ha una situazione pericolosa soprattutto quando le manifestazioni hanno queste conseguenze e creano certi rischi. I lavoratori - ha spiegato Zappalorto - hanno visto messo in pericolo il loro posto di lavoro».
«I temi per i quali c’è stata la manifestazione sono condivisi da tutti, ma non i modi e il luogo - ha puntualizzato ancora il prefetto - D’ora in poi chi entra a manifestare si assume la propria responsabilità. Potevano chiedere altri posti, ma non quello: il rischio corso è stato fin troppo alto. Ora basta».  © RIPRODUZIONE RISERVATA