«Ferocia brutale su quella donna», il 23enne ha infierito anche dopo la morte

Sabato 25 Luglio 2020 di Marco Corazza - Susanna Salvador
«Ferocia brutale su quella donna», il 23enne ha infierito anche dopo la morte
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PORTOGRUARO Sono alcune macchie di sangue, trovate sui pantaloni e sulla maglia, ad “incastrare” ulteriormente Wail Boulaieb, il vetitreenne di origini marocchine fermato per la morte di Marcella Boraso. A sostenerlo sono gli investigatori dell’Arma, secondo i quali si tratta di prove inconfutabili che attestano la responsabilità del giovane nell’omicidio della vedova cinquantanovenne, il cui corpo è stato rinvenuto privo di vita, mercoledì scorso, nel suo appartamento di via Croce Rossa a Portogruaro. 
Ma soprattutto è l’autopsia conclusa ieri alle 21 dal medico legale Antonello Cirnelli a far emergere una scena cruenta. Dal pomeriggio a sera gli investigatori hanno effettuato l‘esame sul corpo della sfortunata 59enne. Un‘autopsia che si è rivelata più impegnativa del previsto, facendo emergere come l‘omicida abbia anche infierito sul corpo della donna oramai quando era praticamente già deceduta. È così emerso il cranio fracassato, contro il water con una violenza inaudita tanto da spaccarlo in due. Sono stati infatti trovati dei frammenti del cranio anche nel cervello. Non solo, perché il naso è stato poi tagliato probabilmente con un coccio di vetro, di una bottiglia di birra, trovato sulla scena del delitto. Ma l‘omicida avrebbe ulteriormente infierito sul corpo della donna. È infatti emerso un brutto ematoma sulla zona occipitale sinistra, probabilmente infierendo con forza quando la 59enne era già deceduta.  
CRANIO SPEZZATO
Il referto conferma quanto trovato in quell’appartamento, Schizzi di sangue sono stati trovati nell’entrata del bagno, sopra al lavandino posto sulla sinistra della stanza in prossimità dello specchio, e poi sul water, in fondo a destra. Per i carabinieri dunque la donna sarebbe stata prima tramortita con una bottigliata in testa, tanto da non permetterle nemmeno di chiedere aiuto, e poi uccisa sbattendole definitivamente il capo contro il sanitario, al punto da spezzarlo in due. Tutto evidenziato dalla Tac che il medico legale, Antonello Cirnelli, ha effettuato l’altra sera su disposizione della Procura di Pordenone. 
LA BOTTIGLIA DI BIRRA
Sul pavimento del bagno, come detto, è stata rinvenuta la bottiglia di birra che il 23enne avrebbe usato per colpire Marcella Boraso: gli investigatori puntano a trovare le impronte digitali di Wail Boulaieb. Contro il quale vi è anche un’intercettazione che i militari hanno fatto in caserma, quando il giovane ha spiegato al fratello: «Secondo me stava cucinando, è andata in bagno dove c’era la vasca piena. È uscita un po’ d’acqua, lei è scivolata e ha battuto la testa». Elementi che nessuno conosceva se non gli investigatori che hanno trovato infatti della “diavolina” in cucina per appiccare il fuoco che avrebbe cancellato le tracce, e l’acqua aperta nella vasca. C’è poi quel messaggio via sms inviato sul cellulare della vittima dal presunto omicida alle 3.20 della notte del delitto (che da quanto appurato è avvenuto alle 3.30) “Esci che sto venendo a casa tua”. 
I militari dell’Arma, diretti dal luogotenente Corrado Mezzavilla, dopo aver rinvenuto il cadavere, sono andati subito a prendere Boulaieb. Il tempo si è rivelato fondamentale: pochi minuti dopo la chiamata di soccorso ai Vigili del fuoco (era da poco mezzogiorno) il ventitreene era già in caserma. Indossava un paio di pantaloni e una maglia di colore scuro con evidenti macchie di sangue, che sono stati sequestrati e inviati al Ris di Parma. Gli esami del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri devono ora accertare se quelle tracce ematiche siano compatibili con quelle trovate nel bagno del condominio Ater in cui viveva la vittima.
Il ventitreenne e la vittima avevano frequentato entrambi il Sert per problemi di dipendenza e la donna, in occasione del furto di un decespugliatore messo a segno dal 23enne, aveva dichiarato ai carabinieri che il giovane la infastidiva, la picchiava e le chiedeva in continuazione 5 o 10 euro per le sigarette. 
Nell’appartamento del condominio attiguo, che Wail Boulaieb occupava abusivamente, i carabinieri del Nucleo investigativo di Venezia diretti dal maggiore Emanuele Leuzzi con i colleghi del Nucleo operativo di Portogruaro con il luogotenente Marco Geminiani, hanno rinvenuto marijuana e altri oggetti sui cui gli investigatori mantengono il riserbo. 
L’INTERROGATORIO
Questa mattina l’indagato sarà interrogato dal gip di Pordenone, Rodolfo Piccin, al quale spetta il primo vaglio delle accuse. «Il mio assistito respinge con determinazione ogni accusa ed è pronto a rispondere alle domande del giudice per chiarire ogni cosa», ha dichiarato ieri il difensore dell’indagato, l’avvocato Marco Borella. Il legale assicura che Wail Boulaieb è in grado di fornire spiegazioni agli elementi che, secondo la Procura, lo inchiodano: sia in relazione alle tracce biologiche, sia in merito alla frase intercettata che gli inquirenti considerano una sorta di confessione. «La vittima era per il mio assistito come una seconda mamma: la conosce da quando aveva sei anni e non aveva alcun motivo per farle del male».
L’avvocato contesta anche il ricorso al fermo di polizia giudiziaria: «Non c’è alcun pericolo di fuga».
 

Ultimo aggiornamento: 10:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA