«Venezia è una fata», il ritorno di Diego Valeri con la Guida sentimentale

Esce la Guida sentimentale del poeta: «Venezia è una fata»

Mercoledì 13 Ottobre 2021 di Raffaella Ianuale
Diego Valeri

Gli studenti imparavano a memoria le sue poesie. E chi ha qualche anno in più se lo ricorda con il basco blu in testa prendere il vaporetto o camminare tra le calli. Alla fine del secolo scorso a lui sono state dedicate alcune scuole a Venezia e in Veneto, una via a Padova, mentre nella casa dove visse è stata affissa una targa.
Diego Valeri, poeta, saggista, docente universitario, raffinato traduttore dal francese, in quota al Partito d'Azione divenne direttore del Gazzettino per un paio di mesi, dal luglio all'8 settembre 1943 quando venne destituito dai nazifascisti, riuscendo nel frattempo a scappare in Svizzera evitando una condanna a 30 anni di galera. Rientrato in Italia nel Dopoguerra insegnò italiano e latino nei licei prima di ottenere la cattedra nell'ateneo di Padova. Malgrado non fosse nato in Laguna, (era di Piove di Sacco), Valeri la scelse come città adottiva e l'amò profondamente fino a dedicarle una Guida sentimentale.



LA RISCOPERTA
Proprio questo volumetto è stato ora riproposto dalla casa editrice Lindau che oltre alla versione in italiano ha stampato anche le traduzioni in inglese, francese e tedesco. Un'edizione che arriva dopo decenni di silenzio, eppure questa Guida sentimentale di Venezia consente di avvicinarsi alla città su più piani intrecciando corpo, mente ed emozioni. La descrizione di luoghi e atmosfere affonda nella storia a partire dall'affascinante leggenda delle sue origini fino a giungere allo splendore della sua grandezza e al fascino della sua bellezza. Una ricostruzione precisa e poetica rielaborata da chi, come Valeri, aveva la cultura per poterlo fare e la sensibilità per poterlo trasmettere. Ma il suo viaggio non si ferma al passato glorioso, prosegue attraversando i secoli fino ad arrivare alla modernità ed è qui che si riconosce una Venezia così come appariva fino a cinquant'anni fa, visitata e adorata, ma non invasa e schiacciata.


L'ITINERARIO
Il tutto organizzato in otto capitoli: Rialto, San Marco, Il palazzo - un nome comune più che eloquente per indicare il Ducale - Piazza Piazzetta Molo e Riva, Canal Grande, ma si trova anche L'altra Venezia, Pittura e Laguna. La visione di Venezia rielaborata da Valeri, che l'aveva scelta per viverci lui che era nato nel Padovano nel 1887, è originale in una sorta di metafora del corpo umano che riconosce in Rialto e il suo mercato il polmone della città, nella Basilica di San Marco il cuore e nel Palazzo Ducale il cervello. Una guida che a tutti gli effetti consente di conoscere il centro storico nei suoi luoghi simbolo e in quelli meno calpestati, nelle sue opere d'arte e nelle suggestioni. E nell'aggettivo sentimentale del titolo si nasconde la dichiarazione d'amore di Valeri per questa città, un sentimento durato tutta la vita. Solamente negli ultimi mesi della sua esistenza fu costretto ad allontanarsi per motivi di salute e a trasferirsi a Roma dalla figlia dove si e poi spento nel 1976.
LA POESIA
Per capirlo bastano i primi versi della sua poesia Venezia: C'è una città di questo mondo, ma così bella, ma così strana che pare un gioco di Fata Morgana o una visione del cuore profondo. Avviluppata in un roseo velo, sta con sue chiese, palazzi, giardini, tutta sospesa tra due turchini: quello del mare, quello del cielo.
Del resto è la poesia la vera vena espressiva di Diego Valeri che scrisse raccolte in versi a partire da Umana del 1915, seguita da Scherzo finale, Il tempo che muore, il Flauto a due canne, il volume Poesie che gli fece vincere il premio Viareggio nel 1967 fino ad arrivare alla vigilia della morte con Calle del vento nel 1975.

LA CASA
E proprio da quest'ultima è tratta la targa affissa alla casa in Calle dei Cereri, a Dorsoduro, non distante da Piazzale Roma, che lo ospitò negli anni veneziani. La descrizione della magia di quel luogo e della bella palazzina gialla che corre lungo la fondamenta e si affaccia sul rio nelle parole del poeta: Qui c'è sempre un poco di vento, A tutte le ore di ogni stagione, Un soffio almeno un respiro, Qui da tanti anni sto io ci vivo, E giorno dopo giorno scrivo, Il mio nome sul vento. Liriche che componeva nell'ampio studio dell'appartamento all'ultimo piano. «La stanza più grande quella con le tre finestre due delle quali si affacciano sulla fondamenta erano lo studio di Valeri - racconta con orgoglio Lucia Raccanello Venchierutti, che ricorda quando suo padre Luigi acquistò la casa dalle figlie del poeta. Ma rammenta bene anche Valeri che «incontravo per le calli e in vaporetto, con il suo baschetto blu e le sue poesie che imparavamo a memoria alle scuole medie». Lei abita ancora in quella casa piena di luce e sole. «Il poeta era morto da pochi anni quando le figlie, che vivevano a Roma, decisero di vendere la sua abitazione - rammenta - in un primo periodo abbiamo ospitato la nipote di Valeri, una giovane medico che stava facendo il tirocinio all'ospedale civile» racconta fiera di custodire nei ricordi questa storia e riconoscente per quella targa affissa sulla facciata.

LA TARGA
Una sorta di omaggio della città di Venezia a quest'uomo che ricoprì importanti incarichi: fu sovrintendete alle Belle arti e presidente dell'Istituto di scienze lettere ed arti. Ma anche un riconoscimento per il suo impegno politico: Valeri per le sue posizioni antifasciste, tra il 1943 e il 1945, fu costretto a scappare in Svizzera come rifugiato politico. Dopo la guerra tornò in Italia e ottenne la revisione del concorso universitario dal quale era rimasto escluso per non essere iscritto al partito fascista. Si classificò al primo posto e fu subito chiamato all'Università di Padova come docente di Letteratura francese e Storia della Letteratura italiana. Un fervore civile che in età matura lo portò ad essere capolista nel Consiglio comunale di Venezia di Unità Popolare, raggruppamento che di lì a poco confluì nel Partito Socialista. A sigillo di una vita costellata di riconoscimenti, la Francia gli assegnò la Legion d'Onore nel 1965 e l'università di Ginevra lo laureò honoris causa.
 

Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre, 10:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA