Pier Luigi Pizzi e il suo zibaldone di memorie: «I miei 70 anni di teatro senza stare tranquillo»

Sabato 2 Dicembre 2023 di Vittorio Pierobon
Pier Luigi Pizzi

VENEZIA - È la storia di Pier Luigi Pizzi, o è la storia degli ultimi settant'anni del teatro italiano? Il dubbio viene leggendo "Non si può mai stare tranquilli.

Incontri di vita e di teatro" (Edt, editore), scritto da Pizzi assieme a Mattia Palma. Un fantastico zibaldone di memorie. Nel corso della sua lunga vita (gli anni sono 93, portati con una leggerezza e una vitalità fuori dal comune) il grande regista, scenografo e costumista, ha calcato i palcoscenici d'Europa e d'America, dando vita a spettacoli con i più importanti artisti del momento. Loro sono passati, lui è rimasto sulla breccia. Forse è questa l'unica nota amara dell'affascinante libro, quasi tutti i personaggi incontrati oggi sono vivi solo nel ricordo.

Maestro, perché ha sentito il bisogno di scrivere questo libro?  
  «Come spiego nelle prime pagine, il libro è nato per puro caso. Ero impegnato a Milano, nella realizzazione di una mostra su Rossini, al Museo della Scala. Con me lavorava Mattia Palma, un giovane critico teatrale, oltre che docente. Nelle pause facevamo lunghe chiacchierate, lui si divertiva ad ascoltare  e prendeva appunti. A un certo punto mi ha proposto di ricavarne un libro. Una sorta di autobiografia. La pandemia con il lockdown, che ho vissuto nella mia casa a Venezia, è stata l'occasione per dare corpo al progetto. E mi sono divertito, anche perché riaffioravano sempre nuovi episodi della mia vita. Se adesso dovessi riscrivere il libro, ci sarebbero molte più pagine».   

 A giudicare dalla quantità di episodi, citazioni e personaggi descritti, lei ha una memoria formidabile?   
 «Sì, quello che c'è nel libro è tutto frutto della mia memoria. È un dono di natura, ho una grande capacità di ricordare, fatti, immagini e numeri. Ricordo ancora i vestiti, le scene realizzate. Le vedo nella mia memoria».
Il teatro è stato, ed è tutt'ora, l'amore della sua vita?    «Sicuramente. Ufficialmente lavoro nel teatro da 72 anni. Non avevo ancora compiuto 21 anni, quando fui chiamato al Piccolo di Genova come scenografo e costumista per la "Léocadia" di Jean Anouilh. Questo contratto mi portò a decidere di interrompere gli studi universitari in Architettura e costò una dolorosa frattura con mio padre. Ma già prima facevo teatro. Ha occupato la mia vita interamente, da quando sono andato da bambino alla Scala con i miei genitori. Volevo sognare, inventare. Divertirmi. Nel '48 riuscii ad essere inserito tra i dodici mimi per il "Riccardo II" di Shakespeare, diretto da Giorgio Strehler. Un giorno ebbi il coraggio di dirgli che avrei voluto diventare scenografo. Lui mi incoraggiò e mi chiese addirittura di progettare alcune scene de "Il Campiello" di Goldoni».
 

Nella sua lunga carriera lei ha incontrato e frequentato praticamente tutti i grandi del teatro, della lirica e dello spettacolo in genere. Può descrivere con un aggettivo alcuni dei mostri sacri con cui ha lavorato?
 «Giorgio Albertazzi, narcisista;  Franca Valeri, un genio; Giorgio Strehler, il mio maestro; Luchino Visconti, grandissimo ego; Romolo Valli, grande attore ma avrebbe potuto eccellere in qualsiasi campo; Rossella Falk, superba».

Nel libro lei tesse l'elogio di Paola Borboni e racconta un gustoso aneddoto con Renato Rascel.
 «Paola era una donna strepitosa, spiritosissima, un fuoco d'artificio. Le sue battute erano fulminanti. Una volta provava una commedia con Renato Rascel, che notoriamente aveva il complesso della statura. Lei si era lamentata per una battuta che non le piaceva. Rascel l'ha aggredita arrogantemente dicendole: "Stia zitta, brutta vecchia". Paola non si è scomposta e ha replicato: "Vecchia sì, ma sono stata giovane, brutta forse, ma sono stata bella. Lei, alto mai". Fulminante».

Parliamo un po' della sua vita privata. Lei racconta il grande amore per Barbara Piasecka Johnson, detta Basia, la figlia di contadini polacchi diventata miliardaria,  ma non fa mistero della sua bisessualità. Chi è Pizzi nel privato?  
  «Questa domanda la deve girare a qualcuno che mi conosce. Chieda a mio figlio. Posso dirle, come del resto ho scritto nel libro, che ho  sempre vissuto liberamente, senza complessi, senza lasciarmi condizionare dal moralismo superficiale. Tanto più ora che la bisessualità è ampiamente accettata».

L'ultima foto della fantastica galleria di immagini che arricchisce il libro, la ritrae con Massimo, il figlio adottivo. Lei dice che sarebbe bello se ognuno potesse scegliere i figli suoi. È un concetto audace.  
 «So perfettamente che in natura non è prevista questa opzione. Però le circostanze hanno fatto sì che io e mio figlio Massimo ci siamo reciprocamente scelti. Le dirò di più, anche con il consenso dei genitori biologici. Il nostro è un sodalizio forte. Ci sono affinità, ma pure posizioni differenti. Abbiamo un confronto quasi quotidiano, anche dispute animate, perché abbiamo caratteri diversi. Ma questa dialettica aiuta a cementare il rapporto».

Da vent'anni vive a Venezia, tra l'altro un un palazzo dove Tiziano aveva uno dei suoi atelier. Lei scrive che è stata una scelta casuale, ma ora c'è qualcosa di più tra lei e Venezia.  

«L'ingresso di mio figlio nella mia vita, mi ha portato a rivoluzionare il mio stile. Ho deciso di mettere radici qui. Venezia è arrivata quasi per caso, dopo un ventennale soggiorno a Parigi, anche se l'ho sempre amata. Prima avevo cercato casa a Roma, Firenze, Bologna. È stata Franca Coin a trovarmi casa a Venezia. Scelta di cui sono felice. Apprezzo il silenzio e non mi dispiace il suono delle ciacole. Non ci sono rumori delle macchine. Nel canale sotto casa mia passano silenziose le gondole, mi diverte sentire le fantasie che i gondolieri raccontano ai turisti. Anche quella è musica».

Venezia silenziosa, però invasa dai turisti.
«Basta non andare nei luoghi che frequentano. E poi dopo le sei di sera non c'è più nessuno. Di notte a Venezia non incontri neanche un gatto».    Maestro, gli anni sono 93, seppur non dimostrati.
Pensa che sia giunto il momento di stare tranquillo?

   «Non si può mai stare tranquilli, nel bene e nel male. La vita continua a sorprendere».
Progetti per il futuro?

  «Lavorare. È la cosa che so fare meglio».
 

Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre, 11:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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