Poco pesce, al mercato i prezzi sono anche raddoppiati

Domenica 29 Maggio 2022 di Costanza Francesconi
il mercato del pesce a Rialto
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VENEZIA - Sogliole a peso d’oro e banchi spogli di specie nostrane. Dal mare alle tavole, i prodotti del Mercato di Rialto subiscono la risacca della protesta dei pescatori di casa. Niente uscite da una settimana in attesa di aiuti governativi e di misure celeri per il caro gasolio si traducono in città in una rincorsa dei punti vendita a tappare i buchi con le importazioni estere. “Da un mesetto il prezzo del pesce per noi è cresciuto a vista d’occhio. Parliamo di orate, branzini, salmoni, calamari. Tutti prodotti aumentati di colpo dall’inizio della guerra – nota Mauro dell’Ittica veneziana -. Di nostrano non arriva nulla da almeno una settimana perché la pesca locale è ferma”.

CASSETTE VUOTE
Sono le 10.45 e una coppia di anziani guarda incredula le cassette in polistirolo vuole, senza nemmeno il ghiaccio a sciogliersi, e domanda se possa davvero essere già finito tutto. “I banconi del punto vendita sono vuoti per forza di cose – continua Mauro -. Il rincaro della poca merce di zona che a fatica si recupera risulterebbe proibitivo al cliente finale. Da 6 euro al chilo, le sogliole sono arrivate a 12, il doppio, come il resto d’altronde. Il turista che passa di qui, poi, ha tutto dietro con sé e se si siede condivide un primo. Continua invece l’importazione dalla Norvegia, dal Marocco, ma anche quella, data la richiesta più consistente sta salendo ma almeno così riusciamo a lavorare con le trattorie che riforniamo usualmente. Non c’è guadagno però – evidenzia - perché se alzi anche solo di 20 centesimi il prezzo per rientrare dei costi, i ristoratori vanno altrove”.
Nella pescheria Cristiano Zane sono in sette al banco. Propongono il pescato di fuori delle acque lagunari e adriatiche, quelle appunto dove i fornitori di sempre hanno sospeso per protesta l’attività da giorni.

 


 

ADDIO A SARDE E CANOCE
“Mancano sogliole e sogliolette, sarde, canoce, barboni e seppie. Tutto quello insomma che il cliente abituale domanda quotidianamente – racconta uno dei pescivendoli - I prezzi delle importazioni sono ancora gestibili ma anche stamattina da ristoranti e alberghi domandavano sfogetti e pesci piccoli da mettere nella frittura”. L’import non è la soluzione definitiva. “Da fuori arriva un po’ di tutto, da Francia e Spagna, e dai paesi del Nord salmone e baccalà, ma sul nostrano il problema è il quantitativo, c’è molto meno smercio – nota Dario Naccari, da sotto i portici della Pescaria -. Caro gasolio ed elettricità incidono su chi vende all’ingrosso ma resto fiducioso e aspetto la ripartenza di ottobre. L’estate notoriamente i veneziani si spostano al mare e il lavoro cala – fa presente -. Vedremo poi come andranno le cose”. Intanto poco distante Erminio Zane serve le signore in fila mentre sistema i tranci di tonno sulle foglie di insalata. Da Burano sono in sette famiglie a collaborare dietro i tavoloni in legno. “Da Francia e Scozia la spesa è ancora fattibile ma è crollato d’un tratto il rifornimento di zona. Da Caorle e Chioggia non sta arrivando quasi più nulla e se riusciamo a tenere resta il fatto che il mercato non sia più lo stesso senza il pesce nostrano – sottolinea “Nino” -. Poche sarde e poco di quello che finisce nei piatti della cucina tradizionale. Speriamo le cose cambino”. Se accadrà non sarà a breve visto che a Cesenatico, dove si sono aggregate ieri mattina Pila, Caorle, Porto Garibaldi, Rimini, supportate da tutte le altre marinerie dell’Adriatico e con l’adesione di quelle del Tirreno, si è optato per restare a casa un’altra settimana. Per smuovere le istituzioni a Roma.

Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 09:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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