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«Io, organista a tempo pieno: una donna tra Vespri e messe»

Mercoledì 3 Agosto 2022 di Alessandro Marzo Magno
Paola Talamini, dal novembre 1999 organista della basilica della Salute, a Venezia

«Ogni volta che mi siedo alla tastiera di un organo rimango sorpresa, in attesa di ciò che sentirò, e che non esiste fino a che non premo il primo tasto e che potrebbe anche prendere una strada inaspettata», parola di Paola Talamini, dal novembre 1999 organista della basilica della Salute, a Venezia, nonché, con ogni probabilità, l'unica organista a tempo pieno che ci sia in Italia. Pronipote di Gianpietro Talamini, fondatore del Gazzettino, Paola aveva il proprio futuro musicale segnato dal fatto di essere nata alla Pietà, quando era ancora in funzione la sala parto nell'istituzione che era stata di Antonio Vivaldi. Si è formata a Venezia, si è diplomata al conservatorio Benedetto Marcello, partecipando al recupero del repertorio barocco avvenuto negli anni Novanta prima che degenerasse nel folklore dei figuranti in costume che fermano i turisti nei campi veneziani. Suonava il clavicembalo, strumento a tastiera che accompagna i gruppi barocchi e ne approfondiva la conoscenza al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano dove si è avvicinata all'organo. Il suo insegnante le aveva fatto suonare quello della chiesa anglicana di Saint George, a San Vio nel cuore di Dorsoduro a Venezia, e in seguito, saputo che cercavano un organista alla Basilica della Salute, ha cominciato a suonare lì, in quello che tuttora è il suo posto di lavoro.


LA PERFORMANCE
Paola Talamini accompagna messe e cerimonie, comunque chi volesse sentirla può andare tutti i giorni nella basilica della Salute dove alle 15.30 suona i Vespri e nella messa che comincia mezz'ora dopo. Naturalmente Talamini suona anche in rassegne e concerti organistici in altre chiese della città (non a San Marco, però, dove ruotano tre diversi organisti) e questo offre l'occasione per dare un'occhiata al preziosissimo patrimonio di organi presenti a Venezia: ci sono circa 150 strumenti (in alcune chiese ce n'è più d'uno), ma soltanto una cinquantina sono funzionanti. L'aggettivo soltanto potrebbe però essere fuorviante perché non ci sono abbastanza organisti per suonare tutti gli strumenti in funzione. Così accade che alcuni strumenti vengano restaurati (esiste un fondo della Cei che finanzia a fondo perduto metà della spesa) e poi rimangano quasi inutilizzati. Oggi non rimane più nessuno degli organi cinquecenteschi, quelli legati alla tradizione di Andrea e Giovanni Gabrieli e di Claudio Monteverdi (per la verità al museo Correr è conservato un organo del 1494, realizzato da Lorenzo Gusnasco da Pavia, ma Talamini non ha avuto occasione di esaminarlo). Esiste poi nella chiesa di San Salvador un organo cinquecentesco ricostruito. Siccome gli organi nuovi venivano realizzati riutilizzando pezzi degli strumenti che sostituivano, è possibile che elementi degli organi più antichi sopravvivano in quelli più recenti.


LA RICERCA
Se non ci sono più gli strumenti, abbiamo ancora gli involucri e quindi le tipologie sono facilmente distinguibili: gli organi del XVI secolo erano assemblati dentro una sorta di armadi, mentre quelli del XVIII secolo hanno le canne che terminano a cupside. Dopo la caduta della Serenissima e la relativa soppressione degli ordini religiosi, c'è stato un netto calo di interesse verso gli organi che in alcuni casi si sono deteriorati anche gravemente. Nell'Ottocento si sono effettuati soprattutto interventi di manutenzione, con qualche importante eccezione, tipo l'organo Bazzani della chiesa alla Madonna dell'Orto, costruito nel 1878, con la Fondazione Ugo e Olga Levi che sta raccogliendo fondi per un intervento di pulitura.


I COSTRUTTORI
Gli organi settecenteschi sono stati realizzati da due grandi dinastie, una fondata da Pietro Nacchini, italianizzazione del cognome dalmata Nakich, nato nel 1694 nell'entroterra tra Zara e Sebenico, l'altra dal suo allievo Gaetano Callido, nato nel 1727 a Este, che in 44 anni di attività ha costruito ben 430 organi nel territorio dello stato veneziano e all'estero. Che Callido fosse una specie di divo dell'arte organaria è dimostrato anche dalla documentazione, sopravvissuta, per la costruzione dell'organo della Salute nel 1782-83. Callido aveva presentato un preventivo da 1200 ducati e così il lavoro è stato assegnato a un altro allievo di Nacchini, Francesco Dacci, che si accontentava della metà. «Ma non si è trattato di un lavoro al ribasso», spiega Paola Talamini, «sono stati utilizzati materiali di qualità, e quello della Salute è un organo di grande rilievo». Si può parlare di una vera e propria tipologia di organo veneziano, con caratteristiche proprie: si trattava di strumenti generalmente piuttosto piccoli, con pochi registri, costruiti per soddisfare le esigenze dei committenti locali. L'organo della Salute è stato rimaneggiato dopo che un fortunale, nel 1830, aveva rotto i finestroni, era entrata acqua e lo strumento ne era rimasto danneggiato. «Il mio organo, quello che suono tutti i giorni», spiega Talamini, «è ovviamente quello a cui sono più affezionata. Sono però rimasta molto sorpresa dall'organo di San Moisé. È uno strumento equilibratissimo, molto vicino al suono originale dei Callido, ancora con il loro registro tipico, cioè le viole. Al suo interno è stata ritrovata una tavola con una pergamena che riportava il metodo per formar registrazioni, campanelli, corni, orchestra, riprodurre i suoni più ampiamente possibile.


I RESTAURI
Lo strumento ha avuto un primo restauro negli anni Settanta grazie a una raccolta fondi organizzata da Omaggio a Venezia di Bruno Tosi e una più recente manutenzione a opera della ditta padovana fratelli Ruffatti». Paola Talamini ha cominciato un importante lavoro di trascrizione per organo delle composizioni di Antonio Vivaldi. Un paio di mesi fa è uscito il primo cd: i dodici concerti di Il cimento dell'armonia e dell'invenzione, che comprende anche le celeberrime Quattro stagioni. «Vivaldi», spiega Talamini, «è uno dei compositori che amo di più, l'ho sempre suonato nel gruppo barocco come clavicembalista. Ora devo suonare tutti i giorni e mi manca musica per organo solista, uno strumento così complesso da essere in grado di restituire la consistenza sonora dell'organico orchestrale originario. Dopo l'uscita di questo primo cd vivaldiano ne sono previsti altri: in settembre ne uscirà uno di musiche di Johann Simon Mayr, celebre per aver composto la musica di La biondina in gondoleta e in seguito ne verrà prodotto un terzo con le musiche strumentali di autori vari ritrovate nell'archivio della Salute».

Ultimo aggiornamento: 4 Agosto, 06:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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