«Ponte di Calatrava, ovovia inutile»
mazzata milionaria sulla giunta Costa

Venerdì 24 Aprile 2015 di Maurizio Dianese
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L’ovovia sul ponte di Calatrava? Era inutile. Ed ecco il conto che la Giunta di Paolo Costa è chiamata a pagare: 1 milione 779 mila 565,61 euro. "Un milionesettecentosettantanovemilacinquecentosessantacinqueeuro/61", specifica la Procura regionale della Corte dei conti, come se si trattasse di compilare un bollettino in posta.



Ad aprire la lista di chi è chiamato a pagare il conto è l’ex sindaco ed attuale presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa. Segue il vicesindaco Michele Mognato e poi gli assessori, Loredana Celegato, Giuseppe Caccia, Paolo Cacciari, Ugo Campaner, Marco Corsini, Luciano De Gaspari, Giorgio Orsoni, Giampaolo Sprocati, Guido Zordan. I 10 assessori e il sindaco Costa - in carica dal 2000 al 2005 - hanno tempo fino al 1° maggio per fare un bonifico a Banca Intesa sul conto corrente del Comune. Del resto la Procura presso la Corte dei conti non ha dubbi sul fatto che "il danno si qualifica come danno da opera inutile oppure, in via subordinata, quale danno da indebita lievitazione dei costi dell’opera stessa". In buona sostanza significa che l’ovovia era inutile, ma se anche Costa e i suoi assessori riuscissero a dimostrare che era utile, comunque devono rispondere dell’indebita lievitazione dei costi.



Insomma il ponte di Calatrava è destinato a non far dormire sonni tranquilli ad amministratori e funzionari comunali per un bel po’ ancora, nonostante la recente assoluzione, sempre da parte della Corte dei conti del Veneto, dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava e di tre dirigenti dei Lavori pubblici del Comune di Venezia (Roberto Scibilia, Salvatore Vento e Roberto Casarin) dall’accusa di danno erariale per la realizzazione del ponte.



Insomma la telenovela del quarto ponte sul Canal Grande va avanti. Esattamente dal 1996. L’approvazione definitiva del progetto da parte del Comune arrivò nel 2001 e servirono 7 anni perché la struttura venisse realizzata. Il ponte doveva costare 6 milioni e 700 mila euro e ne costò 11 e 600 mila euro. Più l’ovovia. Decisa in tutta fretta dalla Giunta Costa nel 2002 nonostante la Commissione di Salvaguardia avesse approvato il progetto del ponte di Calatrava senza "servoscala" per i disabili poichè, senza quegli infissi metallici così poco estetici l'opera «offre un impatto visivo certamente migliore», scriveva la Commissione.



Beppe Caccia, allora responsabile dell’assessorato alle Politiche sociali ricorda bene quei momenti: «In seguito ad un articolo del Corriere si era scatenato il putiferio sul fatto che costruivamo un ponte, peraltro deciso dalla Giunta che ci aveva preceduto, che non era a portata di disabile. La legge era chiara: non si poteva fare. Io consultai le associazioni di Mestre e Venezia e tutti, con grande buonsenso, furono d’accordo nel dire che era più comodo utilizzare il vaporetto, come si era sempre fatto. Ma il buon senso fu buttato alle ortiche dalle pressioni delle associazioni nazionali e dei giornali e così si decise di fare l’ovovia. Giusto o sbagliato che fosse in ogni caso bisogna che sia risolto il paradosso legislativo: l’opera è inutile o è utile? Perchè, se è inutile, allora bisogna modificare la legge che impone i servoscala, se è utile, invece, non possono chiamarci a pagare il conto. Ma dicono che, anche se utile, è costata troppo. Ne risponderà chi l’ha costruita, non noi amministratori che abbiamo obbedito alla legge che impone opere pubbliche a portata di disabile». Anche a Venezia, dove forse bastava seguire il buonsenso fin dall’inizio per evitare il doppio pasticcio, del ponte e dell’ovovia. Ultimo aggiornamento: 15:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA