Tregua finita, otto vittime in provincia nell'arco di una sola giornata

Martedì 24 Marzo 2020 di Nicola Munaro
VENEZIA - Due giorni di timida tregua e ieri il diluvio. Sei morti  in un unico bollettino - il solito, funereo, appuntamento delle 17 con l’aggiornamento di Azienda Zero - Venezia e la sua provincia non li avevano mai visti in un unico giorno da quando, all’1.30 del 22 febbraio, era scoppiata la pandemia. È successo però ieri, in ventiquattr’ore che hanno ribaltato il cielo veneziano e fatto ricominciare la conta delle croci lasciate sul campo nella lotta al nemico invisibile, Covid-19.
A macchiare ancora di più di sangue una giornata da tregenda come quella di ieri, con decessi negli ospedali di Mestre, Dolo, Chioggia e Jesolo, anche le notizie da fuori provincia: nei reparti di Terapia Intensiva degli ospedali di Mantova e Milano morivano altre due veneziane, due donne nate in laguna e che la vita aveva condotto in Lombardia. Tutto finito? No. Perché dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ieri sono arrivate anche due conferme: le cause di due morti avvenute nei giorni scorsi sono state attribuite con granitica certezza al coronavirus. Questo mentre i contagi salivano ancora (+74 in una giornata) arrivando a toccare quota 807. Un’enormità.
Rewind: ieri Azienda Zero ja comunicato sei decessi - avvenuti tra sabato e ieri e mai conteggiati finora - a cui aggiungere due decessi in Lombardia e due certificazioni di coronavirus dall’Iss di Roma.
Domenica a Mestre, nella Terapia Intensiva dell’Angelo, sono morti Lucia Lionello, 81 anni, di Mestre ed Eugenio Stefani 73 anni, originario di Pellestrina, già presidente Coppi Gazzera e titolare di una ditta. Ricoverato all’Angelo in Cardiologia e poi in Terapia Intensiva per problemi polmonare.
All’ospedale Covid di Dolo si sono spenti invece Ermes Bordin, 84, residente a Pianiga, morto il 21 marzo, sabato; e ieri Antonio Garbin, 1939, residente a Valli di Chioggia, morto il 23 marzo, ieri. Garbin è il terzo morto della frazione chioggiotta. 
Chioggia stessa ha visto ieri morire Vittoria Tiozzo Brasiola, 80 anni residente nella città lagunare; mentre all’ospedale di Jesolo, sempre ieri, è morto Mario Stefenel, 81 anni, residente a San Donà di Piave. 
Due le croci veneziane fuori regione: ieri a Mantova è morta dopo pochi giorni di malattia, Arianna Busetto, 46 anni di Murano, che quattro giorni fa, dal suo letto d’ospedale, aveva postato su Facebook: «Quando guarirò mi inviterete tutti a cena!». Il suo cuore già provato però non ha retto: Arianna è la vittima veneziana (e mantovana) più giovane del coronavirus. 
Sabato, a Milano, è spirata la contessa Carla Nani Mocenigo, 83 anni, erede dei dogi, a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, aveva iniziato una brillante carriera di pierre.
Sempre ieri, poi, sono tornati dall’Iss gli esiti degli esami di approfondimento su due decessi dei giorni scorsi. È stato quindi Covid-19 a uccidere, il 15 marzo, su un letto dell’ospedale Civile, L.B., 84 anni, residente nel sestiere di San Marco. Come coronavirus è anche la causa della morte di Danila Voltolina, 1928, Chioggia, spirata domenica a Dolo.
Con quelli di ieri sera, sale a 39 il conto totale delle persone decedute per coronavirus. È una curva in continua ascesa anche quella che riguarda i contagi: finora la punta massima era stata di 110 nuovi casi in un solo giorno. In totale, sono 807 (+74 ieri) le persone colpite da coronavirus: tra questi anche tre agenti della polizia locale, uno dei quali nel Gabinetto del comandante. I ricoverati sono 256 mentre si concentrano in 61 (sei casi in più di ieri) i pazienti ricoverati nelle varie Terapie Intensive degli ospedali del veneziano, compresi sia i territori dell’Ulss 3 sia quelli dell’Ulss 4. Sono le condizioni di salute di queste persone a preoccupare maggiormente i medici impegnati nella lotta al coronavirus.
In tre mesi di influenza stagionale (dicembre 2019-febbraio 2020) il veneziano ha dovuto affrontare una decina di casi difficili, con due morti. Impietoso, a questo punto, il confronto con questo primo mese di coronavirus: sono 61 i letti occupati in Terapia Intensiva e soprattutto, sono arrivate a più di 30 le morti. «Il continuo aumento dei casi ci conferma che quella che stiamo affrontando è una malattia virale importante e insidiosa - spiega il dg dell’Ulss 3 Dal Ben - che può partire come un raffreddore, ma poi costringere al ricovero in Terapia Intensiva». Ultimo aggiornamento: 07:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA