Omicidio a San Stino di Livenza, marito ammazza la moglie a bottigliate

La vittima è Cinzia Luison, parrucchiera a Blessaglia di Pramaggiore. Lui, Walter Pitteri, è un ex dipendente Actv

Martedì 6 Dicembre 2022 di Emiliana Costa
Omicidio a San Stino di Livenza, marito ammazza la moglie a bottigliate
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SAN STINO DI LIVENZA (Venezia) - Ancora un femminicidio oggi, 6 dicembre, intorno all'ora di pranzo a San Stino di Livenza. Un uomo di 65 anni ha ucciso la moglie 60enne a bottigliate e forse utilizzando anche un altro corpo contundente. Il femminicidio si è consumato in Corso del Donatore al civico 1. È stato l'uomo, subito dopo aver ammazzato la moglie Cinzia Luison - nota parrucchiera del posto - a chiamare i militari. L'omicida, Giuseppe Pitteri detto Walter, ex dipendente Actv, è stato preso in custodia dai Carabinieri, e portato alla stazione di San Stino di Livenza. Nell'abitazione del femminicidio sono intervenuti anche i Carabinieri di Portogruaro. È stato disposto l’arresto per omicidio volontario. Si indaga sul movente. L'uomo è ancora in caserma.

Sul posto è arrivato il medico legale Antonello Cirnelli che ha ispezionato l'area in cui si è consumato il femminicidio. Il sindaco di San Stino, Matteo Cappelletto, ha sentito la sorella della vittima offrendo assistenza anche psicologica. 

Cinzia Luison, chi è la vittima

La vittima è Cinzia Luison, titolare di un salone di parrucchiera a Blessaglia di Pramaggiore. Sul posto si è recato il pm Barbaro di Pordenone. Le coppia ha due figlie di 22 e 26 anni. Nel suo salone, Cinzia proponeva servizi a base di elementi naturali, seguendo la filosofia orientale ayurvedica basata sul rispetto dell'ambiente e dell'equilibrio psico-fisico. Cinzia si è classificata prima nel concorso fashionista italiana al Masterjam Aveda 2011 a Londra.

Chi è Walter Pitteri

Giuseppe Pitteri, detto Walter, ha lavorato in Actv dal 1982 al 2016. Il 65enne, che ha chiamato i carabinieri dopo l'omicidio, non aveva nessun precedente ed è incensurato.

La ricostruzione

Una lite furibonda, poi il raptus omicida. Cinzia Luison, 60 anni, è caduta sotto i colpi inferti dal marito con una bottiglia di vetro. E forse anche con un altro corpo contundente. L'ennesimo femminicidio in Veneto. Tutto è avvenuto oggi, martedì 6 dicembre poco dopo le 13, nell'appartamento della coppia, in un'elegante palazzina vicina al centro di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia. Cosa abbia scatenato la furia di Giuseppe Pitteri, detto Walter, 65 anni, è ancora da capire.

Lei era la titolare di un apprezzato salone di parrucchiera, con sede a Pramaggiore ( Venezia), che seguiva la filosofia orientale ayurvedica. Lui, fino a pochi anni fa, era stato un dipendente dell'Actv, l'azienda veneziana di trasporti pubblici. Le due figlie, di 22 e 26 anni, non erano in casa al momento del delitto. La più piccola sarebbe rientrata a omicidio ormai compiuto e sarebbe corsa da un vicino chiedendo aiuto.

È stata smentita dal Procuratore di Pordenone, Raffaele Tito, l'indiscrezione secondo la quale la ragazza avrebbe rischiato a sua volta di finire sotto i colpi del padre. Dopo il delitto Pitteri ha composto il numero del 112 , avvisando i Carabinieri di quanto aveva fatto. Ma per Cinzia Luison non c'era più nulla da fare. Il medico giunto sul posto non ha potuto che constatarne il decesso. Preso in custodia dagli investigatori, l'uomo è stato portato in caserma. Più tardi il Pm della Procura di Pordenone Carmelo Barbaro lo ha posto in arresto per omicidio volontario.

Il sindaco di San Stino, Matteo Cappelletto, si è fatto portavoce dello sgomento della cittadina. «La comunità - ha detto - è sotto choc per una tragedia assolutamente inspiegabile, in una famiglia di cui non avevamo mai avuto notizia ci potessero essere dei dissapori». «Conoscevo la vittima di vista - ha aggiunto - L'abitazione dista poche decine di metri dal Municipio; sovente con Cinzia ci si salutava nel bar sotto casa. Una conoscenza superficiale, ma che mi ha permesso di apprezzare il suo sorriso e la sua grande
gentilezza. Con il marito gli incontri erano più sporadici».

Era comunque l'attività di Cinzia a farne una figura nota e apprezzata a San Stino: il suo salone di parrucchiera era inserito tra i primi 200 per qualità in Italia; nel 2021 aveva inoltre conquistato il primo posto nella classifica italiana al Masterjam Aveda, svoltosi a Londra. E oggi, mentre i carabinieri delimitavano la zona delle indagini, e Corso del Donatore si riempiva di sirene e auto delle forze dell'ordine., davanti alla casa di Cinzia si sono fatte avanti decine di persone che la conoscevano, o erano clienti del suo negozio, per lanciare idealmente un ultimo saluto a Cinzia.

Il precedente

Un nuovo choc per quest'area del Veneto orientale, a meno di 4 mesi da un altro fatto di sangue avvenuto nella vicina Torre di Mosto: era l'8 agosto quando il 56enne Michele Beato, ex guardia giurata, aveva tentato di uccidere l'ex moglie con un coltello, suicidandosi poi puntandosi contro una balestra. La donna è tutt'ora ricoverata in ospedale in gravi condizioni.

Il cordoglio di Zaia

«Niente colpisce di più di una storia vera in un mondo in cui è fondamentale anche la fiction per attirare l'attenzione sulla violenza contro le donne come piaga sociale. Quella di Cinzia Luison ci richiama alla tragica quotidianità dei fatti e ci riempie il cuore di amarezza per quello che forse poteva essere evitato. Di fronte alla morte di una persona in questo modo possiamo solo dire che la violenza a nessun livello è tollerabile e va condannata senza se e senza ma con l'impegno di tutti». Sono le parole del Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, alla notizia della morte di Cinzia Luison, di San Stino di Livenza (Venezia), colpita a bottigliate dal marito che si è consegnato ai Carabinieri.

«L'impegno di tutti affinché nessuno debba più piangere per le vittime di simili omicidi - conclude il Governatore - inizia dalla consapevolezza che è fondamentale educare le nuove generazioni ma anche favorire con ogni mezzo la denuncia di situazioni in cui ci sono donne in pericolo e sottoposte a violenza sia fisica sia psicologica. Il Veneto ha una rete antiviolenza fatta di 26 centri, 38 sportelli, 28 case rifugio. Sono già molte le donne che grazie ad essa sono riuscite a mettersi in salvo. La segnalazione delle situazioni a rischio va assolutamente stimolata. Esprimo il mio cordoglio per il tragico fatto».

 
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Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 08:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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