L'astrofisico veneziano Fabrizio Tamburini svela l'enigma dei numeri primi

Venerdì 24 Settembre 2021 di Tullio Cardona
L'astrofisico Fabrizio Tamburini, veneziano
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VENEZIA - L’enigma dei numeri primi non è più tale. Il mistero è stato risolto e svelato dall’astrofisico veneziano Fabrizio Tamburini, con l’aiuto del fisico siciliano Ignazio Licata. L’annuncio è dello stesso Tamburini: «Dopo 16 anni di studi, è stato realizzato un passo decisivo verso uno dei maggiori problemi della matematica moderna, ovvero l’ipotesi di Riemann sui numeri primi. La domanda del matematico tedesco era così concepita: quanti numeri primi ci sono prima di un numero dato? È la base della crittografia moderna, basata proprio sui numeri primi. Insomma, la più interessante e funzionale questione della matematica».

L'utile lezione di Majorana

I due scienziati hanno risolto il problema per la sua estetica matematica, utilizzando il formalismo della teoria delle stringhe e trovando come chiave fondamentale l’equazione a infinite componenti di Ettore Majorana, il famoso scienziato scomparso misteriosamente nel 1938. «Majorana appare spesso come un fantasma - continua Tamburini - aleggia in tutte le ricerche di frontiera della meccanica quantistica odierna. Il problema dei numeri primi è stato definito dai matematici come il Santo Graal della matematica, uno dei misteri del millennio, così definito dal “Clay Instiute of Mathematics”. Una vera e propria ossessione per tutti i matematici. Sui numeri primi è basata tutta la matematica, ovvero quei numeri divisibili solo per se stessi, gli “atomi” di ogni sistema numerico. Per risolvere questo problema non è stata utilizzata la cosiddetta teoria dei numeri, ma una combinazione di fisica quantistica, matematica e relatività di Einstein. Un bel crogiuolo determinato dalla nostra esperienza accumulata in merito a queste discipline. All’inizio Licata si è chiesto in che guaio matematico volessi trascinarlo, rappresentando, questo, il problema principe di tutta la matematica. In realtà quanto ho immaginato in questi 16 anni e concluso durante la pandemia, possedeva una forma solida e concreta».

Un'identità a entità inafferrabili

«Questa scoperta non solo permette di fissare un’identità a questi inafferrabili numeri primi, ma impone dei limiti concreti alla sicurezza nella crittografia classica, sulla quale sono basate le transazioni bancarie, le comunicazioni criptate fra cellulari, ed il Web stesso attraverso le varie password. Queste crittografie sono tutte impostate sui numeri primi ed ora avranno un importante sviluppo. Una volta determinato quanti numeri primi ci sono prima di un numero prestabilito ed immaginato, non ci possono essere altri numeri nascosti o ignoti, sui quali costruire una chiave crittografica sicura. Quando ho raccontato al mondo scientifico la scoperta, c’è stata una collaborazione immediata da parte dei maggiori matematici al mondo, che hanno permesso di migliorare la stesura della relazione e quanto avevamo affermato. Qualche settimana dopo, il famoso matematico Carlos Perleman ci ha confermato la validità dell’intuizione». Fabrizio Tamburini attualmente collabora con l’Istituto tedesco Zkm ed è in attesa di prendere servizio a Vienna, presso l’Accademia delle Scienze austriaca. Lo scienziato, 58 anni, residente a Mestre, era balzato alla ribalta mondiale per aver utilizzato per primo i vortici elettromagnetici nelle telecomunicazioni ed in astrofisica relativistica e fisica quantistica. Le sue scoperte gli hanno valso un riconoscimento dall’Accademia Reale delle Scienze svedese e dall’Istituto Nobel per la Fisica, assieme ad altri prestigiosi premi internazionali. Proprio con i vortici è riuscito a misurare la rotazione del buco nero M87. Vorrebbe tornare a fare ricerca in Italia, se le condizioni lo consentiranno. 

Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA