Non fanno il vaccino, a rischio sospensione 380 sanitari dell'Ulss 3

Sabato 4 Settembre 2021 di Nicola Munaro
La Ulss 3 sta decidendo sulla sospensione di 380 dipendenti che non si sono ancora immunizzati contro il Covid
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VENEZIA - Nel territorio di competenza dell’Ulss 3 ci sono 1.400 sanitari non vaccinati. E 380 di quest’insieme di medici, infermieri, operatori che ancora non si sono immunizzati, sono dipendenti diretti dell’Azienda Serenissima. Tutti professionisti che non hanno risposto a nessun appello da parte dell’Ulss e che ora rischiano la sospensione, come già accaduto a una novantina di loro colleghi. Ed ecco altri 200 camici bianchi non ancora immunizzati che hanno inviato alla Commissione che decide le sospensioni una lettera con le motivazioni (le più disparate «alcune fantasiose» ha detto il dottor Vittorio Selle, presidente della suddetta Commissione) per le quali non intendono farsi somministrare il vaccino. Sono le loro posizioni che adesso sono al vaglio di chi deve decidere quale motivazione sia buona e quale solo una scusa.
Ci sono, poi, i circa 300 sanitari non dipendenti diretti dell’Ulss Serenissima che l’azienda di via don Tosatto ha segnalato alle strutture in cui lavorano in quanto recalcitranti alla vaccinazione: sono quasi tutti impiegati nella case di riposo e se per loro dovesse scattare la sospensione, le Rsa andrebbero in grossa difficoltà. I duri e puri? Una ventina di dipendenti dell’Ulss 3 che hanno mandato alla Commissione del dottor Selle lettere firmate dagli avvocati nelle quali minacciano azioni legali. E così un pugno di medici prova a mettere pressione all’azienda. Per un clima che il direttore generale dell’Ulss 3 Edgardo Contato ha definito senza mezzi termini «teso» ma che comunque non ammorbidirà la linea: se, insomma, ci sono i requisiti per altre sospensioni, arriveranno.


LA FRENATA
Ma a rallentare in queste ultime settimane è tutta la campagna vaccinale, nonostante le giornate dello sport con testimonial i giocatori del Venezia (sabato scorso) e gli atleti della Reyer (mercoledì scorso). Rispetto alle marce forzate di fine primavera, quando la macchina dell’Ulss 3 registrava qualcosa come 40mila sieri a settimana, oggi si viaggia a 30mila vaccini in sette giorni. Sempre meglio del dei 20mila che si vaccinavano ogni settimana in agosto, ma la corsa non è ripresa come si pensava. 
Sotto osservazione c’è soprattutto la fascia dei più giovani, tra i 12 e i 19 anni: il 59,4% (cioè 26.848 ragazzi) ha avuto il primo ciclo e 1.343 under19 hanno prenotato, pur non essendo ancora coperti e quindi non parte di quella catena capace di interrompere la diffusione del virus. Mancano del tutto all’appello in 17.032 ragazzi tra i 12 e i 19 anni: una quota alta considerando anche che riparte la scuola e tutte le attività sportive. 
Mentre, via-via che si alza l’età, aumenta anche la percentuale di vaccinati fino a raggiungere la quasi totalità negli ultraottantenni e l’85% (considerando anche le prenotazioni) per chi ha tra i 60 e 69 anni, una delle fasce che è stata tra le più difficili da convincere. «In una fase di ampia disponibilità di vaccini - ha sottolineato il dg Contato - ci troviamo ad aver raggiunto anche una vasta copertura della popolazione. Restano fasce d’età particolari su cui lavorare, per portare quante più persone possibile a vaccinarsi: penso in particolare alla fascia degli adulti e a quella dei più giovani, tra i 12 e i 19 anni. Come Ulss 3 lo stiamo facendo con grande impegno, cercando di andare a sollecitare ambiti specifici. Nei mesi di luglio e agosto siamo andati a portare tamponi e vaccini anche nelle sacre, e nei grandi eventi come il Redentore: ci sforziamo - ha concluso Contato - di costruire quel dialogo ampio con l’utenza che può convincere coloro che sono restii, o anche di agevolare le pratiche per chi proprio le trova complicate, ad esempio aiutando ad eseguire la prenotazione presso il punto vaccinale». Finora nell’Ulss 3 sono state somministrare 812.696 vaccinazioni, compresi entrambi i cicli.


IL BILANCIO
Sono stati 115 i nuovi casi di contagiati registrati dal bollettino di Azienda Zero e non ci sono stati decessi mentre scendono nel report giornaliero i ricoverati, ora a 38. Di questi sono 7 in Terapia intensiva negli ospedali del Veneziano, tra Ulss 3 e Ulss 4, che però ha un solo contagiato grave a Portogruaro. 
E intanto esplode il caso del deposito Actv di Mirano dove negli ultimi giorni si sono verificati 6 contagiati, tutti a casa asintomatici: il caso è seguito dall’Ulss 3 che però non l’ha ancora classificato come cluster, cioè focolaio. «Siamo tutti in apprensione per loro. Non va mai dimenticato a cosa sono esposti i lavoratori di prima linea» scrive Francesco Zingarlini, dipendente di Actv nel trasporto terra a Mirano e consigliere comunale a Venezia per Fratelli d’Italia, il primo a dare la notizia. Saputo dei contagi, Actv ha sanificato l’intero deposito, come di prassi, per escludera la circolazione del virus. 
Ai casi di Mirano si aggiunge un altro dipendente di Actv, in servizio a Mestre, che è contagiato Covid e si trova in Terapia intensiva.

 

Ultimo aggiornamento: 16:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA