Attentato in Mozambico. Don Lorenzo Barro, dal concorso vinto alle Poste alla vocazione, poi l'Africa

Giovedì 8 Settembre 2022 di Teresa Infanti
Attentato in Mozambico. Don Lorenzo Barro, dal concorso vinto alle Poste alla vocazione, poi l'Africa

PORTOGRUARO (VENEZIA) - Cresciuto nella parrocchia della Beata Maria Vergine, nella zona di Viale Trieste a Portogruaro, don Lorenzo Barro, 58 anni, uno dei due sacerdoti scampati all'attentato jihadista a Chipene, in Mozambico, nel quale è rimasta uccisa una suora trevigiana ha scoperto la vocazione solo in età adulta. Diplomato perito, aveva vinto un concorso alle Poste. Poi l'incontro con Dio: il seminario e il ruolo di segretario personale del vescovo della Diocesi di Concordia Pordenone, Sennen Corrà e, per il periodo d'esordio, di monsignor Ovidio Poletto.


DA PARROCO

Aiutante alla parrocchia di Sant'Agostino a Torre di Pordenone e responsabile della Pastorale giovanile diocesana, prima di partire per l'Africa è stato parroco ad Aviano, sempre in provincia di Pordenone. Desideroso di vivere l'esperienza della fede in maniera totale, ha scelto di dedicare il proprio tempo agli ultimi, in un luogo che sembra dimenticato da Dio. In Mozambico, come missionario Fidei Donum, ci è andato per la prima volta 6 anni fa. Nel 2019, per sostenere la realizzazione dell'impianto idrico a beneficio di un nuovo convitto maschile per studenti della scuola secondaria di Chipene, don Lorenzo, allora parroco di San Pedro do Lùrio, era riuscito anche ad ottenere dalla società acquedottistica Livenza Tagliamento Acque un contributo di 10mila euro. Con quei fondi, era stato realizzato, tra l'altro, un sistema di fornitura di acqua che alimentava il serbatoio d'acqua da mille 500 litri destinati ai servizi igienici. Anche al servizio della cucina si era provveduto a fornire acqua grazie a un serbatoio da 500 litri, alimentato dal serbatoio centrale della missione. Il suo impegno in quella terra era stato riconosciuto con la nomina, nel luglio 2021, di vicario generale della diocesi di Nacala.


GIORNI DIFFICILI
«Lorenzo - racconta il cugino Giorgio - è una persona molto operativa, sempre alla ricerca di una soluzione ogni qualvolta si presenta un problema. Quando decise di partire gli chiesi quali fossero i motivi alla base della sua scelta e lui mi disse che aveva deciso di rispondere in quel modo all'appello di papa Francesco di uscire dalla propria terra e di andare fino ai confini ad annunciare il Vangelo». Giorgio aveva sentito don Lorenzo una settimana fa. In quell'occasione gli aveva raccontato che stava affrontando dei giorni difficili: la guardia era molto alta perché c'era stato un attacco ai confini della Diocesi nel quale c'era stata una vittima. «Alla mia domanda se ci fosse un piano di fuga - ha raccontato Giorgio - lui mi ha risposto che l'unico piano era quello di scappare. Don Lorenzo è una persona molto tranquilla e per nulla apprensiva, altrimenti credo che non avrebbe mai scelto di andare in quei luoghi. Ora il pensiero va non solo a suor Maria, uccisa nell'attentato, e a chi è riuscito a fuggire ma anche alle persone rimaste, che in quella missione speravano in una vita migliore. Ci vorrà del tempo per ristrutturare tutto e recuperare la fiducia di chi si affidava a quei missionari». A Portogruaro, dove vive il papà Giovanni e il fratello Andrea (la sorella Paola vive a Udine), la notizia dell'attentato ha scosso l'intera comunità e soprattutto la parrocchia in cui don Lorenzo ha conosciuto la fede e la solidarietà. Gli attentatori avrebbero cercato, invano, di bruciare tutto rendendo inutilizzabili i pickup. Don Lorenzo e gli altri avrebbero raggiunto a piedi la missione della Diocesi di Verona.

Ultimo aggiornamento: 12:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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