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Barche troppo veloci in laguna: «Regole sbagliate, vanno abolite. Basta vietare di fare onde»

Lunedì 27 Giugno 2022 di Tullio Cardona
E' ricominciata la guerra al moto ondoso, ma con pochi risultati
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VENEZIA - Moto ondoso e associazioni remiere: da tempo molti aspettavano la posizione di Giovanni Giusto, proprio perché delegato dal sindaco alla Tutela delle tradizioni. Ora il consigliere si è deciso a dire la sua. «Il moto ondoso non è un problema che nasce adesso - esordisce Giusto - Tutti hanno provato a limitarlo: ricordo in particolare il commissario al moto ondoso Paolo Costa, finalmente unico referente sulle competenze. Purtroppo ho visto come le categorie lo hanno aggredito e quindi lasciato solo. C’era la possibilità di fare, ma la forza popolare è venuta meno. A nulla, in seguito, sono serviti i tavoli di concertazione, nei quali ciascuno cercava solo il proprio interesse e non quello della città».


I RIMEDI
«Quello che risulta angosciante è il fatto che negli anni non abbiamo prodotto alcun deterrente. Il telelaser è la buffonata del momento, perché, superato a bassa velocità, poi tutti riprendono le loro corse. Ormai sappiamo molto del moto ondoso e di chi lo produce: tutti siamo colpevoli, anche se in modo diverso. Che fare? Paradossalmente potremmo armarci di bazooka e di mortai per affondare le barche. Oppure abolire i motori, ma non è un sistema applicabile, perché vorremmo persino più battelli per la vita quotidiana in città; dimostrazione che il desiderio di far diminuire il moto ondoso va a cozzare con altre esigenze diametralmente opposte. Chi fruisce in centro storico dell’acqua deve fare un esame di coscienza ed è questa l’unica speranza auspicabile. Quando parlo di coscienza, mi riferisco al buon navigare in laguna e al rispetto per l’altro che va in acqua come te, con qualsivoglia barca o motivazione. Una buona ricetta sarebbe quella di cancellare tutte le regole, perché ad esempio i limiti di velocità terrestri applicati in laguna sono ridicoli. Prova ne sia che risultano in regola barche a più piani improponibili, dalle carene più adatte al mare. Il moto ondoso è anche prodotto da ospiti che usano male la laguna con i loro “transatlantici”. Imponiamo perciò un’unica proibizione: vietato produrre onde e teniamo la sinistra in tutti i canali. Onda è quando l’acqua si solleva dal pelo dell’acqua. Sul Tamigi c’è solo questa semplice regola. Quando parliamo di moto ondoso e della salvezza di Venezia non ci devono essere contrasti politici, perché il problema si deve affrontare e non cavalcare per cercare voti e visibilità. Chi ha una buona idea va sostenuto e basta, da qualunque parte provenga».


QUESTIONE SICUREZZA
«Uno che in laguna mette a repentaglio la vita degli altri è un criminale - prosegue - e come tale deve essere considerato, perciò arrestato, dal momento che non trasgredisce solo regole locali, ma gli stessi articoli della legge nazionale. Sappiamo bene quali siano i canali più a rischio. Quando si incrocia un’altra barca, a remi o a motore che sia, si rallenta. Tutto qui. Questa è la coscienza e la maturità che devono essere raggiunte. Tutti i cittadini dovrebbero urlare contro chi produce onde incompatibili con i tratti d’acqua».


SANT’ALVISE
Infine, Giusto commenta quanto accade all’associazione “Gruppo remiere Punta San Giobbe”, dal momento che il Comune recentemente ha avocato a sé il cantiere di Sant’Alvise con la volontà di riscrivere le regole contrattuali. «La questione è burocratica, molto tecnica - commenta Giusto - e non rientra nelle mie competenze. Tuttavia posso dire che con il Coordinamento delle associazioni remiere fondato 25 anni fa, che ho poi guidato, quanto accaduto non sarebbe mai successo. Ci sarebbe stato un dialogo ed una soluzione a monte e non a valle».

Ultimo aggiornamento: 16:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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