Mose di Venezia, il progetto: funzionerà a energia solare con pannelli fotovoltaici e produrrà corrente

Elisabetta Spitz: «Attendiamo il via libera della Soprintendenza. Conche di navigazione: a metà 2023 tutte pronte»

Sabato 16 Luglio 2022 di Davide Scalzotto
Mose di Venezia, il progetto: funzionerà a energia solare con pannelli fotovoltaici e produrrà corrente
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Intervista ad Elisabetta Spitz, commissario straordinario del Mose di Venezia. Le ultime novità sulla barriera e sulla possibilità di renderla autonoma dal punto di vista energetico e utile sotto questo aspetto per i Comuni del territorio.

«Ora che il Mose funziona, possiamo dire il prossimo passo? Renderlo completamente autosufficiente del punto di vista energetico, grazie al fotovoltaico. Con Eni stiamo mettendo a punto un sistema che ci consenta non solo di prendere dal sole tutta l'energia che serve per farlo funzionare, ma anche di produrne di più e reimmetterla in rete per dare benefici a tutti i Comuni della gronda lagunare».


Elisabetta Spitz, commissario straordinario del Mose da dicembre 2019, ha due orizzonti: uno, praticamente infinito, è quello dell'opera che ha portato a funzionare e per la quale immagina un futuro in evoluzione. L'altro, quello personale-professionale, ha come limite la metà del 2024 quando, con il collaudo e la consegna dell'opera, il suo mandato scadrà. Oltre non guarda, almeno a parole. Non fosse che finora non si è mai fermata.


Architetto Spitz, dunque la nuova frontiera del Mose sarà sul fronte della produzione di energia? Un sogno o una promessa?
«Un obiettivo raggiungibile, sul qual credo e crediamo fermamente».

Mose a energia solare: il progetto

Sì, ma dove li mettete i pannelli e di che tipo?
«Su questo aspettiamo il via libera della Soprintendenza e stiamo lavorando con Eni. È prematuro dirlo, se prima non sono stati fatti tutti i passaggi. Di sicuro non andremo ad occupare superfici nuove o diverse che non siano quelle che abbiamo già in concessione. Abbiamo già fatto tutto, modelli, progetto...».


E sarete in grado di far funzionare il Mose col sole?
«Assolutamente sì. Di giorno immagazzineremo energia in abbondanza che utilizzeremo anche di notte. Non solo copriremo il nostro fabbisogno, ma ne produrremo in eccedenza».


E la accumulerete?
«Non sarà questa la strada, non ci sono batterie in grado di accumulare così tanta energia. Piuttosto con Enel studieremo il modo per immetterla in rete. Appena il Veneto approva l'applicabilità della legge che consente di creare le comunità energetiche, come ad esempio ha già fatto la Lombardia, saremo capofila di una comunità di enti pubblici. Penso ai Comuni della gronda che potranno beneficiare dell'energia prodotta dal Mose».


Per dare un ordine di grandezza, quanti megawatt servono per far funzionare il Mose?
«Siamo su 44 megawatt circa. Quello che sarà in più lo redistribuiremo ai Comuni».


Non male, visto che con 10 megawatt dicono che si alimentino circa 9mila case...
«Guardi, il Mose non è solo la più grande opera di ingegneria idraulica al mondo, ma può diventare un esempio di opera sostenibile. Ma l'avete visto il muro che hanno costruito per difendere New Orleans dalle mareggiate? Vogliamo confrontarlo con il Mose? Dobbiamo essere fieri di questa opera che, pur con tutti i problemi che conosciamo, è un vanto per la nostra ingegneria».


Mose, cosa non funziona e cosa manca

Non può negare però che ci siano state critiche, prese di posizioni, osservazioni. Sabbia nelle paratoie, incrostazioni...
«Guardi, le abbiamo viste tutti le foto delle paratoie colonizzate dalle cozze. Ma lo sa che è bastato passare con un getto d'acqua per farle tornare libere e gialle? La verità è una: il Mose funziona. In due anni ha salvato Venezia già 33 volte. Pensi che le previsioni fatte negli anni Novanta dicevano che si sarebbe alzato 5-6 volte l'anno. Bene: nel primo anno di sollevamenti lo abbiamo alzato 20 volte, nel secondo (nel 2021) 13».


E per il prossimo autunno quindi cosa si prevede?
«Dobbiamo basarci sui modelli e quelli ci dicono che la marea astronomica, che con quella meteorologica causa l'acqua alta, avrà bassissima incidenza. Quindi ci aspettiamo meno sollevamenti».


Sarà contento il Porto: a Mose abbassato le navi non avranno alcun ostacolo.
«Quello della frequenza dei sollevamenti sarà il vero tema dei prossimo anni. Per quanto riguarda il Porto, la strada - per quanto sta a noi - sarà rendere flessibili le chiusure delle bocche di porto in modo da tenere quella di Malamocco aperta il più possibile per far transitare le navi dirette al Porto. Lo abbiamo già testato, è fattibile. Se c'è vento di bora, tenere aperto Malamocco non incide sul livello delle acque in laguna. Diverso il discorso con lo scirocco (tra i due venti c'è un differenziale di apporto di marea di 12 centimetri), ma già così avremo risolto gran parte del problema dell'accessibilità».


E le conche di navigazione?
«Quelle, a Punta Sabbioni e a Chioggia, saranno pronte a metà 2023, prima della consegna dell'opera».


Consegna fissata a dicembre del prossimo anno. Dopo lo stop dei cantieri, ora il lavoro è ripreso. Tutto risolto con le imprese del Consorzio?
«Sì, la svolta è stata l'atto transattivo firmato da Provveditorato alle opere pubbliche, Consorzio e dalla sottoscritta. Da lì la macchina si è rimessa in moto. E ora arriveranno anche i 538 milioni del Cipess che ci consentiranno di arrivare alla fine con un certo margine di sicurezza».


Ma cosa manca per dire che il Mose è finito?
«La consegna dell'opera con il collaudo definitivo. Non basta che in questi due anni sia stato sollevato 33 volte, questa è la fase di avviamento. Dobbiamo ultimare soprattutto il piano della sicurezza e il cablaggio, con la fibra ottica».


E una volta finito, chi e come lo gestirà?
«Chiariamo un punto: il Mose sarà proprietà dello Stato, bene inalienabile del Demanio. La futura Agenzia per la laguna lo gestirà».


È stata nominata a dicembre 2019, di fatto è entrata in servizio come commissario al Mose a gennaio 2020. Sei mesi dopo il Mose si è alzato per la prima volta. Lei ha superato il blocco dei cantieri. Qual è stato l'ostacolo più grande che ha trovato al suo arrivo?
«La difficoltà maggiore è stata trovare un Consorzio in fase di paralisi, i cantieri erano fermi, abbiamo ripreso in mano la situazione finanziaria, chiuso i mutui, risparmiato risorse. Quei famosi 538 milioni sono usciti da questi risparmi, non sono soldi in più. Mi creda, aver fatto funzionare il Mose in 6 mesi è stata un'impresa di cui devo ringraziare tutti, a partire dal personale».

Come funziona il Mose di Venezia?


Ma quanta gente lavora attorno al Mose?
«Abbiamo la fase di costruzione e quella gestionale. Per dirle, quando si decide di alzare le paratoie, entra in funzione una squadra di 40 persone. Ciascuno sa cosa deve fare e dove andare».


E come funziona l'attivazione della macchina? Chi decide?
«Abbiamo creato un protocollo a cui partecipano tutti i soggetti interessati. L'attivazione avviene in maniera automatica, non c'è alcun bottone da schiacciare, per intenderci. Quando il sistema avverte che la marea potrebbe arrivare alla soglia fatidica dei 130 centimetri sul medio mare in laguna, ci allertiamo. Ma ci sono varie fasi: il primo alert arriva 48 ore prima del picco, è allora che la procedura si avvia. E in quel momento sappiamo di doverci tarare su un range di 30 centimetri in più o in meno che va via via riducendosi con l'avvicinarsi dell'ora. a regime poi la soglia di 130 sarà portata a 110».


E quanto ci vuole per alzare le paratoie?
«Tecnicamente mezz'ora, ma 9 ore prima la squadra si attiva e si muove per andare in postazione. C'è chi va nella sala controllo, chi nelle gallerie... Il Mose è un sistema complesso e affascinante. Tre ore prima del picco è il termine massimo per sospendere la procedura. E questo è il mio unico potere: fino a 3 ore prima posso decidere di fermare tutto per un'emergenza».


E le è mai successo?
«Sì, una volta. C'era una nave greca fuori dalla bocca di Malamocco ed era in difficoltà. Alzare il Mose avrebbe voluto dire esporla a una situazione critica, per cui decisi di non far sollevare le paratoie».


Avrete più squadre di addetti...
«Certo, abbiamo i turni per consentire una presenza continua 24 ore su 24 per il tempo necessario».


Questo è quello che avviene adesso. E un domani, con l'Agenzia?
«Sarà lo stesso, il sistema è collaudato. L'Agenzia gestirà il Mose e poi ci sarà la società in house che di fatto si occuperà degli interventi di manutenzione ordinaria e di quello che, per semplificarla, oggi fa il Consorzio».


Ecco, le manutenzioni. Come avverranno?
«Le manutenzioni ordinarie vanno fatte e si fanno praticamente ogni giorno. Quelle straordinarie, alla paratoie, una volta ogni 10 anni. Abbiamo fatto una gara, l'ha vinta una società (Fincantieri, ndr) e saranno loro a decidere dove fare le manutenzioni e come portare le paratoie. Noi daremo solo gli strumenti per sganciarle dal fondale. E ovviamente ci sono le paratoie di riserva che vengono montate per dare la rotazione quando ci sono le manutenzioni».


Senta, il suo mandato scadrà a metà 2024 con il collaudo dell'opera. Potrebbe restare a capo dell'Agenzia?
«Non ci penso proprio, il mio lavoro l'ho fatto».

 

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Ultimo aggiornamento: 17:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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