Mose di Venezia, polemiche e nuovo rinvio all'orizzonte: «Non sarà finito per il 2021»

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Roberta Brunetti
Mose di Venezia, polemiche e nuovo rinvio all'orizzonte: «Non sarà finito per il 2021»
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VENEZIA - Pensare di finire il Mose per il 31 dicembre del 2021 è una «forzatura». Lo dice chiaramente il provveditore alle opere pubbliche del Veneto, Cinzia Zincone. La scadenza fissata e finora confermata da tutti, se pur a denti stretti, in realtà è a rischio. Si lavora perché il sistema di dighe mobili destinato a preservare Venezia dall'acqua alta possa essere alzato, in situazione d'emergenza, già tra sei mesi, ma i lavori restano in grave ritardo e i tempi per il completamento dell'opera nel suo complesso potrebbero slittare ancora. Zincone lo ha spiegato ieri, durante le prove di sollevamento della barriera di San Nicolò, alla bocca di porto del Lido. Un'altra delle movimentazioni programmate per la manutenzione degli impianti - quindi anche con mare calmo, come ieri - che per tutto d'anno si svolgeranno sistematicamente ogni mese e mezzo per ciascuna delle quattro schiere che compongono il sistema.

IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA ANDREA MARTELLA:  «ll Provveditore alle opere pubbliche del Triveneto mi ha confermato che per la fine del 2021 l'opera potrà essere consegnata»

PROVE E COMMENTI
Si trattava della prima volta che la barriera di San Nicolò, con le sue 20 paratoie, veniva sollevata tutta insieme. Ed ad assistere alle operazioni guidate dai tecnici di Comar per conto del Consorzio Venezia Nuova, nella control room realizzata nell'isola artificiale al centro della bocca di porto, c'era con il provveditore Zincone anche il sindaco Luigi Brugnaro. Tutti soddisfatti per una prova filata liscia, senza intoppi: con le paratoie che hanno cominciato ad alzarsi alle 8, hanno raggiunto la posizione alle 10.30, sono tornate negli alloggiamenti alle 13. «Continueremo quest'operazione di trasparenza - ha commentato Brugnaro - e a fare pressione perché i lavori si concludano: lo dobbiamo ai cittadini che vivono e lavorano a Venezia. Dimostreremo al mondo che l'opera funziona, in gioco c'è la credibilità del Paese. Sono sperimentazioni importanti, non c'è nulla di scontato, ma è veramente andato tutto bene». Un commento, a distanza, è arrivato anche dalla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli. Ad un seminario del Pd nel Reatino, forse nella fretta di rispondere ai giornalisti, la ministra è andata, però, un po' in confusione sui tempi. «Stanotte la prima prova sul Mose è andata bene, se si ripresenterà l'emergenza potremo alzare le paratie» ha detto, quando il test si era svolto, invece, in mattinata e la prospettiva di alzare le paratoie non è così immediata.

PROSPETTIVE INCERTE
Il quadro, in effetti, è molto più complesso. L'impegno che si è preso il nuovo commissario straordinario del Mose, Elisabetta Spitz, è proprio quello arrivare ad alzare le dighe, in casi di emergenza, già tra sei mesi. Per questo ha chiesto al Cvn di presentare un cronoprogramma per l'emergenza entro domani. Il documento è di fatto pronto, ma confermerebbe l'impossibilità per il Consorzio di procedere a qualsiasi sollevamento d'emergenza prima di ottobre, senza aiuti esterni. Di qui l'idea di coinvolgere protezione civile, esercito, pompieri... Al momento, solo ipotesi. Intanto il Cvn procederà con le prove di sollevamento. Movimentazioni programmate, per tenere in funzione gli impianti, come ieri, ma anche sollevamenti con mare grosso, per cominciare a testare le paratoie in condizioni difficili, che saranno poi quelle in cui l'opera dovrà entrare in funzione. Si comincerà con quattro paratoie di Chioggia, da alzare con un preavviso di 48 ore, da qui ad aprile.

LA TEMPISTICA
Un primo passo per arrivare ad alzare tutte e quattro le schiere contemporaneamente, con l'acqua alta. «Quello sarà l'inizio dell'avviamento del Mose - ha ricordato ieri Zincone - solo allora può cominciare quel ciclo completo di manutenzione e di prove, che inizialmente avevamo previsto di tre anni». Dai contratti tra Provveditorato e Cvn si doveva cominciare dal 1. gennaio 2019, dopo aver ultimato gli impianti provvisori. Tre anni pieni di avviamento, prima della consegna a fine 2021. «Ora la data del 2021 è forzata perché sono saltate le scadenze intermedie - ha chiarito il provveditore -. I tre anni di avviamento si possono comprimere, certo, non so fino a quando... Di certo il commissario Spitz sta lavorando a questo, alla compressione dei tempi. E la vedo molto decisa».
 

Ultimo aggiornamento: 15:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA