Il Mose fa da "tappo" ai fiumi, rischio esondazioni senza centraline

Giovedì 15 Aprile 2021 di Roberta Brunetti
Il Mose fa da "tappo" ai fiumi, rischio esondazioni senza centraline
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VENEZIA  - Il primo rapporto sugli effetti delle chiusure del Mose, a cura dell'Ufficio Antinquinamento del Provveditorato opere pubbliche, si basa sui dati raccolti a dicembre dalla rete di stazioni di monitoraggio delle acque lagunari. «La vera e propria sentinella della laguna - scrivono gli esperti -, uno strumento fondamentale ed insostituibile per il controllo e il presidio della qualità delle acque lagunari».
Proprio quella che ora si sta spegnendo, una centralina dopo l'altra, per mancanza di manutenzione. Sono 30 pagine, ricche di dati, quelle dell'Antinquinamento, che analizzano le dieci chiusure delle bocche di porto di dicembre, in particolare quella di 45 ore consecutive, e puntano l'attenzione su fenomeni di cui tener conto nelle prossime manovre di sollevamento delle dighe mobili. Ad esempio sul fatto che le barriere di paratoie, non essendo ermetiche, possono far entrare parecchia acqua quando restano sollevate a lungo. O che in queste condizioni il deflusso dei fiumi rallenta fino a bloccarsi, con il rischio di piene ed esondazioni nei territori della gronda. Informazioni utilissime. Esempi concreti di come l'analisi di questi dati sia fondamentale.
L'ALLARME
Ed ecco la preoccupazione degli addetti ai lavori per la mancata manutenzione che sta mettendo a rischio l'attività delle dieci centraline sparse per la laguna. A dicembre, il periodo preso in esame dal rapporto, erano in funzione in sette (una con dati parziali). Tra gennaio e febbraio due hanno smesso di funzionare, ne restano cinque operative. «Se non si interviene a breve, nel giro di pochi mesi si ferma tutto» avverte Giorgio Ferrari, ex responsabile dell'Antinquinamento, oggi in pensione e consulente del Provveditorato, tra gli estensori del rapporto. Il problema della mancata manutenzione delle centraline è all'attenzione del provveditore Cinzia Zincone, che nei giorni scorsi aveva riunito attorno a un tavolo Antinquinamento, Consorzio Venezia Nuova, che ha in gestione la rete di monitoraggio, e Corila, il Consorzio interuniversitario che studia la laguna.
Tutto ruota attorno ai finanziamenti. Il Provveditorato aveva destinato delle somme per la manutenzione della rete di monitoraggio e più in generale per il funzionamento dell'Antinquinamento. Ma pare che per le difficoltà di cassa del Cvn, la manutenzione sia stata tagliata. Di certo le centraline sono state trascurate e funzionano a metà. «Un fatto grave, cessa un servizio pubblico di primaria utilità per l'ambiente, la laguna, la città - continua Ferrari - Una logica miope ha portato a questa situazione. Bisogna invertire la rotta, correre ai ripari. E serve la buona volontà di tutti». A nome della comunità scientifica, il direttore generale del Corila, Pierpaolo Campostrini, sottolinea un altro aspetto: «Questi dati sono alla base di tanti studi dei nostri ricercatori. Per troppo tempo, con il Cvn, ci sono state difficoltà nella distribuzione delle informazioni. Ora il Provveditorato è intervenuto perché il passaggio sia in tempo reale. Solo così le informazioni possono essere elaborate e diventare conoscenza per tutti».
IL RAPPORTO
Il rapporto, si diceva, è un bell'esempio dell'utilità di questi dati. Partendo dall'analisi della salinità dell'acqua, i ricercatori hanno scoperto - dato inaspettato e da approfondire - che i fiumi, durante le 45 ore di chiusura del 4-6 dicembre, non avevano scaricato in laguna. Il livello della marea in laguna era comunque cresciuto di 20 centimetri, ma per l'acqua filtrata dalle paratoie: ben 110.000.000 metri cubi. Rassicuranti i dati sull'ossigenazione, parametro fondamentale per la vita in laguna, durante le chiusure: tutti lontani da livelli preoccupanti. Scongiurato, insomma, il rischio che la laguna si trasformi in una cloaca.

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