Scandalo Mose, confermata in appello la condanna dell'ex giudice Giuseppone

Domenica 11 Aprile 2021 di Gianluca Amadori
Scandalo Mose, confermata in appello la condanna dell'ex giudice Giuseppone
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VENEZIA Confermata in appello, seppure con una riduzione del risarcimento dovuto, la condanna inflitta all'ex giudice della Corte dei conti del Veneto, Vittorio Giuseppone, da qualche anno in pensione, finito sotto accusa per danno erariale a seguito del coinvolgimento nello scandalo Mose.
La sezione centrale della Corte dei conti di Roma gli ha imposto di pagare 256 mila euro, a fronte della condanna di 450 mila euro inflitta in primo grado dalla Corte dei conti di Trento, competente a giudicare in quanto Giuseppone era stato in servizio a Venezia, e dunque non poteva essere giudicato dagli ex colleghi. La riduzione dell'importo da versare a titolo di risarcimento per danno da disservizio è stata motivata dai giudici romani con il fatto che Giuseppone può essere condannato soltanto per il periodo nel quale era in servizio presso la Corte dei conti lagunare (prima di passare a Roma) in quanto in tal ruolo avrebbe potuto favorire l'allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati. Il risarcimento è stato calcolato, dunque, sulla quota del 50 per cento degli stipendi percepiti dall'allora giudice tra il 2000 e il 2005.
CORRUZIONE
Giuseppone, 79 anni, fu travolto dallo scandalo Mose con l'accusa di essere stato al soldo del Consorzio Venezia Nuova e, in cambio di denaro - una sorta di stipendio a lui erogato semestralmente, dal 2000 al 2008 - di essersi prestato a fornire informazioni e aiuto a presidente Mazzacurati, per sistemare le relazioni sul progetto relativo al sistema contro l'acqua alta, garantendo così la prosecuzione dell'opera di salvaguardia della laguna. Nel procedimento penale era imputato di concorso in corruzione, ma gli episodi a lui contestati sono finiti in prescrizione per il troppo tempo trascorso.
Dalla sentenza della sezione centrale della Corte d'appello di Roma emerge che Giuseppone era retribuito da Mazzacurati «a prescindere dall'adozione di specifica attività d'ufficio contra legem... per il solo fatto di essere disponibile ad esercitare la propria influenza all'abbisogna». Tra i favori prestati, risulta ad esempio che Giuseppone non avviò «alcuna indagine sulla gestione del Mose, nonostante il presidente della Sezione presso cui era in servizio gli avesse assegnato tale incarico, nell'ambito del controllo sull'amministrazione regionale ai fini di referto».
In primo grado la Corte dei conti di Trento aveva accolto pienamente le richieste della Procura, condannando l'ex giudice a versare 450 mila euro a titolo di danno da disservizio, somma pari alla metà della retribuzione netta percepita negli anni 2000-2008.
RESPONSABILITÀ
A conclusione del corso del procedimento era stata ritenuta provata la responsabilità di Giuseppone, il quale aveva rapporti molto stretti con Mazzacurati, e in particolare con il suo uomo di fiducia, Luciano Neri, del quale aveva il numero di cellulare e che ospitò gratuitamente il giudice in hotel in occasione del matrimonio del figlio.
A fornire elementi di prova contro Giuseppone è stato lo stesso Mazzacurati, la cui versione è stata rafforzata da quella dell'all'ora vicedirettore del Consorzio, Roberto Pravatà, e dei consiglieri d'amministrazione Pio Savioli e Piergiorgio Baita,
 

Ultimo aggiornamento: 11:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA