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Il Mose non basta a San Marco, sei mesi per mettere in sicurezza la basilica

Lunedì 5 Ottobre 2020 di Davide Tamiello
Il nartece della basilica di San Marco, ieri di nuovo allagato
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VENEZIA - Il Mose funziona, ma per la basilica non basta. Un assioma conosciuto, reso evidente anche dall’acqua alta di ieri, appena a 24 ore dal successo dell’innalzamento delle paratoie. Una questione da non ignorare, perché, come sottolinea il procuratore di San Marco Carlo Alberto Tesserin, la chiesa non può più sopportare i danni della salsedine. «Ci siamo commossi tutti per il risultato di sabato - spiega - il valore dell’opera è innegabile, ma deve rimanere un punto ineludibile la necessità di mettere in sicurezza l’area marciana». Il progetto presentato dalla Procuratoria è quello di installare, in via provvisoria, delle barriere di vetro a protezione della basilica. «Il nartece va sotto acqua con la marea a 65 centimetri - continua Tesserin - la mia preoccupazione è capire come regolarsi da quel livello ai 130 centimetri in cui si prevede l’innalzamento del Mose. Abbiamo fatto un primo passo, ma adesso bisogna affrettarsi con la stessa determinazione a portare a termine gli altri. Ad agosto abbiamo avuto per cinque volte l’acqua alta: la parte sommersa non è marginale, è sostanziale». Tesserin, quindi, chiede di accelerare i tempi. «La decisione va presa immediatamente. Quanto ci vorrà? Per la nostra soluzione provvisoria gli esperti ci garantiscono che potrebbero bastare dai tre ai sei mesi». Sulla stessa linea l’ex procuratore e attuale direttore del Corila (Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia) Pier Paolo Campostrini: «Il Mose ha funzionato ed è giusto festeggiare, le polemiche sono sciocche. Siamo indietro però con gli altri lavori, c’è un problema di impermeabilizzazione della piazza, ci vorranno almeno un paio d’anni per ultimarlo. Resta prioritario, in questo momento, provvedere alla difesa della basilica. Abbiamo tre livelli necessari da raggiungere: difesa monumental, quella di insula e quella di laguna. Con l’opera abbiamo superato il primo, quello più complicato».
«VIA IL GIOCATTOLO»
Per i commercianti della piazza, ovviamente, la giornata di ieri ha avuto una punta d’amaro. Dopo la gioia di sabato, l’acqua di domenica: ieri la marea è arrivata a una punta di 106 centimetri alle 12.30, le previsioni parlano di una massima (sempre alla stessa ora) di 105 per oggi e 95 per domani. «Lo sapevamo bene, eravamo preparati - commenta Claudio Vernier, presidente dell’associazione piazza San Marco - non posso nascondere però che è come se avessero tolto a un bambino un giocattolo che gli era appena stato regalato. Penso soprattutto alla basilica, alle attività delle procuratie vecchie: sapere che c’è uno strumento a difesa della città e che non viene utilizzato è spiacevole». L’ipotesi, per Vernier, è che in attesa della realizzazione delle opere complementari (come l’innalzamento delle rive) si pensi a rinegoziare il limite delle previsioni a 130 centimetri per l’innalzamento del Mose. «Vanno messe sulla bilancia le necessità del porto e quelle dei cittadini - continua - e trovare un equilibrio. Questo almeno fino a quando le opere complementari non saranno ultimate». 
NEGOZIANTI DELUSI
In effetti, il ritorno alla normalità, ieri, è stato accolto con delusione da tutti i negozianti. «Siamo passati dalle stelle alle stalle - commenta Mario Conte, titolare del “140” - sabato c’era tanta euforia per il momento storico ma sapevamo che oggi (ieri, ndr) si sarebbe tornati a fare i conti con l’acqua alta in piazza. Non è un problema di fiducia: sapevamo che era un test. Però il sogno di essere all’asciutto fa sperare subito in una vita diversa». In città, si era già diffusa la voce che il Mose avesse fallito già al secondo giorno. «Qualcuno non aveva capito, mi hanno chiamato in tanti delusi per questo, ho dovuto spiegare loro che era già previsto che oggi non sarebbe entrato in funzione. A noi piacerebbe che il Mose venisse alzato con maree più basse, fosse per me lo farei partire già con 90 centimetri. Cosa succederà? Non ci resta che aspettare».

Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 08:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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