Mose, terremoto in laguna: il Ministero fa saltare il Provveditore

Venerdì 13 Agosto 2021 di Davide Scalzotto
Cinzia Zincone
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VENEZIA - Un terremoto così, per di più in pieno agosto, non si vedeva dai tempi di Giovanni Mazzacurati e della bufera giudiziaria sul Mose, fatte le debite proporzioni. Cinzia Zincone, provveditore alle Opere pubbliche del Triveneto, sta per essere rimossa dall'incarico: il provvedimento è in arrivo e il ministro delle infrastrutture, Enrico Giovannini, nominerà un nuovo responsabile.
La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le dichiarazioni della Zincone sul commissario straordinario del Cvn, Elisabetta Spitz, il cui ruolo è stato definito «inutile» in una intervista. Dichiarazioni che nessuno, dal ministero, alla politica, fino a tutta la struttura gestionale del Mose, crede siano state frutto di superficialità o sbadataggine. Non fosse altro perché per tutti, dai vertici del Cvn, al Provveditorato fino al commissario liquidatore Massimo Miani, vige il divieto di rilasciare dichiarazioni pubbliche senza l'autorizzazione del ministero: troppo delicata questa fase del Mose, tra imprese che non vengono pagate, un concordato preventivo per il Consorzio e un'opera che non si sa se potrà alzarsi in autunno per tutti questi problemi. Invece Cinzia Zincone, non solo ha (nuovamente: l'aveva già fatto) disobbedito alle disposizioni, ma ci ha pure messo dal suo, attaccando a destra e a manca la politica e la gestione commissariale, e buttando pure nel cestino quell'accordo, raggiunto con fatica e da lei stessa condiviso, per pagare alle imprese del Cvn il 70-80 per cento di quanto dovuto a fronte del concordato preventivo.

LA DECISIONE
E così ieri, 12 agosto, quando a Roma e a Venezia - passando per qualche amena località di villeggiatura dove c'era chi sperava di godersi questi giorni agostani in santa pace - hanno visto le parole al vetriolo della Zincone, è partita la contraerea, che ha portato ad avviare la procedura per la sospensione.
Difficile dire che la Zincone non se l'aspettasse. Anzi, forse se l'è pure cercata. Prossima alla pensione (a dicembre), estromessa dal Porto dopo esserne stata commissario, continuamente in rotta di collisione con Elisabetta Spitz, l'ormai ex Provveditore deve anche gestire due grane non da poco. La prima, se vogliamo, è più di immagine che di sostanza: l'indagine del Demanio sugli inquilini delle case statali, l'ha portata a dover giustificare i 238 euro al mese di affitto pagati per una casa demaniale a Venezia, zona San Giobbe, non proprio una delle più centrali, ma comunque con vista laguna.
La seconda, invece, è quella che potrebbe riservare sviluppi clamorosi e, forse, celare anche la spiegazione dell'atteggiamento conflittuale che la Zincone ha voluto accentuare con il Cvn. Perché la Guardia di Finanza ha messo gli occhi su un pagamento di 850mila euro che la Zincone avrebbe fatto a una ditta del Cvn, la Clodia, pagando di fatto il 100 per cento del debito vantato da questa, scavalcando completamente e sconfessando l'accordo siglato dal liquidatore Miani. Così, mentre le altre imprese si sono dovute accontentare del 70-80 per cento, la Clodia ha avuto il 100 per cento. Come mai?

L'INDAGINE
Per questo la Zincone è stata sottoposta a provvedimento disciplinare e quindi, si può dire, il suo comportamento era già attenzionato dal ministero dal quale dipende. La Finanza dovrà anche capire se altre imprese del Cvn abbiamo avuto dalla Zincone il medesimo trattamento, discriminante rispetto alle altre, perché - ma dovrà essere accertato - pare che all'appello manchino 2 milioni, destinati proprio a saldare le aziende che aspettano i soldi del concordato. Terzo elemento su cui far luce, le modalità di erogazione di quei soldi, con fatture la cui data sarebbe antecedente a quella dell'arrivo del commissario liquidatore Miani, finendo in qualche modo per sminare l'accusa di aver infranto l'accordo sottoscritto da Miani, Spitz e Zincone stessa. Da capire però se quei pagamenti del 100 per cento siano effettivamente stati erogati prima o se non vi sia stata una retrodatazione, per farli apparire stanziati prima dell'arrivo del commissario. Quello che è certo è che il Provveditore, ormai sulla via dell'uscita, non gode più nemmeno del sostegno politico.
 

Ultimo aggiornamento: 14 Agosto, 14:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA