Mose, cerniere "garantite 100 anni" già corrose: vanno cambiate

Giovedì 11 Luglio 2019 di Raffaella Vittadello
​Mose, cerniere
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VENEZIA - Garantite cent'anni, sono da rifare ancora prima che il Mose sia concluso. Le cerniere del Mose, costate 250 milioni nel 2010, sono già logore al punto che bisogna spendere altri 34 milioni per una gara di appalto per rifarle e studiare un sistema che le renda indistruttibili sotto acqua, con nuovi materiali. Le cerniere sono i meccanismi che dovrebbero consentire il movimento delle paratoie da sollevare in caso di acqua alta. Si tratta di due elementi, denominati per semplicità maschio e femmina, incastonati uno nell'altro, uniti da un collegamento metallico e ancorate nei cassoni di calcestruzzo alle bocche di porto di Treporti, Lido, Malamocco e Chioggia. 
Ebbene, da un sopralluogo di circa un anno fa, i tecnici si sono accorti che quei materiali - su cui il Comitato tecnico di Magistratura, all'epoca della presentazione dei progetti, così a lungo aveva dibattuto - invece di durare un secolo, presentavano già i primi effetti di una ossidazione. Precisamente, dice una relazione, la presenza di «ossido di ferro rosso mischiato a sostanze organiche, forse il grasso usato come protettivo, e presumibilmente altri residui di sostanze utilizzate durante le lavorazioni». Colpa di una mareggiata eccezionale del 2015, in cui l'acqua del mare è penetrata anche nelle strutture che dovevano contenere questi dispositivi, colpa anche della salinità, peraltro abbastanza prevedibile. Fatto sta che l'acciaio Inox presenta un diffuso arrugginimento su tutto lo stelo. Non in tutte le cerniere, è vero, ma quanto basta per presentare un problema non da poco ai commissari del Consorzio Venezia Nuova. Di qui la gara bandita un mese fa dal Cvn per risolvere il problema: non si tratta solo di sostituire gli elementi deteriorari, ma di ricercare, sviluppare e progettare i gruppi cerniere-connettore alle bocche di porto, con una tecnologia più adeguata, per ovviare all'inconveniente.
LA GARAL'importo della gara in base d'asta, come detto, è di 34 milioni di euro, Iva esclusa. Che si aggiungono ai 250 milioni di quell'appalto assegnato senza gara - all'epoca della gestione Mazzacurati, nel 2010 - alla Fip Mantovani di Selvazzano di Piergiorgio Baita. Ogni cerniera costava un po' più di un milione e mezzo, le paratoie in totale sono 78, ci vogliono due cerniere per ciascuna, per un totale di 156 pezzi. Tanto che l'Unione europea, prima che scoppiasse il grande scandalo, aveva aperto una procedura d'infrazione proprio per la mancanza di un appalto in base alla quale assegnare la considerevole commessa.
I PARTECIPANTIOra la partita anti-corrosione se la giocheranno in tre cordate: ci sono anche nomi nuovi, che si apprestano ad essere inseriti in una nuova pagina di quest'opera di ingegneria che dovrà salvare Venezia dall'acqua alta.
La commissione di esperti che dovrà valutare le proposte pervenute, dovrà anche giudicare la proposta di Fincantieri, il principale costruttore navale con quasi 20mila dipendenti, che si è presentata all'appuntamento di ieri. Ma anche quello dell'inedita associazione temporanea di imprese costituita tra Cimolai di Pordenone (che già si è occupata della realizzazione di gran parte delle paratoie delle tre bocche di porto) che si presenta insieme a Rina Consulting-Centro sviluppo materiali spa, con sede a Roma, e Forgiature Vienna Srl. La Rina Consulting si occupa di studio, sperimentazione e ricerca industriale sui materiali, dalle fasi di laboratorio alle fasi di progettazione, ingegnerizzazione di prodotti e processi innovativi, con settori di applicazione che vanno dall'impresa aerospaziale alla meccanica e high-tech. La Forgiatura Vienna Srl di Rho, è invece un'azienda leader nel mercato internazionale e nazionale per la fornitura di forgiati pesanti, destinati soprattutto all'esportazione.
Infine tra le pretendenti si è affacciata un'altra azienda, la De Pretto Srl di Schio, oltre 130 anni di esperienza che si è occupata fin dalla propria nascita di energia e di turbine a vapore e turbocompressori.
IL COMPITOQuello che il vincitore sarà chiamato a fare è un «partenariato per l'innovazione in cinque fasi che ha come oggetto sia attività di studio specifico sulle materie prime e i gruppi cerniera-connettore del sistema Mose, sia attività di progettazione e produzione dei gruppi cerniera-connettore». Un contratto che potrà durare 3.650 giorni, cioè 10 anni, con un numero minimo di tre partecipanti e un massimo di cinque. Ieri si è chiusa la prima fase, ovvero la presentazione delle relazioni da parte delle ditte, che dichiarano di avere i requisiti per accedere alla seconda fase, quella dell'accettazione della relazione. La fase tre prevede una negoziazione tra stazione appaltante e operatori economici con la selezione di due elaborati. Successivamente le aziende presenteranno uno studio e un'offerta economica in relazione alla fornitura della tecnologia e dei servizi offerti, infine ci sarà la stipula del contratto.
L'ALLARMEL'allarme corrosione lo aveva lanciato nel 2014 il Provveditorato delle opere pubbliche del Veneto, con una relazione congiunta, redatta insieme ai Commissari del Consorzio Venezia Nuova, in cui si esprimevano i dubbi sulla tenuta dei materiali utilizzati. Anche sulla base della relazione dell'esperto metallurgico Gian Mario Paolucci, che aveva segnalato due tipi di criticità: una legata a eventi non prevedibili, per i quali è necessario un continuo monitoraggio - con una protezione ulteriore per gli elementi metallici - e una legata ai materiali utilizzati. E aveva denunciato che l'acciaio utilizzato per la realizzazione delle cerniere non era lo stesso impiegato nei test di verifica. Tutti si erano affrettati a sostenere che la fornitura era stata cambiata con materiali di qualità superiore.
Raffaella Vittadello © RIPRODUZIONE RISERVATA