Muore di Covid prima della seconda dose di vaccino, non ci sono preti per i funerali: tutti in isolamento

Venerdì 9 Aprile 2021 di Raffaella Vittadello
Dante Pilot
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VENEZIA  - Avrebbe dovuto ricevere la seconda dose del vaccino proprio ieri, ma il Covid se l'è portato via all'alba: ricoverato da una settimana all'ospedale Civile, se n'è andato Dante Pilot, 94 anni, personaggio conosciutissimo a Castello. Non gli ha lasciato scampo la malattia, che si è manifestata pochi giorni dopo che era stato sottoposto alla prima dose di Pfizer. 
I funerali saranno celebrati con ogni probabilità nell'arco della settimana prossima perché in questo momento anche i sacerdoti della zona di via Garibaldi sono stati colpiti dal virus: dei referenti delle parrocchie di San Francesco di Paola, San Giuseppe e San Pietro di Castello due risultano positivi e uno limitato dalla quarantena, nonostante il rigidissimo rispetto delle procedure durante le celebrazioni. Tanto che nei giorni scorsi le messe sono state sospese proprio per la mancanza di preti in grado di assicurare le funzioni religiose.
Nel resto della diocesi, invece, non risultano situazioni di difficoltà che compromettano l'operatività delle parrocchie.
Un contagio, quello di Dante Pilot, probabilmente trasmesso dai figli, che accudivano i genitori quotidianamente, pur con tutte le precauzioni messe in atto. Dante lascia la moglie Wally, con la quale era insieme da settant'anni: ne aveva festeggiati 65 di matrimonio nel dicembre scorso. 
Una vita instancabile, trascorsa tra la casa, il lavoro in cantiere dell'allora Acnil, e il patronato Leone XIII, sempre a sistemare dove c'era bisogno grazie alle sue mani d'oro. Con una parentesi anche in Africa, in Madagascar, in una missione salesiana, dove era andato a costruire una scuola e un oratorio. 
LA STORIA
Dagli anni Sessanta era una figura di riferimento stabile per il patronato salesiano Leone XIII, dove sono cresciute generazioni di ragazzi come unico luogo di aggregazione della zona. 
Era animatore e custode, era lui che apriva il portone alle frotte di giovani che scalpitavano in calle di pomeriggio per andare a giocare a calcio, lui che consegnava i palloni e le palline da calcetto, o i giochi da tavolo quando il tempo non permetteva di stare all'esterno, che richiamava tutti al silenzio quando c'era da fare un minuto di preghiera alla conclusione della giornata. 
IL CARATTERE
Aveva una battuta allegra per ogni ragazzo, sapeva confortare e consolare, con un'attenzione speciale per i più svantaggiati. E gli era sufficiente uno sguardo severo per bloccare qualcuno quando esagerava con le parolacce, facendosi arbitro quando c'era da dirimere una litigata in cui si alzavano i toni, prima che degenerasse. Presente d'estate quando i salesiani organizzavano la spiaggia per i ragazzi in una casetta agli Alberoni, o quando serviva un tuttofare per i campi in montagna e c'erano da mettere a posto le case che ospitavano decine e decine di bambini vocianti.
Una di quelle figure educative difficilmente replicabili, per la quale tutti, anche i più scapestrati, nutrivano grande rispetto. 
Personaggio che rifuggiva le occasioni pubbliche, era stato però premiato un mese fa nel gruppo anziani a San Pietro di Castello, mentre aveva ricevuto negli anni scorsi il riconoscimento di cooperatore di Don Bosco, nello stile della sua grande devozione per il sacerdote educatore torinese.
 

Ultimo aggiornamento: 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA