Identificato il giovane straziato nel cassonetto dei vestiti usati: era moldavo e lavorava alla Fincantieri

Mercoledì 18 Maggio 2022
IDENTIFICATO Il contenitore dei vestiti di via Spalti nel quale è morto il giovane moldavo
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MESTRE - Moldavo, trent’anni non ancora compiuti ma soprattutto una casa a Mestre e un lavoro tra le banchine di Fincantieri. Gli agenti della questura hanno identificato la vittima del tragico incidente verificatosi venerdì notte in via Spalti a Mestre, dove un uomo è rimasto schiacciato all’interno di un cassonetto della Caritas per la raccolta dei vestiti usati, probabilmente nel tentativo di estrarre qualche indumento. Ora le indagini cercheranno di capire come mai il moldavo stesse tentando di rovistare nel cassonetto: era titolare di un lavoro e aveva un’abitazione anche se da molti era descritto come un giovane solitario. Di certo, però, non un senzatetto come si era ipotizzato in un primo momento. 


IL FILMATO
Intanto la polizia ha acquisito il video, registrato dalla telecamera di sorveglianza di un residente della zona, che riprende la macabra scena pare inquadrando anche un’altra persona: gli inquirenti dovranno accertarsi della sua presenza e se sia arrivata in un secondo momento oppure se abbia assistito fin dall’inizio all’incidente. Riguardo alla dinamica, gli investigatori ritengono che l’uomo si sia autonomamente infilato con la testa all’interno del cassonetto e confidano di ottenere riscontri dal video, nonostante le immagini non risultino particolarmente chiare e nitide. Per il momento, infatti, non vi è alcuna ipotesi di reato, proprio perché tutto porta a credere che il giovane abbia fatto tutto da solo.


LA DINAMICA 
È da poco passata la mezzanotte tra venerdì e sabato quando l’uomo arriva in quell’isola ecologica di via Spalti, uno dei ventricoli del cuore di Mestre. Zona residenziale del centro, a due passi dal municipio, a tre da piazza Ferretto. L’uomo si guarda un po’ intorno, ha una pila. Prova a entrare una prima volta, poi torna indietro, scruta anche gli altri cassonetti. Alla fine riesce a infilarsi con la testa nel box dei vestiti. Da lì, però, non uscirà più. L’allarme viene dato da un passante: sul posto arriva in pochi secondi una volante della polizia, ma gli agenti della questura possono ben poco. Mezzanotte e quaranta: accorrono anche i vigili del fuoco e l’ambulanza del Suem. Non è possibile estrarlo e allora i pompieri usano le cesoie per aprire come una scatoletta di latta il cassonetto: l’uomo viene liberato, ma è troppo tardi.
I PRECEDENTI 
Si tratta di un episodio senza precedenti nel Veneziano e probabilmente anche in Veneto. Per cercare dei casi analoghi bisogna uscire dai confini della regione: due anni fa a Boltiere, nella Bassa bergamasca, era morto nello stesso modo un bambino di dieci anni. Nel gennaio del 2005 in provincia di Como aveva perso la vita un romeno di 28 anni, e un mese prima era toccato a una 15enne rom di Milano. Casi avvenuti d’inverno e quindi poteva essere stato determinante l’istinto di sopravvivenza di trovare qualcosa per difendersi velocemente dal gelo, l’episodio di Mestre ha avuto come contesto le temperature estive di questo caldissimo maggio.
 

Ultimo aggiornamento: 07:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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