Missionario di Chioggia nelle mani della polizia in Etiopia: apprensione per le sorti di Cesare Bullo

Domenica 14 Novembre 2021
Don Cesare Bullo (www.missionidonbosco.org)
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CHIOGGIA - Momenti di apprensione per le sorti di Cesare Bullo, missionario di Chioggia che in questi giorni viene ascoltato dalla polizia etiope in merito alle proprie attività nello Stato africano. Lo si è appreso dalla capitale etiope dove il prelato veneto è a piede libero e si sta prestando a varie deposizioni sempre assistito dall'Ambasciata d'Italia. Una deposizione dovrebbe svolgersi anche domani.

È comunque escluso che il missionario sia in stato di fermo come invece è avvenuto per otto giorni ad Alberto Livoni, l'operatore umanitario emiliano scarcerato ieri. Bullo ha 80 anni ed è direttore del Centro Don Bosco di Addis Abeba, avevano segnalato fonti mediatiche nei giorni scorsi ricordando che vive in Etiopia dal 1975.

Sono tutti a casa anche i Salesiani che erano stati arrestati lo scorso 5 novembre scorso da forze militari governative in un centro per l'istruzione nella zona di Gottera, Addis Abeba. Si trattava di 17 tra sacerdoti, fratelli e impiegati nel Centro. «Sono tornati a casa dopo essere stati a lungo interrogati», riferiscono fonti in Etiopia che parlano anche di momenti di tensione. La situazione resterebbe in ogni caso delicata. Negli interrogatori la questione al centro sarebbe stata quella degli aspetti finanziari della scuola, come se il motivo principale del fermo da parte dei militari fosse legato ad un interesse economico. 

Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè

La morsa della polizia e della magistratura etiope su una presunta "quinta colonna" tigrina ad Addis Abeba non si allenta. E gli etiopi continuano a cercare e scandagliare qualsiasi pista o persona secondo loro sospetta. E continuano a trattenere i due colleghi locali dell'operatore umanitario, setacciando ogni attività, anche dei religiosi, alla ricerca di connivenze con i miliziani del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (Tplf). La scarcerazione del 65enne Livoni, arrestato sabato 6 novembre, è stata annunciata dall'Ong di cui è coordinatore per l'Etiopia, il «Vis» ("Volontariato internazionale per lo sviluppo"), ringraziando l'Ambasciata d'Italia ad Addis Abeba «per l'instancabile impegno» che ha portato alla sua liberazione, nonostante lo stato di emergenza imposto al Paese non ponga limiti temporali ai fermi di polizia. L'ong resta però «in apprensione» per i suoi due operatori locali di cui auspica «un immediato rilascio».

Le autorità etiopi, almeno secondo indiscrezioni mediatiche, volevano chiarire la destinazione di circa 20mila dollari versati da Livoni ed escludere che servissero a finanziare il Tplf proprio mentre i suoi miliziani sono a circa 400 chilometri a nord di Addis Abeba, minacciando di attaccare la capitale. Un incubo che spinge le forze di sicurezza, anche attraverso centinaia di arresti, a cercare chiunque possa rivoltarsi all'interno della città in qualche momento critico o possa sostenere le forze tigrine finanziariamente.

 

Etiopia, cosa sta succedendo

Il quadro in cui avvengono fermi e interrogatori è quello di una guerra civile già con migliaia di morti e più di 2,5 milioni di sfollati iniziata nel novembre dell'anno scorso: l'hanno ingaggiata con alterne fortune i miliziani di un'etnia minoritaria (i tigrini sono meno del 6% della popolazione) che però ha controllato politicamente ed economicamente l'Etiopia per oltre un quarto di secolo. Si tratta di una regione autonoma che non si rassegna al ridimensionamento imposto dal giovane premier etiope Abiy Ahmed: un premio Nobel per la pace in virtù della conclusione dell'ultradecennale conflitto con la confinante eritrea, trasformatosi in guerriero nel tentativo di superare l'attuale federalismo etnico attraverso un discorso unitarista basato sul concetto di «medemer» (parola che vuol dire «sinergia») . Intanto il nigeriano Olusegun Obasanjo, inviato speciale dell'Unione africana per il Corno d'Africa, ha dichiarato che spera ancora di porre fine al conflitto attraverso un dialogo che però - ha avvertito - non può iniziare senza un preliminare cessate il fuoco immediato.

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 17:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA