Due chili di coca in valigia a casa, ma era insospettabile: senza precedenti e il lavoro nell'impresa di pulizie dell'ospedale

Martedì 30 Novembre 2021 di Gianluca Amadori
Due chili di coca in valigia a casa

MESTRE - Si tratta di una donna insospettabile, sia per l'assenza di precedenti, sia per il tranquillo lavoro svolto alle dipendenze di un'impresa di pulizie che opera all'ospedale all'Angelo di Mestre. Ma nella sua abitazione le forze dell'ordine hanno rinvenuto una valigia con poco meno di due chili di cocaina. La donna, 55 anni, di nazionalità moldava, da oltre vent'anni in Italia, è stata arrestata venerdì pomeriggio e, ieri mattina, è comparsa di fronte al giudice per le indagini preliminari di Venezia che ha convalidato l'arresto e le ha imposto i domiciliari, almeno fino a quando saranno completati gli accertamenti.


LE INDAGINI

L'operazione si inserisce nell'ambito di un'operazione antidroga che, evidentemente, era in corso da tempo. La polizia, infatti, aveva attivato un servizio di appostamento all'esterno dell'abitazione della cinquantacinquenne, a Mestre, e venerdì ha notato un giovane che entrava con un borsone, ritenuto sospetto. Gli investigatori si sono dunque recati all'ospedale e hanno prelevato la donna, conducendola a casa per effettuare una perquisizione e, all'interno di una stanza, custodita in una valigia, hanno rinvenuto l'ingente quantitativo di sostanza stupefacente. Di conseguenza è scattato l'arresto in flagranza di reato.


LA CONFESSIONE

Sabato, saputo dell'arresto, un ventenne albanese si è recato spontaneamente in Questura assumendosi interamente la responsabilità della droga, scagionando la donna che, a suo dire, non sapeva nulla della cocaina, custodita nella stanza che aveva preso in affitto da lei. La polizia non ha potuto arrestare subito il ventenne per mancanza del requisito della flagranza. Il suo racconto ora è al vaglio, alla ricerca di riscontri per verificarne la fondatezza: nel frattempo alla donna viene contestato il ruolo di basista. L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Stefano Buccini. Tra gli elementi che portano gli inquirenti a muoversi con cautela vi è il fatto che la donna in un primo momento non ha voluto fornire alcun elemento utile per l'identificazione del giovane albanese, il che fa sospettare che l'intenzione fosse quello di coprirlo. Il difensore cinquantacinquenne, l'avvocato Damiano Danesin, spiega invece che la donna, non sapendo nulla della droga, era preoccupata semplicemente perché gli aveva affittato da anni in nero una stanza dell'abitazione di sua proprietà.

Ultimo aggiornamento: 13:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA