Vaccini, i timori degli insegnanti per i molti casi di malesseri e febbre

Venerdì 26 Febbraio 2021 di Luca Bagnoli
AL PADIGLIONE RAMA Una maestra riceve l iniezione
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IL CASO
VENEZIA Umori contrastanti al padiglione Rama di Mestre. Il personale degli asili nido e della scuola materna esprimono dubbi su AstraZeneca (il vaccino loro dedicato), e timori per gli effetti collaterali. La campagna vaccinale, allestita da Ulss 3 nella struttura di fronte all’ospedale dell’Angelo, è partita ieri pomeriggio, e proseguirà oggi fino a sabato mattina, richiamando appunto educatori e maestre (un migliaio in 3 giorni), evidentemente informati e di conseguenza preoccupati in merito ai dati sui colleghi già coinvolti: circa 1 su 5, dunque il 20% di 265 persone ovvero una cinquantina, ha manifestato malessere, dolori o febbre alta. «Sono terrorizzata - dice Anna, di una scuola d’infanzia a Marghera - In generale cerco di non assumere troppi farmaci, quindi potete immaginare che paura, oggi. E poi comunque il mio stile di vita non cambierà, continuerò ad indossare la mascherina ffp2 e a disertare il ristorante. Vedendomi così in ansia - rivela - ieri una bambina mi ha detto “mi mancherai”». Elisa, di una struttura a Mirano, racconta le perplessità delle colleghe. «Le insegnanti della mia scuola - sostiene maneggiando la lettera - si sono soffermate molto sulla “clausola” relativa agli effetti a lungo termine. Che dire però? É l’unica, altrimenti rischiamo la sospensione o la didattica a distanza. E poi, se non diamo l’esempio noi...». La signora Elisa aggiunge un’altra riflessione, che in queste ore sta scatenando qualche contrarietà. «Del nostro istituto ci hanno fatto venire tutti in due giorni, ma se poi stiamo male cosa fanno, chiudono la scuola?». Poi esce un addetto: «Iniziamo con il turno delle 14 - istruisce - poi le 14:04, 14:08, 14:12 e così via». Al che i vaccinanti si avvicinano. «Ma c’è un medico?», chiede qualcuno; «Signora, ne abbiamo 5 di medici», risponde l’addetto. Meglio così, soprattutto per Silvia. «Sto prendendo un immunosoppressore - racconta agitata - il numero verde mi ha assicurato che troveremo un medico, che spero mi prescriva il Pfizer». Ecco un’altra titubanza frequente: la percentuale di efficacia di AstraZeneca. «Mi auguro funzioni, che insomma non sia io “quello scoperto” - dice Roberto di una scuola superiore veneziana - Comunque non ho paura, è un atto di responsabilità». Per Gabriella dal Lido «era meglio Pfizer, ma pazienza, proviamo ad essere fiduciosi», mentre il maestro Filippo di Mellaredo dissente, è contento, sostenendo che «il vaccino di oggi risponde come gli altri, basta affrontare piccole conseguenze collaterali». Esattamente il timore di Manuela, di un nido a Mestre: «Non ci penso e lo faccio», rassicura. Da un nido veneziano proviene invece Ilenia, «molto felice», anzi, per lei «oggi è Natale», senza specificare se in ritardo o in anticipo. E poi Francesco, di un istituto superiore mestrino, alle prese con un dramma tra scomodità e arredamento. «Hanno speso i milioni per questo padiglione - ricorda in attesa appena fuori l’ingresso - e nemmeno quattro panchine. Ad ogni modo sì, temo gli effetti, si sentono tante cose in giro». Francesco non lo sa ancora, ma all’interno lo aspettano delle comodissime poltrone nere, distanziate, che Giada di un nido a Marghera ha appena lasciato per dirigersi verso l’ambulatorio: «Sono tranquilla, ma senti pareri contrastanti... è soggettivo». A proposito, come funziona la procedura? «Dopo una prima attesa si viene chiamati per l’anamnesi - illustra Barbara Palazzi, medico Sisp - Se qualcuno non è nelle condizioni di ricevere AstraZeneca prendiamo un altro appuntamento per inoculare un vaccino differente. Una volta vaccinati, si attende per eludere complicazioni, poi si prende appuntamento dopo 11 settimane per la seconda dose e via a casa». Sembra tutto molto sicuro, ma la preoccupazione di Elisa dal centro storico è comprensibile. «Ho avuto il Covid - racconta - e presento sintomi nonostante sia ormai negativa. Il mio medico ha detto “ne sei fuori da un mese, vai serena”, ma ho paura che gli eventuali effetti collaterali sommati alla mia ancora precaria condizione di salute possano complicare le cose; se non altro mi proteggo dalla variante, almeno così dicono». Un po’ di positività... anzi, meglio, di ottimismo, la portano Martina (materna a Mirano) e ben due Chiara (nido a Venezia). «Siamo contente - commentano - come tutti i vaccini ci sono degli effetti indesiderati, ma ne vale la pena, è tempo di tentare questa via anche se può voler dire 38 di febbre, perché si chiama senso civico».

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