Fatture false, Semenzato
paga 5 milioni e va ai domiciliari

Giovedì 7 Novembre 2019 di Monica Andolfatto
LE INDAGINI Il blitz dei Carabinieri alla Sogeco
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CONTO SALATO
MESTRE Certo i motivi di salute. Ma ancor di più il fatto di aver saldato il conto, a dir poco salato con l’Erario. Federico Semenzato, 52 anni, mestrino, ha ottenuto i domiciliari dopo aver sborsato sull’unghia qualcosa come 5 milioni e 150mila euro. Vale a dire l’ammontare dell’intero debito tributario correlato all’utilizzo di fatture per operazioni risultate inesistenti. L’accusa formulata nei suoi confronti è di aver riciclato almeno un milione e 600mila euro per conto del clan Grandi Aracri di Cutro, una delle famiglie ‘ndranghetiste più potenti, al centro della maxi inchiesta “Aemilia” che per prima ha svelato, e bonificato con condanne pesantissime in primo grado, l’inquinamento mafioso nell’economia di una delle regioni più ricche d’Italia.
 
Semenzato è finito in carcere lo scorso 12 marzo con l’operazione “Camaleonte”, coordinata dalla Distrettuale antimafia di Venezia, che ha comprovato le infiltrazioni, se non il radicamento, della ‘ndrangheta, oltre che nelle province di Padova e Vicenza, anche in quella lagunare.
Un nome quello di Federico Semenzato molto conosciuto in città per la sua attività di imprenditore con le aziende Sogeco, specializzata in lavori ferroviari, fondata nel 1929, con più di cento dipendenti e appalti per quasi 700 milioni di euro sulla rete ferroviaria e sulle metropolitane di tutta Italia, e con la Segea dedicata alla gestione di strutture ricettive di lusso come gli alberghi di Palazzo Giovannelli sul Canal Grande e di Villa Pace a Preganziol.
LE AMMISSIONI
A far spalancare le porte del carcere di Bologna, ottenendo una misura cautelare meno afflittiva, da una parte il pagamento multimilionario e dall’altra le ammissioni fatte in sede di interrogatorio.
E’ stato lo stesso Semenzato, attraverso i suoi difensori, Antonio Franchini e Loris Tosi, a chiedere di essere ascoltato dalla sostituta procuratrice Paola Tonini, titolare del fascicolo.
L’indagine è dei Carabinieri del Roni del comando provinciale di Padova e della compagnia, con la Guardia di finanza di Mirano che ha curato tutti gli aspetti fiscali redigendo i processi verbali.
Siamo a fine agosto, e se la notizia della scarcerazione era rimbalzata sulla cronaca a fine settembre, la notizia del maxi versamento nelle casse dello Stato è trapelata solo ora.
Semenzato aveva sempre sostenuto di non essere a conoscenza della provenienza del denaro. Di diverso avviso il gip Giberto Stigliano Messuti che, contestandogli l’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e all’emissione di false fatturazioni, ne puntualizza anche lo scopo preciso: ottenere denaro contante, cioè «fondi occulti da poter liberamente utilizzare anche per delitti di corruzione operando le sue imprese prevalentemente con enti pubblici».
Obbiettivo che Semenzato avrebbe conseguito, in base agli atti giudiziari, costituendo una società, la T.M.C. srl con sede a Bassano del Grappa, quindi né in Emilia né in Calabria per allontanare eventuali sospetti di collusione.
Monica Andolfatto
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