Capi griffati piazzati all'estero: la catena del "nero" scoperta dalle Dogane, al Marco Polo un "giro" di pacchi sospetti

Sabato 23 Ottobre 2021 di Nicola Munaro
L'operazione dell'agenzia delle Dogane ha permesso di scoprire una grande quantità di capi griffati

VENEZIA - Galeotti furono i codici fiscali a cui facevano riferimento le matrici dei pacchi che transitavano, sempre più spesso, sotto gli occhi dei funzionari dell’ufficio delle dogane dell’aeroporto Marco Polo di Venezia. Un pacco non dava alcun sospetto, due erano una casualità, dieci facevano alzare le antenne ma centinaia di pacchi in sei mesi, tutti con gli stessi riferimenti, tutti di grandi firme della moda e tutti spediti dal Veneto all’estero, erano più che una semplice coincidenza. 

Così gli ispettori della sezione Antifrode dell’Agenzia delle accise, dogane e monopoli della Direzione territoriale III Veneto e Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con la sezione aeroporto Marco Polo di Venezia, si erano decisi di percorrere a ritroso la storia di quei pacchi.

Il lavoro li ha così portati a scoprire un fiorente mercato via web, del tutto sconosciuto al Fisco, di cui erano protagonisti cittadini di origine dell’Est Europa, del Bangladesh e dell’India ora residenti in Veneto che, soprattutto nel periodo del lockdown della primavera 2020, avevano portato a dama grandi affari con acquirenti stranieri.
Secondo quanto ricostruito dall’Agenzia delle dogane, i protagonisti dei fatti acquistavano all’ingrosso borse e pelletterie di lusso, firmate delle principali griffe della moda italiana, e poi le rimettevano in vendita sui propri canali social senza alcun intermediario. L’incasso finiva ovviamente tutto nelle loro tasche dal momento che non c’erano negozi o tassazioni da onorare per la rivendita: una trattativa privata, però sommersa e irregolare. A tradirli, come detto, il codice fiscale a cui rimandavano le matrici dei pacchi: sempre le stesse persone all’origine, per alcune delle quali, adesso, è in piedi un fascicolo penale in procura a Venezia. 

L’ufficio delle dogane, infatti, ha mandato il fascicolo della propria indagine anche alla Guardia di finanza con l’obiettivo di far emergere il quantitativo dell’evasione fiscale commessa dai rivenditori, che non avendo alle spalle nemmeno un simulacro di negozio online a schermare i propri affari, senza pagare le tasse per le autorizzazioni al commercio via web, hanno creato un danno all’Erario italiano.
Un fenomeno diffuso più o meno in tutte le province del Veneto, spiegano dall’Agenzia delle dogane, e che dimostra come i funzionari del settore siano in grado di intercettare e contrastare efficacemente i fenomeni di frode e raggiri che si manifestano in forme sempre più innovative ed evolute.
 

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