Stop ai negozi di paccottiglia: tutta Venezia zona vietata. Negozianti, esposto manifesto di protesta

Domenica 24 Ottobre 2021 di Costanza Francesconi
Lo stendardo affisso dai negozianti di calle della Mandola a Venezia
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VENEZIA - Il manifesto dei negozianti di calle de la Mandola: uno stendardo per la salvaguardia di Venezia. La manifestazione dei commercianti della calle di San Marco, ieri uniti per l’affissione su trenta vetrine del poster stampato da Lineadacqua, Feelin’ Venice e Polo Urban book-shop, ha trascritto l’invito esplicito a lottare in favore di un tessuto commerciale decoroso. Destinatario dell’appello, il buon senso dei proprietari di immobili in affitto in tutti i sestieri della città, dove nei prossimi giorni appariranno altri 120 cartelloni. Reclamando qualità nella selezione delle imprese affittuarie quale unico deterrente all’arrivo di mercanti di «paccottiglia», i bottegai della zona hanno fatto l’exploit. I presenti all’appuntamento erano circa una trentina, tra dirimpettai più direttamente coinvolti dal timore di subire concorrenza sleale e al ribasso, cittadini e passanti, a dimostrazione di come la gestione dell’economia locale stia cambiando. E a confermare questa nuova sensibilità ha contribuito l’intervento dell’assessore al Commercio e alle attività produttive, Sebastiano Costalonga.

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«Questa iniziativa rappresenta in toto il pensiero dell'amministrazione comunale – assicura -. Da che ho iniziato il mio mandato, lavoro al nuovo regolamento fianco a fianco con tutte le associazioni di categoria, e confido possa essere attivo già dai primi mesi del 2022. Le tutele che vigono sull’area Realtina, Marciana e di Santa Margherita, saranno estese ovunque a Venezia, fuorché in quelle pochissime zone fuori dai radar turistici. Il documento – spiega l’assessore – sostituirà quello del 2018, in scadenza a fine anno, e per cui è stata richiesta nel frattempo una proroga con le dovute modifiche. Oltre a questa nuova configurazione degli ambiti di tutela, ci saranno indicazioni precise sulla merce in vendita e una stretta per quanto riguarda il materiale non “made in Italy”, nozioni sulla percentuale di prodotti locali e l'obbligo di fideiussione bancaria per chi proviene da fuori unione europea».

Mentre l’iter burocratico procede, una lettera inviata dall’assessore al governatore Zaia sollecita l’intesa tra Regione, Ministero per i beni e le Attività culturali e Soprintendenza. Salve libertà d’impresa e proprietà privata, a far problema ai negozianti non è nemmeno la nazionalità dei possibili futuri inquilini dei locali sfitti. Il punto è accogliere solo realtà utili o virtuose, come doveva essere il Polo Urban Bookshop in calle de la Mandola, tempio del made in Venice per cui le trattative sono invece state sospese dalla proprietà dei muri proprio all’arrivo di una proposta di natura e valore opposto. «Ci vogliono servizi utili ai visitatori ma essenziali anche per gli abitanti – evidenzia Stefania Bertelli, capogruppo Pd in Municipalità di Venezia -. Botteghe autenticamente veneziane che mettano l’offerta di livello in capo alla domanda turistica conseguente ma con un occhio reale anche alla residenzialità». 

Ultimo aggiornamento: 08:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA