Mamma di due bimbi: «Violentata per tre
ore a piazzale Roma, ora vivo nel terrore»

Donna disperata dopo una violenza (archivio)

di Fabrizio Cibin

VENEZIA - Per tre ore in balia dell'orco, sotto la minaccia di un taglierino. Tre ore lunghissime, interminabili, fatte di violenza e umiliazione. Tre ore della sua vita che non dimenticherÓ mai. Lei Ŕ una giovane di 35 anni residente nel Portogruarese, madre di due bambini, rispettivamente di 8 e 10 anni, che sabato notte ha detto di essere stata ripetutamente violentata. Cos├Č ha raccontato anche alla polizia, come risulta dalla denuncia sottoscritta davanti agli agenti. Da oggi la donna star├á per qualche giorno in una comunit├á indicata dal Centro antiviolenza e dalla Caritas di don Dino Pistolato, perch├ę ha paura che quell'uomo, che ha denunciato e contribuito a fare identificare dalla squadra mobile di Venezia, la possa trovare e identificare. Ma prima di partire ha voluto trovare la forza di rendere pubblico il dramma che ha vissuto: ┬źPer mettere in guardia altre donne - afferma - e perch├ę non ├Ę giusto che chi commette reati di questa gravit├á possa girare liberamente┬╗.



Secondo quanto ha riferito alla polizia, tutto ha inizio verso le 22, fuori della stazione dei treni di Mestre, con quello che sembrava un incontro fortuito. ┬źAvevo avuto una discussione in famiglia - racconta la trentacinquenne - e quindi avevo deciso di andare a Mestre. Poco dopo le 22 vengono avvicinata da un uomo, distinto, ben vestito, educato, di origine romena. La scusa era di chiedermi una sigaretta. Mi suggerisce di continuare la chiacchierata a Venezia┬╗.



Aveva iniziato a fidarsi di lui, per quei suoi modi gentili. Con il bus arrivano a piazzale Roma, alla rimessa delle bici, dove chiacchierano fin quasi alle 3 di notte. ┬źA quel punto si scatena la sua furia. Mi dice: scommettiamo che adesso fai quello che voglio io? Estrae un taglierino e me lo punta alla gola┬╗. ├ł a quel punto che, secondo il suo racconto, sarebbe iniziata la violenza sessuale. Per una, due, tre volte. Solo in un momento lei riesce a prendergli il telefonino dalla tasca e compone il suo numero, cos├Č da averlo in memoria nel proprio cellulare. Sempre insieme ritornano a Mestre. ┬źE mentre arriviamo mi dice, vedendo una Volante della polizia: non fare cavolate, perch├Ę dove ti trovo ti ammazzo┬╗.



Quando se ne ├Ę andato, la 35enne chiama il Centro antiviolenza, quindi va al pronto soccorso a farsi visitare, quindi si reca alla Polfer. ┬źNon finir├▓ mai di ringraziare loro e la Mobile: sono stati tutti eccezionali┬╗. Grazie al numero di telefono, concorda un appuntamento con l'aggressore, permettendo cos├Č l’identificazione dell’uomo. ┬źOra vivo nel terrore. E ho paura che colpisca anche altre donne┬╗. E poi un pensiero alle cure mediche. ┬źIl medico mi ha dato 35 giorni di prognosi dicendomi: vedr├á, signora, che poi tutto passer├á. Come ├Ę possibile dire una cosa del genere?┬╗.
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Marted├Č 29 Gennaio 2013, 10:09






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