Morta in ospedale con l'intestino perforato, l'Ulss condannata a risarcire 220mila euro ai familiari

Mercoledì 3 Marzo 2021 di Gianluca Amadori
Morta in ospedale con l'intestino perforato, l'Ulss condannata a risarcire 220mila euro ai familiari
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MARGHERA È morta all'ospedale di Mestre per le conseguenze di un intervento chirurgico nel corso del quale per errore le fu perforato il duodeno. A distanza di 10 anni, la Ulss Serenissima dovrà risarcire la figlia di una donna di 77 anni, residente a Marghera, versandole oltre 220 mila euro. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Venezia, accogliendo le richieste degli avvocati Augusto Palese e Niccolò Bullo.


I fatti risalgono al febbraio 2011, quando l'anziana signora, accusando forti dolori all'addome, si recò al pronto soccorso dell'Angelo per poi essere ricoverata e sottoposta ad intervento chirurgico tramite endoscopia, nel corso del quale venne asportato un piccolo polipo endocoledocico risultato poi benigno. Nei giorni successivi, però, la donna continuò a lamentare forti dolori all'addome e si scoprì la presenza di una perforazione del duodeno provocata dall'operazione effettuata. Inizialmente i sanitari, ritenendo si trattasse di una piccola lesione che si sarebbe chiusa e cicatrizzata autonomamente, decisero di non intervenire. Poi a seguito di una diffusa infezione pianificarono un intervento di laparatomia che poi, senza che venisse data alcuna spiegazione in cartella clinica, fu annullato. Le condizioni della settantasettenne peggiorarono ulteriormente fino al decesso, avvenuto il 22 luglio del 2011.


PENALE ARCHIVIATO
Ad avviare l'azione legale contro la Ulss 3 è stata la figlia, sulla base delle conclusioni del medico-legale di fiducia, il dottor Calogero Nicolai, il quale ha evidenziato plurimi profili di malpractice medica in capo ai sanitari: innanzitutto per l'omessa esecuzione di uno studio radiologico che avrebbe permesso di escludere la necessità dell'intervento poi risultato fatale, ma anche per l'omesso tempestivo intervento chirurgico successo all'accertamento della perforazione al duodeno. Condotte colpose ritenute in nesso causale con il decesso della paziente. L'inchiesta penale è stata archiviata, di conseguenza i legali della figlia hanno avviato una causa civile nel corso della quale i quali consulenti tecnici d'ufficio nominati dal giudice hanno concluso con il riconoscimento della sussistenza della colpa medica in capo all'Ulss Serenissima. La sentenza potrà ovviamente essere impugnata in appello.
 

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