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Luca Zaia: «Cultura, famiglie, sociale. Ecco la svolta che serve al centrodestra»

Il leader veneto: «Non siamo al passo coi tempi, dobbiamo guardare al futuro e non lasciare alla sinistra l'esclusiva su certi temi»

Lunedì 15 Agosto 2022 di Alda Vanzan
Luca Zaia
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VENEZIA - Il presidenzialismo? Certo, ma non solo per il Quirinale: «Se fosse per me anche il presidente del Consiglio dei ministri dovrebbe essere eletto direttamente dagli italiani». L'autonomia? Se il centrodestra non la approverà subito, sarà destinato a «sciogliersi come neve al sole». Così il governatore del Veneto Luca Zaia, che assicura: «Resterò a Palazzo Balbi».

Presidente, niente candidatura a Roma, neanche un ministero?
«No, lo confermo per l'ennesima volta. È un fatto di serietà. E poi sono in ballo delle partite veramente importanti in Veneto, non faccio anticipazioni, ma se una di queste si avverasse sarebbe la più grossa dal punto di vista degli investimenti della Regione, anche più delle Olimpiadi. Potrei candidarmi alle Politiche e poi dimettermi ad elezione avvenuta? Non sarebbe serio».

Berlusconi ha detto: se passa il presidenzialismo Mattarella se ne deve andare, salvo poi accusare di mistificazioni la sinistra. Lei cosa pensa?
«Berlusconi ha chiarito il senso del suo ragionamento, mi sembra di capire che il rispetto della Costituzione viene prima di tutto. Non serve essere giuristi per sapere che un mandato iniziato si finisce. E così sarà anche per Mattarella nel caso di una riforma in senso presidenzialista».

Cioè l'elezione diretta del Capo dello Stato. È d'accordo?
«Sì, ma non condivido il dibattito in corso secondo cui il presidenzialismo sembrerebbe quasi una forma di dittatura. Il presidenzialismo lo stiamo sperimentando nelle Regioni, oltre che nei Comuni e non mi pare si possa parlare di golpe autoritari, anzi: il popolo elegge il proprio presidente e con le preferenze anche i consiglieri. In molte Regioni con questo sistema c'è stata una alternanza di colore politico. Ma posso aggiungere un'altra cosa? Per me anche il premier».

Cioè?
«Personalmente ritengo che i cittadini dovrebbero avere il diritto di decidere anche il presidente del Consiglio dei ministri. Quando si fanno i summit internazionali, per noi va il premier che però ha meno poteri rispetto agli altri rappresentanti europei. Io dico che anche questa figura dovrebbe essere eletta dal popolo».

Lo dice perché da governatore ha sempre buone pagelle, il più amato dei presidenti di Regione?
«Mai governare pensando ai sondaggi. A volte le scelte più giuste sono quelle meno acclamate, basti pensare alla mia esperienza con la gestione della pandemia da Covid: io chiusi tutto quando il mondo pensava fosse una influenza».

A proposito di Covid, è finita l'emergenza?
«Quando c'è un virus la tensione deve esserci sempre, anche se questo Covid non è il Covid del febbraio 2020. Sin dall'inizio ho sostenuto che questo virus ha una bassa mortalità e un'alta contagiosità, non è come l'ebola, ma non posso tollerare che qualcuno dica che abbiamo preso in giro la gente per tre anni perché non ci sarebbe stata tanta mortalità. In Veneto su 2 milioni di contagiati, più quelli che non sono conosciuti, abbiamo avuto 20.000 vittime. È la logica dei grandi numeri che ci porta bilanci preoccupanti. Comunque, pare che si sia scollinata la curva, i contagi stanno calando».

Torniamo alle elezioni: il neonato Terzo Polo di Calenda e Renzi cannibalizzeranno il vostro alleato Forza Italia?
«Non lo so, ma mi pare che siamo ancora a confermare Giambattista Vico con i corsi e i ricorsi storici. C'è mai stata una elezione dove non ci sia stato un terzo polo? Di riffa o di raffa c'è sempre qualcuno che non va d'accordo con una parte o con l'altra e che ci prova».

I Moderati di Brugnaro & C. faranno da argine al Terzo Polo a favore del centrodestra?
«Non ho partecipato minimamente a trattative o riunioni perché ho altro da fare, saranno i numeri a dire a consuntivo i pesi di tutte le formazioni politiche, la nostra compresa».

Appunto. La Lega è data in calo, in Veneto alle Regionali 2020 era quasi al 17% e la lista Zaia al 44,5. Adesso?
«Non è minimamente paragonabile una tornata delle Politiche con una tornata regionale, mi sembra comunque chiaro che non saremo al 36-38% del nostro picco. Le montagne russe valgono per tutti: nel 2015 quando ho corso io il Pd veniva dal 40% delle Europee, adesso ha i consensi dimezzati».

Programmi, può declinare i nuovi valori del centrodestra secondo la sua visione inclusiva?
«Io non ho mai creduto che la posizione nostalgica, per qualsiasi partito, sia vincente. Bisogna adeguarsi a un mondo che cambia. Il centrodestra di oggi è assolutamente progressista rispetto al centrodestra di 30 o 40 anni fa, ma non è assolutamente al passo coi tempi se lo proiettiamo da qui ai prossimi 30 anni. Abbiamo bisogno di guardare al futuro. Ad esempio dobbiamo ossessivamente parlare dei giovani - che peraltro pagano lo scotto di non rappresentare la maggioranza degli elettori - e in questa campagna elettorale nessuno lo fa. Non si tratta di rinunciare ai nostri principi ispiratori, ma anche cominciare a dire che non abbiamo l'anello al naso. Non esiste che la sinistra pensi di avere solo lei i requisiti per parlare ad esempio di cultura, di sociale, di nuove famiglie, di sessualità».

Il centrodestra era o è ancora omofobo?
«No, non lo è. Temi come questi non possono essere patrimonio di una fazione politica, bensì delle coscienze di ognuno di noi. Tant'è vero che neanche a sinistra ci sono posizioni così monolitiche soprattutto da parte dei più conservatori».

Patrocinerebbe un Gay Pride?
«Conosco un sacco di persone gay e ne conosco anche tante che mi dicono che a un Gay Pride non andrebbero. Io penso che siano manifestazioni libere ma che non debbano avere etichette, né contro né pro. Lo stesso se fosse una manifestazione eterosessuale».

Lei di norma non interviene sulle candidature del suo partito, ma da governatore è soddisfatto del lavoro dei deputati uscenti?
«Questa compagine si è trovata in una situazione particolare, dal Covid all'aver sostenuto un governo di unità nazionale. Io penso che il partito saprà valutare in base al lavoro parlamentare svolto, uno può essere silente ma non assente».

Lei e Salvini sui manifesti con uno slogan sull'autonomia. La farete mai?
«L'autonomia non è un regalo a una regione o un atto sovversivo, è una istanza di modernità, una assunzione di responsabilità, il presidente della Repubblica ne ha parlato perfino nel suo insediamento. Il senso della nostra presenza in un futuro Governo non può prescindere dall'approvazione del progetto di autonomia, progetto che è già pronto. Che non ci si inventi di preparare tutti gli altri progetti sul presidenzialismo o altro prima di approvare l'autonomia perché così non funzionerebbe. Sull'autonomia o il centrodestra c'è o non c'è. E se non c'è si dissolverà come neve al sole, il Veneto ha atteso a sufficienza. Abbiamo la possibilità di scrivere una pagina di storia nel segno della modernità, se il centrodestra non lo fa sceglie il Medioevo».

È reale l'ipotesi di prolungare le consiliature di Comuni e Regioni dal 2025 al 2026?
«Non ne so nulla».

Ultimo aggiornamento: 17:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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