Zaia: «Variante indiana, dubbi sull'efficacia degli anticorpi. Un terzo già vaccinato». Il caso Report: «Ecco come il Veneto ha gestito il Covid» Video

Martedì 27 Aprile 2021 di Redazione web
Luca Zaia, in diretta dalla sede della Protezione civile di Marghera
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Il presidente del Veneto Luca Zaia per il consueto punto stampa dalla sede della protezione civile per gli aggiornamenti sul Coronavirus all'indomani della scoperta dei primi casi di variante indiana in Veneto​. Si tratta di due casi e riguardano l'Ulss Pedemontana di Bassano del Grappa: sono padre e figlia rientrati dall'India. Intanto ci sono altri due casi sospetti di variante indiana a Venezia, ma si attendono gli esiti del sequenziamento per avere la conferma. Si tratta ora di capire quanto la nuova variante sia diffusa e soprattutto se i vaccini sono in grado di darne la "copertura".

 

BOLLETTINO

Dati in aumento del Covid oggi in Veneto, che registra 848 nuovi contagi e 36 decessi nelle ultime 24 ore per un totale da inizio pandemia di 11.281 vittime. Il bollettino della Regione aggiorna a 409.213 il totale degli infetti dall'inizio dell'epidemia. Sale lievemente la pressione sugli ospedali: complessivamente sono 1.546 (+6) i malati ricoverati con una diagnosi di Covid; di questi, 1.328 (+3) nei normali reparti medici, mentre 218 (+3) si trovano nelle terapie intensive. I soggetti attualmente positivi e in isolamento sono 22.844

VACCINI

«Un terzo dei veneti ha già avuto almeno un'inoculazione, ci piace ricordare che stiamo galoppando con la macchina vaccinale; ieri abbiamo fatto 22.308 vaccini e i target dei prossimi giorni sono elevati perché stanno arrivando le consegne - dice il presidente del Veneto Luca Zaia -  abbiamo già avuto 80 mila prenotazioni. La nostra idea è di avere un sovraccarico di prenotazioni fino al 19 maggio, oltre a quella data abbiamo difficoltà a programmare perché non abbiamo certezze sugli arrivi dei vaccini. Giovedì abbiamo un target di 40 mila vaccinazioni, in teoria in 10 giorni potremmo fare tutta la coorte dei sessantenni».

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VARIANTE INDIANA

La direttrice dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, Antonia Ricci, conferma «la presenza di due cittadini nel Bassanese, Ulss 7,  che sono da poco rientrati dall'India positivi alla variante indiana. Questa è una buona notizia nel senso che non si tratta di un'infezione autoctona, ma arrivata dall'estero».

«Questa variante ci preoccupa moderatamente - dice - abbiamo il sospetto, ma non è ancora confermato, che gli anticorpi non siano efficaci nei confronti di questa variante. Se così fosse, ma manca ancora la conferma, va monitorata seriamente. La situazione in India è drammatica, ma per ora non è confermato che sia dovuto ad una particolare variante. In India ci sono situazioni socio-sanitarie che possono portare a conseguenze devastanti con questa pandemia».

«La Regione Veneto è tra le prime in Italia sul fronte sequenziamento - prosegue Ricci - abbiamo fatto circa 2mila sequenziamenti per le varianti e altri 700 sequenziamenti completi, quindi per varianti e non. Questo ci ha permesso di individuare subito la variante indiana in questi due cittadini arrivati dall'India. Sono quindi stati messi subito in quarantena e il virus rimane isolato al solo ambito familiare».

VARIANTE INDIANA A VENEZIA

Sono in fase di valutazione due presunti casi veneziani di variante indiana del Coronavirus come sostiene la direttrice dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, Antonia Ricci. «Abbiamo trovato una mutazione sicura, ma le altre non sono state caratterizzate, siamo in attesa dell'esito completo. Il link epidemiologico è comunque non europeo, e sono casi di importazione da un paese estero. Anche in questo caso tutte le misure di quarantena sono già state prese».

SCUOLE

Nelle scuole del Veneto «c'è una normale evidenza di positività, che poi sia preoccupante è un altro discorso. Rispetto alla scorsa settimana c'è addirittura una diminuzione, ma i casi ci sono - dice la direttrice dell'area prevenzione sanità regionale, Francesca Russo - la situazione è abbastanza sotto controllo. Per le scuole sentinella, a breve avremo una sintesi di quanto è stato fatto, avremo la possibilità di capire se il problema è significativo o meno, è il nostro obiettivo. Non abbiamo segnali di preoccupazione, ma c'è segnale di positività che andrà controllato. Come l'anno scorso speriamo che la stagione estiva riduca la circolazione del virus in maniera naturale e riduca i focolai».

IL CASO REPORT

La trasmissione Report di lunedì sera ha affrontato lo scontro tra Zaia e Crisanti sull'utilizzo dei tamponi rapidi e ha accusato la Regione Veneto di aver "nascosto" lo studio di Crisanti che dimostrava che l'aumento della mortalità in Veneto nella seconda ondata del virus era legato all'utilizzo dei test rapidi.

«Report? Non l'ho ancora visto - dice il presidente del veneto, Luca Zaia, sull'inchiesta della trasmissione legata a dubbi sull'uso dei tamponi rapidi e l'alto tasso di mortalità Covid nella seconda ondata in Veneto - Penso che ci siano responsabilità personali, sono tutte attività che non mi competono, quindi è giusto sentire gli interlocutori. Io non vedo male il lavoro di Report, mi sento colpito, ma questo dimostra che questa amministrazione è trasparente. Quella di Report è una teoria, qualcuno ne ha un'altra, ci confronteremo». Riguardo al fuorionda del direttore regionale Luciano Flor, all'epoca direttore dell'azienda sanitaria di Treviso, su uno studio del prof. Andrea Crisanti sui tamponi rapidi, che sarebbe stato 'nascosto', Zaia, ha aggiunto che «Flor lo incontrerà l'assessore alla sanità Manuela Lanzarin, io devo fare altro». Zaia ha anche detto «non sono a conoscenza di questo studio di Crisanti». Nel fuorionda Flor diceva di non far uscire lo studio per timore di querele da parte di una casa farmaceutica.

LO STUDIO DI CRISANTI

La dottoressa Antonia Ricci spiega lo studio del professor Crisanti al centro del contendere. «Su 1.400 tamponi eseguiti era risultato che in 8 casi c'era il test antigenitco negativo e il molecolare positivo. La presenza di una proteina N avrebbe impedito al test antigenitco di coglierne la positività. Sulla base di questi risultati lo studio sosteneva che questa variante era la causa dell'aumento della mortalità in Veneto - conclude Ricci - per noi i risultati raggiunti non consentivano di giungere a quella conclusione».

«Lo studio del professor Crisanti non è mai arrivato in Regione Veneto - dice il direttore del Dipartimento prevenzione della Regione Francesca Russo, studio secondo il quale i test rapidi utilizzati dalla Regione Veneto non sarebbero affidabili come i tamponi molecolari - il Piano di sanità pubblica che prevede appunto l'utilizzo di test rapidi è stato approvato dal Cts (Comitato tecnico scientifico), che aveva chiesto un approfondimento al riguardo, approfondimento che è stato appunto fatto con i colleghi dello stesso Comitato. Uno studio scientifico, che non ha nulla di ufficiale, non può modificare le strategie della Regione».

 

Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 12:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA