Lilian Thuram presenta a Venezia il libro "Il pensiero bianco": «Il razzismo? C'è ancora ed è violento. Nasce dal suprematismo occidentale»

Sabato 1 Aprile 2023 di Gianpaolo Bonzio
Lilian Thuram a Venezia per presentare il libro "Il pensiero bianco": «Il razzismo? C'è ancora ed è violento. Nasce dal suprematismo occidentale»

VENEZIA - «Il razzismo colpisce ogni giorno, è una questione che fa parte di una determinata ideologia». Lilian Thuram, classe 1972 campione del mondo con la nazionale di calcio francese nel 1998, questo pomeriggio alle 15.30 sarà all'auditorium di Santa Margherita per presentare il suo libro "Il pensiero bianco, non si nasce bianchi, lo si diventa" all'interno della rassegna "Incroci di civiltà".

Con lui, ad affrontare una tematica sempre molto delicata, ci sarà anche l'ex direttore di Repubblica Ezio Mauro. Il libro, come spiega l'ex calciatore di Juve e Parma, viaggia sul filo della storia (partendo così dalle conquiste coloniali, la schiavitù, la continua razzia di materie prime e dell'arte africana) per poi passare ai meccanismi che secondo Thuram, ne determinano il funzionamento e il modo in cui dilaga e divide ancora oggi. Thuram per sviluppare questi temi e per combattere la battaglia ha dato vita alla fondazione "Education contre le racisme" che lotta quotidianamente su pregiudizi e distorsioni.

Thuram, come è stato accolto in questi mesi il suo libro?
«Direi molto positivamente, è stato tradotto in diverse lingue anche perchè punta a dare risposte a parecchi interrogativi importanti. Nel testo voglio approfondire soprattutto gli aspetti storici. Il razzismo, secondo me, fa parte di una determinata ideologia e il mio libro aiuta a capire da dove nasce».


Lei spesso parla di un sistema economico che ne trae giovamento.
«Sì, il razzismo è la cristallizzazione di una gerarchia, di un sistema economico di dominazione e di sfruttamento che dura da troppo tempo. È un fenomeno mondiale che non ha un confine, ricordiamoci che anni fa in Sudafrica c'era un sistema come l'apartheid che è durato molto a lungo. Capire i meccanismi intellettuali invisibili che sostengono questo schema, e rimetterli in discussione, ci farà prendere coscienza che il nostro modo di definirci (sono un uomo, sono una donna, sono nero, sono bianco, sono meticcio, sono cattolico, sono musulmano, sono ebreo, sono ateo) è frutto di un pregiudizio storico e culturale».


Che impatto può avere il pregiudizio?
«I neri riflettono fin da piccoli sulla loro condizione quando sono oggetti di insulti e di cose negative. Poi con il tempo si capisce che tutto nasce da un aspetto politico il mondo moderno si basa su questi concetti di razzismo che nascono dai bianchi e dal suprematismo. La stessa vicenda di Colombo è esemplare e lo spiego spesso anche negli incontri. Si parla di scoperta dell'America mentre in realtà quando lui approdò da quelle parti ad incontrarlo c'erano diverse popolazioni».

Nel mondo del calcio è cambiato qualcosa rispetto agli anni del suo arrivo in Italia?
«Ricordo molto bene il 1996, quando arrivai a Parma. Anche in Italia mi scontrai subito con il razzismo e devo dire che in tutti questi anni le cose non sono affatto cambiate».

In che senso?
«Nel senso che ancora adesso negli stadi si sentono cori razzisti e questo conferma che viviamo ancora in un mondo violento. Non è cambiato molto perchè è la stessa società ad accettare questi schemi violenti in uno sport, il calcio appunto, che è la disciplina principale. Ma il razzismo, ovviamente, c'è anche fuori dagli impianti sportivi e non dobbiamo mai nasconderlo».

Ci possono essere soluzioni?
«Beh, scrivere libri, parlarne e partecipare ad eventi di questo tipo, come "Incroci di civiltà" è sicuramente positivo. Ma l'effetto della violenza è molto più profondo di quanto si possa pensare. Faccio un esempio. Se in uno stadio un giocatore viene insultato questa notizia viene ripresa dalle televisioni che, magari, sono viste da bambini e bambine che ne rimangono colpiti. Una cosa davvero negativa».

Ultimo aggiornamento: 2 Aprile, 10:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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