Libreria antiquaria "sfrattata" dai cinesi: «Venezia è sotto il ricatto dei soldi»

Martedì 19 Ottobre 2021 di Costanza Francesconi
Luca Zentilini e Mattia Gesiot, di Linea d'Acqua
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VENEZIA - Venezia “on sale”. Svenduta al miglior offerente, la città è “sotto scacco” di proposte cinesi. Non cedere alle lusinghe spetterebbe ai locatori ma non per tutti è così e oggi l’allarme scatta all’istante. Da una parte, l’epocale cambiamento in corso, con un fermento di preziose aperture commerciali senza precedenti in centro storico. Dall’altra, un esempio di segno opposto che pesa come un macigno.

È il caso del fondo ex Tim, di proprietà milanese d’adozione veneziana, in calle de la Cortesia, a metà strada tra campo Manin e calle della Mandola, sestiere San Marco. Dopo mesi di trattativa con Luca Zentilini, fondatore della libreria antiquaria Linea d’Acqua e amministratore delegato dell’omonimo gruppo, “nonostante si fosse arrivati a un’intesa che non chiedeva certo sconti, il proprietario ha annunciato trionfalmente l’arrivo di un cinese, con un’offerta fuori mercato - racconta -. Sono vent’anni che lotto per salvare la calle, facendo mutui per strappare a bengalesi e cinesi le botteghe che chi, pur della zona, gli voglia concedere. E il punto non è assolutamente la provenienza degli inquilini ma il totale disinteresse di chi li accoglie rispetto a cosa venderanno. La lezione della pandemia, con i locali sfitti, le calli deserte e le attività cessate, pare davvero aver portato a una inversione di rotta straordinaria – sottolinea Luca Zentilini - per cui ostinarsi per 500 euro in più oggi, e rendersi responsabili del degrado del tessuto urbano per dare il negozio ai così detti “mercanti di paccottiglia”, non è più tollerabile».

LA DELUSIONE
L’ancora di salvezza starebbe nell’avviare «un iter di specificità della calle – suggerisce - rendendola parte di un distretto commerciale “made in Venice”, coperto da vincoli e tutele». Un progetto di valorizzazione sostiene così l’appello accorato, condiviso dalla quasi totalità delle attività commerciali del circondario, tra cui quella di giovane Mattia Gesiot, co-fondatore e direttore di Feelin’ Venice, neonata vetrina del medesimo tratto di strada.
«Non abbiamo idea di come funzionassero in passato queste contrattazioni che giocano a ribasso sulla qualità delle merci esposte – spiegano Luca e Mattia -. Per il negozio in questione, il dialogo procede da marzo 2020, con una richiesta di 36mila euro solo per accedervi, e l’incontro già fissato per firmare il contratto a 3mila al mese, messo giovedì scorso alla ribalta senza remore e per una differenza di prezzo di 500 euro. Questa metà di calle in cui gestiamo 5 negozi e dove abbiamo aiutato i proprietari a trovare affittuari di qualità – aggiungono - è sotto ricatto. Cedere ancora a questi compromessi, specie per la fase storica di consapevolezza e generale miglioramento che stiamo attraversando, significa uccidere Venezia».

LA FINE DEL SALOTTO
L’epilogo della vicenda messa in luce rischia così di penalizzare l’immagine di tutte quelle realtà imprenditoriali dell’area, appena nate o pre esistenti, che curano finemente ogni dettaglio espositivo, trasformando le loro vetrine in quadri, gli interni in veri e propri salotti d’arredo urbano, e la città nel suo complesso in uno scrigno di tesori. Dal ponte de la Cortesia all’elegante boutique “Emy”, si può dire che quest’atmosfera accomuni la libreria antiquaria Linea d’Acqua e la bottega di lana e filati “Lellabella”, il laboratorio dell’orafo Sigfrido Cipolato e il negozio di numismatica e filateria, la farmacia italo inglese e il futuro punto informazioni per bambini “La Casa di Leo”. Ancora Feelin’ Venice e Lineadacqua lab, gli uffici della Lineadacqua edizioni, i quadri di Davide Battistin, un negozio di borse e uno di accessori femminili e bijoux in perle di vetro di Murano. «In tema di salvaguardia di Venezia, c’è piena concordanza di vedute sia con l’amministrazione che con i vigili urbani – aggiungono Luca Zentilini e Mattia Gesiot -. La proposta che avanzeremo perché episodi del genere non capitino più è di comprendere calle de la Mandola e della Cortesia quali zone commerciali a maggior tutela della città, assimilandole a quella Marciana e Realtina. Questa qualificazione – confidano - renderebbe impossibile lo svolgimento di attività commerciali contrarie al decoro cittadino e restringerà le categorie merceologiche ad ambiti ben definiti».

Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre, 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA