Superbonus 110 per cento: frodi anche a Jesolo per lavori mai eseguiti

Giovedì 27 Gennaio 2022 di Giuseppe Babbo
Un condominio in fase di ristrutturazione

JESOLO - Superbonus edilizia e consorzio Sgai, le indagini toccano anche Jesolo. Ci sono almeno due jesolani tra quelli che hanno sottoscritto un contratto per il superbonus 110% con Sgai, il consorzio per le imprese con sede a Napoli il cui presidente, il 48enne commercialista Roberto Galloro, lo scorso novembre è stato arrestato insieme ad altre 20 persone dalla Guardia di Finanza di Aosta per una presunta truffa nel settore dell’energia. Diciotto quelle sottoposte a perquisizione dalle Fiamme Gialle di Napoli, che hanno sequestrato complessivamente quasi 110 milioni di euro accumulati in 13 mesi, a partire dal dicembre 2020, grazie ai crediti d’imposta che sarebbero poi stati ceduti a terzi.

INDAGINE DELLA FINANZA
L’indagine a livello nazionale che sta interessando tutta l’Italia. Per questo i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli, coordinati dalla sezione reati economici della Procura partenopea, insieme con i colleghi in loco, hanno eseguito perquisizioni in Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto. A Jesolo Sgai sarebbe arrivato grazie ad una rete di abili agenti commerciali. Almeno due i cittadini coinvolti, che ora si sono rivolti all’avvocato Valentina Gasperini. Non è però escluso il coinvolgimento di altre persone.

AGENZIA DELLE ENTRATE
A dare impulso alle indagini è stata un’analisi di rischio sviluppata dall’Agenzia delle Entrate, precisamente dal settore Contrasto illeciti sulla spettanza del bonus in materia edilizia previsto dal Decreto Rilancio. Il Consorzio, per gli inquirenti che hanno chiesto e ottenuto la convalida del sequestro dal gip di Napoli Giovanna Ceppaluni, grazie a una rete di procacciatori si proponeva ai privati cittadini interessati ai lavori con il superbonus. Il contratto d’appalto però doveva assolutamente contemplare la cessione del credito d’imposta. Dopo la consegna della documentazione necessaria, però, i rapporti tra il Consorzio e il committente cessavano. Nel caso dei due jesolani, inizialmente pareva si trattasse di un mero inadempimento contrattuale giustificato dalla difficoltà di reperire i materiali.

LA TRAPPOLA
«Si tratta di contratti capestro – spiega l’avvocato Gasperini - che non prevedono alcuna tutela per il committente, anzi è stata inserita anche una clausola penale di 50mila euro in caso di risoluzione del contratto. Alla seconda diffida inviata di recente non è stata data alcuna risposta. Al momento non è chiaro se la cessione del credito sia già avvenuta, ma il sospetto è forte, altrimenti non si spiegherebbe, in quanto non ci sarebbe alcun guadagno per chi ha finito di effettuare i lavori. Sono già state predisposte le querele, che verranno depositate una volta analizzati i cassetti fiscali dei clienti per verificare l’apertura della pratica con la delega per la presentazione telematica all’Agenzia delle entrate. Il terrore dei clienti è di dover pagare le penali senza essere riusciti a ristrutturare casa, perdendo di fatto anche la possibilità di usufruire del Superbonus, vista la scadenza fissata per le bifamiliari al 30 giugno prossimo».

Ultimo aggiornamento: 16:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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