Il 27enne che ha causato l'incidente: «Andavo a 80 all'ora e pensavo di aver urtato lo specchietto»

Martedì 16 Luglio 2019 di Gianluca Amadori
Jesolo, incidente del 14 luglio 2019. L'investitore Marius Alin Marinica e la Golf con i segni dell'urto
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Sarà interrogato domani Marius Alin Marinica, il ventisettenne di nazionalità romena che, nella notte tra sabato e domenica, al volante della sua Volkswagen Golf, rientrando da un sorpasso, ha urtato la vettura con a bordo cinque ventiduenni di Musile, provocando la morte di quattro di loro. L'udienza di convalida del fermo del giovane elettricista, che si trova agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Musile, dove risieda con la compagna, si svolgerà di fronte al gip Venezia, Massimo Vicinanza, al quale spetterà il compito di applicare la misura cautelare in attesa del processo.
 

 

Marinica, difeso dall'avvocato Rodolfo Marigonda, è accusato di omicidio stradale plurimo e fuga, reati per i quali rischia una pena attorno ai dieci anni di reclusione. «Era meglio se morivo io», ha dichiarato il ventisettenne di  fronte ai carabinieri che sono andati a prelevarlo a casa, attorno alle 5 del mattino, dopo averlo individuato sulla base della targa fornita da una ragazza che, in auto con il fidanzato, ha avvisato le forze dell'ordine dopo aver visto la Golf impegnata in sorpassi azzardati.

«PENSAVO ALLO SPECCHIETTO»
I militari dell'Arma hanno innanzitutto analizzato la vettura, rilevando una strisciata a metà della fiancata destra: una traccia di vernice dello stesso colore di quella dell'auto degli sfortunati ventiduenni, Riccardo Laugeni, Eleonora Frasson, Leonardo Girardi e Giovanni Mattiuzzo. A quel punto Marinica non ha potuto fare altro che ammettere le proprie responsabilità: ha raccontato di aver sentito un urto, spiegando di aver pensato allo specchietto, e di non essersi accorto che la Ford Fiesta appena sorpassata fosse finita fuori strada. Stesso racconto fornito dall'amico che si trovava in auto assieme a lui, il quale ha riferito di essere stato impegnato con lo smartphone e di non avere visto nulla. Anche lui sostiene di aver sentito un rumore e di aver pensato allo specchietto, che però non si è rotto. Versione alla quale gli investigatori non sembrano dare particolare credito.

L'ALCOLTEST
Marinica è stato anche sottoposto agli esami per accertare il livello di alcool nel sangue che, attorno alle 7 del mattino, era di 0,5 grammi per litro, dunque sotto la soglia di punibilità, non solo penale (che è fissata in 0,8), ma anche amministrativa. Il ventisettenne ha dichiarato ai carabinieri che, dopo aver fatto rientro a casa, attorno alle 2 del mattino, ha bevuto assieme alla compagna: da qui il livello di alcol rinvenuto nel sangue. L'aggravante della guida in stato di ebbrezza non è stata quindi contestata, in mancanza di prova del fatto che si fosse messo al volante con un tasso di alcool proibito.

Ai carabinieri, che lo hanno ascoltato domenica, alla presenza del sostituto procuratore Giovanni Gasparini, il magistrato che coordina le indagini, l'indagato ha dichiarato che la vettura stava viaggiando a circa 80 chilometri all'ora, in una strada, via Pesarona, a Ca' Nani di Jesolo, lungo la quale il limite è di 70. La Procura ha già deciso di disporre una perizia dinamica per ricostruire con l'accaduto con la massima precisione possibile, cercando di definire la velocità dei due mezzi e la manovra che ha provocato l'uscita di strada della Fiesta, volata nel canale Pesarona: l'incarico sarà affidato domani dall'ingegner Mario Piacenti. La difesa dell'imputato e i legali dei familiari delle vittime potranno nominare esperti di propria fiducia. I genitori di Riccardo Laugeni hanno nominato l'avvocato Guido Simonetti.

LA PERIZIA DINAMICA
La Procura ha deciso di non disporre l'autopsia sul corpo dei quattro ragazzi, ritenendo superfluo sapere con certezza se siano deceduti a causa dei traumi conseguenti all'uscita di strada e al ribaltamento dell'auto, oppure ad annegamento. Ma non è escluso che qualche legale delle parti offese possa chiedere l'esame autoptico: ai fini del risarcimento del danno, infatti, potrebbe avere un peso la circostanza che vi fosse la possibilità di salvare i ragazzi dall'annegamento se Marinica si fosse fermato subito cercando di prestare soccorso tempestivamente. Così come hanno fatto, poco dopo, tre ragazzi albanesi che, a fronte di numerose persone sgomente e impietrite alla vista dell'auto caduta nel canale, non hanno esitato a gettarsi in acqua, aiutando ad uscire dall'abitacolo l'unica sopravvissuta, Giorgia Diral, fidanzata di Riccardo Laugeni.
Il racconto di Giorgia potrebbe essere determinante per la ricostruzione della dinamica del grave incidente.
Gianluca Amadori

Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 09:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA