«Mose, avanziamo 26 milioni di euro e nessuno ci paga». Le imprese impiantistiche battono i pugni. Il Cipess sbocca 538 milioni

Mercoledì 9 Giugno 2021
Il Mose in azione
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VENEZIA - Le imprese impiantistiche coinvolte nella realizzazione del Mose a Venezia non rinunceranno ai loro crediti, pari a 26 milioni di euro, esprimendo in una nota «contrarietà e rammarico» nei confronti della proposta ricevuta in questo senso da Comar, la società del Consorzio Venezia Nuova committente dell'opera. La proposta è stata ufficialmente prospettata in questi giorni dal Commissario Liquidatore di Comar e del Cvn, Massimo Miani, alle principali imprese impiantistiche coinvolte nei contratti. Comar, in qualità di Committente, aveva sottoscritto i contratti di appalto di fornitura delle opere meccaniche ed elettromeccaniche per le paratoie alle bocche di porto.

Le imprese creditrici sono Siram, in Ati con Pederzani Impianti, Sirti, Abb in Ati con Imprese Del Fiume e Comes, Del Bo, e Mati Sud. I lavori - sottolinea una nota delle aziende - «sono stati eseguiti, tra l'altro, in fase di piena pandemia, quando le stesse imprese sono state "sollecitate" con urgenti comunicazioni da Comar e dal Commissario Straordinario, architetto Spitz, a profondere ogni sforzo ulteriore, dal momento che il Mose rientra nelle opere pubbliche di portata nazionale, e non è possibile procedere ad un fermo dei lavori, ovvero a soluzioni alternative che di fatto ne rallenterebbero l'esecuzione».

«NESSUNO CI HA PAGATO»

«Durante l'anno 2020 e 2021 - prosegue la nota delle imprese creditrici - nonostante i contratti prevedano l'emissione di stati di avanzamento di lavori trimestrali, sono stati emessi da Comar per le imprese e da Cvn verso il Provveditorato stati di avanzamento dei lavori mensili e ciò, evidentemente, per creare un maggior flusso di cassa». Questi aggiornamenti, sottolineano, «hanno permesso a Cvn/Comar di incassare ingenti somme dal Provveditorato, ma queste somme non sono state mai corrisposte alle imprese come previsto contrattualmente... Cvn e Comar, consci della situazione, hanno spinto le imprese alla massima produzione senza poi onorare i pagamenti dovuti - sostengono - e portandole di fatto al rischio del tracollo finanziario e conseguentemente al fallimento». Dopo due lettere congiunte agli organi istituzionali, inviate il 14 e il 27 maggio scorsi, le aziende definiscono «incomprensibile che, dopo gli annunci - anche politici - che nell'ultimo periodo hanno confermato come i fondi per completare il Mose siano disponibili, non si voglia onorare i crediti delle imprese che stanno lavorando e che dovrebbero portare a termine l'opera. In questo modo non solo non sarà possibile terminare l'opera, ma sarà in discussione la credibilità e la coerenza delle istituzioni coinvolte nella sua realizzazione». 

ARRIVANO 538 MILIONI

Intanto ieri il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) ha sbloccato 538 milioni di euro per il Mose.  «E' un passo fondamentale che giunge a conclusione di un importante e dettagliato lavoro preparatorio», sottolinea in una nota il commissario straordinario all'opera, Elisabetta Spitz. Il provvedimento, prosegue Spitz «consentirà di procedere con la immediata sottoscrizione del Settimo atto aggiuntivo e di destinare le nuove risorse prioritariamente al completamento del Mose e alle opere di salvaguardia previste dal Piano Europa. Buone notizie per le imprese e per i lavoratori che potranno vedere, in tempi brevi, la ripresa dei cantieri e l'ultimazione di quel 5% di opere ancora necessarie per completare le opere alle bocche. Opere che ormai non pregiudicano la funzionalità in regime provvisorio delle barriere, ma che risultano fondamentali per consentire il collaudo finale di tutti i manufatti e gli impianti e l'avvio della gestione a regime del Mose», conclude.

Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA