Hotel bloccato da sei anni, «il Comune paghi 2 milioni di euro»

Martedì 22 Giugno 2021 di Elisio Trevisan
L'area ex Pes.Co

MESTRE - Quasi sei anni trascorsi ad aspettare il via libera a un nuovo albergo Ikea in centro a Tessera, mentre altri progetti minori ritenuti prioritari come quello di Tessera, nello stesso periodo e all’interno dello stesso Piano del Sindaco, sono stati sbloccati e avviati da un pezzo. Così, stanchi di sollecitare l’Amministrazione Brugnaro, anche perché il compratore minaccia di andarsene ad investire altrove, hanno chiesto i danni al Comune. Quasi 2 milioni e mezzo di euro ai quali, però, bisogna anche aggiungere il milione di euro di mancati incassi da parte di Ca’ Farsetti per il beneficio pubblico previsto nell’accordo pubblico-privato. 


TRE MILIONI E MEZZO
In un sol colpo, insomma, il bilancio rischia di dover rinunciare a 3 milioni e mezzo di euro, mentre dagli altri progetti privati partiti assieme a quello di Tessera in totale ha ricavato, fino ad oggi, poco più di 300 mila euro.
Perché, nonostante i pareri favorevoli degli uffici tecnici e della Giunta l’operazione è ancora bloccata? È un mistero. Ad un certo punto dai corridoi di Ca’ Farsetti era girata pure la voce che fosse l’Ava, l’Associazione veneziana albergatori, ad essersi messa di traverso non volendo nuovi hotel in città. Allora la Società Vastint Hospitality Italy Srl, che già nel 2015 aveva firmato il preliminare d’acquisto con i Benetazzo proprietari dell’area di Tessera che attualmente ospita l’ex Pes.Co. e parcheggi, si è iscritta all’Ava e, da nuova socia, ha chiesto lumi. «L’Ava ha risposto che a Tessera non ci vorrebbe un solo nuovo hotel, ma un polo alberghiero in grado di riqualificare e rivitalizzare il paese bloccato da decenni nel suo essere confinante con l’aeroporto intercontinentale e, allo stesso tempo, del tutto escluso dal suo sviluppo» racconta Guerrino Benetazzo. Nemmeno dal ricorso che l’avvocato Massimo Carlin ha presentato al Tar si comprendono le cause del comportamento del Comune, in compenso sono riportati la proposta di variante urbanistica del 2015, le richieste di integrazione da parte del Comune, le integrazioni fornite dai privati, i solleciti dei Benetazzo e della stessa Vastint Hospitality Italy e le risposte sempre in ampio ritardo dell’Amministrazione o non pervenute del sindaco; e in particolare è riportata la data del primo aprile 2020 quando il direttore della Direzione Sviluppo del Territorio, Danilo Gerotto, ha attestato “confermo che l’istruttoria si è conclusa favorevolmente”, aggiungendo di non essere in grado di fissare le date di approvazione definitiva vista la situazione dovuta all’epidemia, e che il Comune comunque stava aspettando la data delle elezioni comunali e che sarebbe stato opportuno attenderne l’esito. Da quel primo aprile è trascorso oltre un anno e dalle elezioni, che hanno visto Brugnaro riconfermato sindaco, è passato quasi un anno. E, oltretutto, i Benetazzo, che contavano di sistemare alcune posizioni debitorie grazie ai soldi che avrebbero ricavato dalla compravendita, sono stati invece costretti a protrarre l’esposizione con aumento di interessi e spese ed a subire procedure esecutive costose.


«COMPORTAMENTO ILLEGITTIMO»
In definitiva ai giudici del Tar i Benetazzo chiedono due cose: che sia riconosciuta l’illiceità e l’illegittimità del comportamento omissivo del Comune e che quindi gli venga ordinato di portare a compimento il procedimento di Variante urbanistica al piano Interventi entro 30 giorni dalla sentenza; in secondo luogo, appunto, il riconoscimento di quasi 2 milioni e mezzo di danni.
 

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