L'Harry's Bar riapre: «Con un metro di distanza riusciamo ad organizzarci»

Martedì 26 Maggio 2020 di Nicola Munaro
Arrigo Cipriani
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VENEZIA - «Ho spinto la pensione un po' più in là». Scherza Arrigo Cipriani, mentre annuncia che da settimana prossima «ma forse anche da questo fine settimana». L'Harry's Bar di calle Vallaresso, a Venezia, riaprirà le sue storiche porte. Quelle che hanno visto passare di tutto in 89 anni di storia, diventando icona nel mondo e associando i tavoli affacciati sul Canal Grande a nomi come Ernest Hemingway o Fabrizio De André, che li citò in una canzone. Porte che prima del coronavirus non erano mai state chiuse «a parte un piccolo periodo di tempo durante la seconda guerra mondiale quando il locale - racconta Arrigo Cipriani - era stato requisito dalle truppe repubblichine».
LA DISTANZA
E sì che solo il 12 maggio scorso quella pensione Cipriani la vedeva più che vicina: «Non riapro a Venezia, è impossibile» diceva, criticando le norme che imponevano quattro metri quadrati a testa per cliente. «Ci sarebbero state dieci persone - ammette adesso - La ragione era l'impossibilità di adattare l'Harry's alle prescrizioni. Con la distanza di un metro tra cliente e cliente invece adesso riusciamo a organizzarci e quindi riapriamo». Si parte con l'Harry's dolci, al via domenica. Poi lunedì sarà la volta del bar che ha legato il suo nome alla città. Sempre aperto anche durante l'ultima acqua granda del 12 novembre. Nel mentre, pian piano riapriranno anche gli altri locali Harry's nel mondo: al momento hanno la serranda alzata solo il locale di Hong Kong, mentre non hanno mai chiuso uno dei ristoranti di Los Angeles e uno a New York. Il resto, nella Grande Mela, è inaccessibili. In programma anche le riaperture dei ristoranti a Miami e Dubai.
Ma l'Harry's è Venezia e la sua ripartenza non può che segnare un punto in più per la città. «Venezia si merita un turismo di qualità, persone capaci di entrare in sinergia con lei e la sua storia. Con il suo artigianato. Può avere un vantaggio in tutto questo - continua Cipriani - Vedo che si sta pensando di dare i bed and breakfast agli studenti fuorisede: bene così. Se gli studenti non veneziani conoscono la vera realtà, non vanno più via facendola ripartire. Si sa, Venezia non è una città, ma una sensazione».
Nicola Munaro
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Ultimo aggiornamento: 10:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA