Dal Giappone a Venezia per amore dei "cicheti" e i camerieri sono studenti

Sabato 29 Gennaio 2022 di Costanza Francesconi
VENEZIA Da sinistra il socio cuoco Norihiko, il dipendente Elia, il socio Takahiro

VENEZIA - Dal Giappone a Venezia, comincia a due passi dalla basilica dei Frari l’avventura del nuovo “Bacaro e osteria koenji”. Un angolo inatteso dove la cucina genuina giapponese incontra, nel sestiere di San Polo, i piatti della tradizione veneziana e italiana, e dove parte dello staff saranno studenti di Ca’ Foscari laureati in lingua giapponese. La scommessa è di Takahiro e del cuoco Norihiko, affascinati al punto, dalla città sull’acqua, da contare già due locali in stile tipicamente veneziano nella capitale nipponica. Adesso però è l’ora di inaugurare in laguna, alle radici della loro ispirazione. Ed è proprio al 2950 di calle Larga Prima che martedì 8 febbraio aprirà i battenti il loro ristorante, da ormai tre anni in gestazione. «La prima volta in vacanza a Venezia risale a tredici anni fa – ricorda Takahiro – Insieme alla bellezza della città mi ha impressionato fin da subito il modo di fare della sua gente, la convivialità in calle e l’atmosfera unica che si incontra nei suoi bacari. Da quel momento è nata l’idea di esportare la cucina italiana e l’usanza veneziana di viverla, a Tokyo. Con lo chef Norihiko abbiamo quindi aperto “El portego” e “Il doge”, entrambi situati nel quartiere Koenji-minami, Suginami city, che ha dato poi il nome a questo nuovo bacaro-osteria». Com’è consuetudine a Venezia, campeggiano anche sulle lavagne al muro dei due ristoranti già avviati i nomi dei vini in mescita elencati giornalmente, oltre all’insegna della cicchetteria. Intanto tre anni fa sono iniziate a distanza le trattative per affittare il fondo in apertura imminente. Ristrutturato nelle sue forme e colori con quella stessa armonia interculturale proposta nel menù, presenterà tra gli altri baccalà mantecato e sarde in saor alla giapponese.

«La pandemia e l’attesa interminabile per ottenere il visto di lavoro ci hanno rallentati – prosegue Takahiro - Nel frattempo però abbiamo creato una rete di fornitori locali sì da ottenere le materie prime a chilometro zero, e lo stesso è valso per la scelta dei vini, tutti provenienti da cantine visitate di persona». Il sakè, invece, arriva da casa. Un brindisi tra due mondi tanto distanti geograficamente quanto legati dalla cultura enogastronomica coinvolgerà inoltre gli studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Comprendere appieno e trasmettere la storia e la preparazione delle pietanze e bevande offerte sarà infatti la chiave e la ricchezza per la riuscita di questa avventura. L’ambiente è coinvolgente e in ogni dettaglio racconta l’incontro complice tra l’universo giapponese e quello veneziano. In un’unica sala dalle pareti dipinte di blu, trovano posto due ambienti comunicanti eppure capaci di dare vita a situazioni differenti. Quattordici coperti sono raccolti nell’area dedicata alla ristorazione, subito a destra dopo la porta d’ingresso. Apparecchiati su dei tavolini in legno e metallo scuro, i posti a sedere invitano ad accomodarsi per un pranzo o cena intimi, senza escludere dallo sguardo la vivacità del bancone. Raccolto in una sofisticata struttura di legno, è la postazione per un’ombra e un cicchetto al volo, come in ogni bacaro che si rispetti. Appesi con cura, tessuti, stampe e fotografie giapponesi, ancora scatti di un’artista veneziana e altrettanto artigianali carte marmorizzate, fino a scenografiche ed eleganti decorazioni floreali. 
 

Ultimo aggiornamento: 16:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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